“Dobbiamo parlare…”

“Dobbiamo parlare…”, dice Mantovani attirando Alcide nel suo ufficio, una via di mezzo fra uno sgabuzzino molto ordinato ed un ufficio postale in agosto ai tempi delle cartoline.
“Certo che dobbiamo parlare, Mantovani. Cosa cazzo ci fanno quei quattro là fuori? Perché gliel’hai permesso?”
“Io?! Io non ho dato alcun permesso… Cosa potevo farci? Sono fuori dalla nostra proprietà…”
“Nostra un cazzo! Questa è la mia azienda! Tu sei solo un socio di minoranza! Tu sei qui solo perché cinque anni fa mi servivano soldi, capito?! Qui decido tutto io, chiaro?!”
Alcide prende a calci uno scatolone fortunatamente vuoto. La punta della scarpa sfonda il cartone, provocando uno squarcio osceno che a Mantovani fa venire in mente un culo rotto. Il suo… leggi tutto

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Mantovani, il socio di minoranza

Mantovani, il socio di minoranza della Forex, ha più di cinquant’anni, è basso, magro, ma con la pancia, un’espressione da topo ed i capelli tinti di un nero assolutamente improbabile su quel volto. Unica concessione all’estetica è la Porsche costantemente parcheggiata nel cortile dell’azienda. Per spostarsi usa infatti più spesso il furgoncino: non lo mette a suo agio l’auto potente. L’ha comprata sotto la spinta del commercialista, ma poi si è accorto che i costi di esercizio superavano di gran lunga i limiti imposti dalla sua avarizia. L’anno venturo suo figlio compirà diciotto anni ed a quel punto il macchinone troverà la sua naturale destinazione…
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