Tutta la Forex

Tutta la Forex si sta preparando per l’arrivo di Ettore Cartelli, politico di spicco della Lega Nord bresciana, assessore al lavoro, alla formazione professionale, alla cooperazione ed alla sicurezza sociale della attuale giunta di centro destra, così come della precedente di centro sinistra, scelto da entrambi gli schieramenti senza bisogno da parte sua di conversioni o apostasie. I due sistemi partitici non sono infatti disgiunti, ma hanno una importante area comune, rappresentata dagli ex democristiani, ancora e per sempre in circolazione. Ettore Castelli è uno di questi.
Comunque un miracolo l’ex rampollo della DC è riuscito a farlo: il suo imminente arrivo ha mobilitato tutti i dipendenti della Forex che adesso si ritrovano insieme per la prima volta dopo quasi un mese, nel cortile dell’azienda. Un miracolo tipico della DC, sempre capace di appianare tutti i contrasti, di accontentare tutte le istanze. C’è persino Martini, la “civetta” che aveva fatto la soffiata al Giornale di Brescia, subito dopo l’incidente di Maicol. Tenutosi sempre aggiornato sulla situazione, si è presentato stamattina, convinto che Alcide non avrebbe potuto fargli del male. E così è stato. Si è sentito solo ripetere alle spalle in un paio di occasioni il verso della civetta, Cucubiu! Cucubiu!, probabilmente da Antonini.
Trentasette dipendenti, quattro lavoratori in nero, due titolari, tre sindacalisti, l’ingegner Samuel Costamagna, consulente esterno dell’ufficio tecnico e marito di Lea Marconi dell’ufficio acquisti, Loredana Lollo, inviata del Giornale di Brescia ed un cameraman: quarantotto persone radunate in un cortile, vestite elegantemente, per certi versi persino allegre, in attesa dell’arrivo della celebrità.
“Chissà cosa viene a dirci…”, domanda ogni tanto qualcuno rivolgendosi al vicino. La visita, infatti, benché ampiamente annunciata, non è stata minimamente spiegata. Nessuno sa quindi quale sia lo scopo.
“Io sono convinto che darà ragione a noi…”
Anche questa è una frase che hanno detto tutti, ma di volta in volta questo noi rappresentava un’opinione e una posizione diversa. E guardandosi attorno, risulta evidente come già solo gli uffici e l’officina sono due mondi separati tra loro, ben poco comunicanti. Dell’officina, nel gazebo, a parte Musumeci e i due fratelli Capotondi in un paio di occasioni, non si è visto nessuno. Non si è mai fatto vivo il responsabile di produzione Palmiro Testa, ma nemmeno il suo capo officina, Tazio Scotti, detto da tutti il Braccio per essere la diretta emissione delle decisioni di Palmiro. Mai visto in giro nessuno del reparto Taglio e Piegatura, nessuno dell’Assemblaggio. Come se per tutti questi operai fosse normale lavorare la metà del tempo per l’ottanta per cento dello stipendio.
“Palmiro, cosa ne dici di passare dal gazebo uno di questi giorni? Così magari ascolti anche le nostre ragioni oltre a quelle del ministro…”, gli dice la Giusy, avvicinandolo
“Me le immagino le vostre ragioni! A parole dite di voler tenere aperto, ma in pratica a tenere aperto siamo noi dell’officina. Fosse per voi…”
L’officina infatti non ha mai smesso del tutto di lavorare. A ranghi ridotti, a ritmi rallentati, completando solo le commesse già acquisite, dedicandosi alla manutenzione delle macchine, nei capannoni hanno sempre avuto qualcosa da fare.
“Se a te sta bene lavorare gratis, fa pure…”, dice la Giusy, nervosa.
“Noi dobbiamo smettere di produrre…”, si intromette nel discorso Mantovani. “Perché qualunque cosa esce di qua, potrebbe essere messo sotto sequestro dalla magistratura… Sono settimane che lo ripeto…”
Il cerchio della discussione si sta velocemente allargando.
“Mantovani, ma come facciamo a credere a te… che cosa hai fatto in questi anni per l’azienda?”, interviene Tazio Scotti, il capofficina, agitando il braccio, le dita chiuse a papavero in segno di scetticismo. “Alcide! Noi vogliamo sentire da te quello che dobbiamo fare…!”
“Io soldi non ne ho…” commenta Alcide, dopo qualche secondo di imbarazzante silenzio, forse seguendo un suo particolare ragionamento.
“Certo che se cominci così…”, è il commento immediato della Giusy che scuote il capo e si guarda intorno alla ricerca del consenso.
“Se non interessa a te la salvezza di quest’azienda…”, gli fa eco subito Lea Marconi dell’ufficio acquisti.
“La verità è che i padroni dell’azienda siamo noi!”, urla allora Musumeci nella speranza di coinvolgere qualcuno dei suoi colleghi dell’officina. Alcide lo manda platealmente affanculo, mentre Lazzari fa cenno con le braccia di abbassare i toni. Musumeci non distingue le diverse voci dei favorevoli e dei contrari, alle sue spalle, ma quel brusio indistinto un po’ lo incoraggia e un po’ lo fa incazzare.
“Spetta a noi decidere il da farsi!”, continua Musumeci. “Se Alcide non ne ha più voglia, la rileviamo noi la Forex! Ce le abbiamo le forze e ci abbiamo anche i soldi!”
Di questo ha discusso incessantemente con i sindacalisti negli ultimi tre giorni, lui, Lazzari e Ricolfi. Ma soltanto lui ne è davvero convinto.
“Ma il fatto che a lavorare qui si rischia di morire di cancro non interessa proprio a nessuno?”, quasi scoppia in lacrime Martini dalla rabbia.
Cucubiu!”, arriva da un angolo, ma nessuno fortunatamente si mette a ridere.
“Possibile che se ne faccia sempre una questione di soldi?”, continua Martini. “Giusy, Lea, avete dei figli diobbuono! Anche tu, Alcide…, come fate a non pensarci?”
“Martini, non facciamo la sceneggiata napoletana, per favore!”, lo interrompe l’Ingegner Costamagna, con il suo solito accento milanese. “Quelle statistiche a cui fai sempre riferimento, sono tutte da verificare, lo sappiamo bene…”, prosegue sprezzante, sicuro che la sua laurea tecnica gli permetta di parlare di numeri da una posizione di privilegio rispetto a chiunque altro.
“Ma non è sufficiente smettere di usare quella merda…”, urla allora Testa indicando l’ex magazzino termaflon recante ancora i segni dell’incendio. “Perché semplicemente non cambiamo fornitori…? Tutto il resto andava bene, no?”
“Allora vedi che non hai capito un cazzo?!”, sbotta da ultimo Alcide, uscendo dallo stato di afasia che sembrava rallentargli persino i movimenti. “Qui non lo sa nessuno come stanno le cose… è inutile che state a discutere se non sapete niente…”
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