Chennai – Delhi, 20.01.2015

Delhi-AirportIl nostro volo arriva a Delhi con un’ora di ritardo. Gli schermi danno il gate per Malpensa già chiuso e noi cominciamo a correre. Trattandosi di un volo internazionale, dobbiamo passare dalla dogana, poi rifare i controlli attraverso i metal detector. Qui la coda è interminabile e per un incomprensione con i funzionari io e Franci veniamo separati. Lei seguirà una trafila diversa dalla mia. Di male in peggio. Ogni tanto un addetto arriva trafelato e chiama ad alta voce i passeggeri di questo o quel volo per farli uscire dalla coda e portarli direttamente al gate. A me non viene riservato questo trattamento di favore e non so se è perché il mio volo è già partito o se è perché in fondo c’è ancora tempo. Passo i metal detector, ritrovo Franci che si sta rimettendo le scarpe. Corriamo per lunghi corridoi deserti ed alla fine saliamo su un aereo vuoto a metà, convinti che il personale di volo stesse aspettando solo noi per dare il via alle manovre necessarie al decollo. Rimaniamo fermi ancora un’ora, in attesa di altri passeggeri che arrivano alla spicciolata, ciascuno da un punto diverso di quell’immenso subcontinente che è l’India. Franci ha già preso le sue pastiglie e sprofonda in un sonno artificiale. Io scrivo gli ultimi appunti appoggiato al tavolino del sedile, scambiando qualche battuta di tanto in tanto con il passeggero di fianco, un italiano la cui azienda ha degli stabilimenti vicino a Delhi.

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