Il bacio

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Dopo un anno che frequentavo quel pub, finalmente la cameriera mi rivolse la parola.
“Sono tre mesi che mi baci. Sputo sempre nel tuo panino prima di portartelo.”
Non sapevo come prendere la cosa.
Chiesi consiglio al proprietario del bar.
“Io la prenderei bene.”
Poi al giocatore di slot machine.
“Brutto segno, non ti rispetta.”
“Dipende se é uno sputo di saliva o di catarro”, disse il cliente abituale ed a quel punto interruppi l’indagine. Lei non aveva approfondito l’argomento e non so nemmeno se continuasse a regalarmi i suoi liquidi o meno. Resta il fatto che io l’amavo. Di lei mi piaceva tutto: viso, capelli, seno, sedere e gambe. Peccato che parlasse così poco.
Un giorno presi l’iniziativa, le pizzicai una chiappa. Mi guardò senz’erotismo né odio. Se avessi ordinato una birra, l’avrebbe segnata sul suo tacquino indifferente.
“Mi piaci”, dissi soltanto.
“Tu no”, rispose, ma non capii se intendesse dire “Tu non mi piaci” oppure “Tu non ti piaci.” Entrambe le interpretazioni mi sembravano ammissibili ed io davvero non mi trovavo particolarmente attraente.
Prima che potessi indagare mi cambiarono scuola e dovetti trasferirmi in un’altra città.
Non ho più mangiato panini così saporiti.

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