Ante litteram

TEMPOIl tempo non cambia, muove ogni istante a 60 bpm.
Noi rallentiamo o acceleriamo, il nostro passo non cade mai sul battere, non sincronizza il levare, zoppica irregolare alle volte in anticipo, alle volte in ritardo.
La terra finché può assorbe il colpo; lo attutisce, altrimenti.
In qualche caso ci rimbalza, stanca e scontrosa.
Sommersi dalle macerie, schiocchiamo le dita cercando di adeguarci al ritmo, sordi e privi di tatto.
Con le mazze, con i tamburi partecipiamo a parate per dimostrare di saper danzare.
Aggiustiamo orologi dagli ingranaggi arrugginiti che organizzeranno competizioni con una deadline in fuga, che va avanti a suon di percosse.
Agonizzante, il traguardo ci osserva di là dal guado.

L’ambulanza arriva in venti minuti

L’ambulanza arriva in venti minuti e Maicol è ancora a terra privo di sensi. Un medico ed un infermiere, ma potrebbero anche essere due infermieri, scendono da dietro e per prima cosa sentono il polso ed il fiato al giovane. Poi si guardano intorno per capire la dinamica dell’incidente. Le facce che vedono non promettono niente di buono.
“Perché l’avete spostato?”, dice il più anziano dei due.
“Era incastrato nel muletto…”, bofonchia Alcide, a disagio. Poi però si gira a guardare gli altri con un’espressione di rimprovero. Sono stati loro a farla, quella cazzata.
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Alcide si fuma una sigaretta

Alcide si fuma una sigaretta al freddo, tenendo le braccia, grandi come condotti dell’acqua, incrociate sul petto, le mani sotto le ascelle. Se è arrivato alle sei del mattino per aprire i cancelli un motivo ci sarà. Adesso sono quasi le otto, ma del camion nemmeno l’ombra. Così nel frattempo gli operai sono già tutti arrivati. Telefonare è inutile: i rumeni sembrano non avere nessuna cognizione della loro posizione.
“Cinque minuti arrivo!”, dicono soltanto, poi passa mezzora oppure sono già al cancello che strombazzano.
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