Sta di fatto che

Sta di fatto che il Carmine si sta riempiendo di bar, gallerie d’arte, negozi di libri usati e spazi per il teatro. Così adesso per i vicoli si possono incontrare famiglie indiane appena arrivate dall’Uttar Pradesh e artisti con i capelli arruffati, magrebini di seconda generazione e musicisti con le grosse custodie degli strumenti a tracolla. Le vie piuttosto strette, il traffico cittadino che sceglie altri percorsi, tutto invoglia i ragazzini a scendere per le strade a giocare. Ogni tanto passa una pattuglia della polizia, ma nessuno sembra farci caso, siamo in regime di tolleranza controllata. I mini market hanno insegne colorate, disegni del Taj Mahal e della giungla equatoriale oppure scritte in arabo, piramidi e moschee blu. I negozi hanno nomi come Gram Bangla, Friend Ship Shop, Turk el kebab, Mao You Hao.
Sulla facciata della chiesa di Santa Maria del Carmine, appese ad una finestra, ci sono delle farfalle di carta colorate, opera di Antonio De Martino, uno degli artisti della zona. Fissato ad un’altra finestra lì vicino c’è un ragno enorme, bianco. Nell’apertura ad arco di un palazzo, presumibilmente lo stesso autore del ragno ha installato due volti o almeno quanto sta attorno alla loro bocca atteggiata in un bacio.
C’è fermento, si sente che tutti sperano nel miracolo capitato a Soho, a Tribecca e poi ad Harlem. Gli immigrati, quando vedono un turista che fotografa queste opere buttano un’occhiata curiosa, sembrano guardare per la prima volta quello che invece è sempre sotto i loro occhi, poi fanno un’espressione tra l’ironico e il compiaciuto, quasi a dire: “beh, che c’è da fotografare” e “hai visto in che posto abito adesso?” La consapevolezza che qualcosa può accadere c’è e si sente.
Nel Carmine ha aperto anche la prima pescheria gestita da Indiani. Dopo anni di minimarket, qualcuno prova finalmente una strada nuova. Vengono dalla regione di Goa, un’area sul oceano indiano nella parte occidentale, sono marinai e pescatori di tradizione, in quella zona, per cui niente di strano se, oltre ai prodotti tipici di una pescheria italiana, hanno riservato un angolo alle specialità che si fanno arrivare dall’India: serpenti d’acqua dolce, enormi rane di colore rossastro da friggere in olio bollente, cernie gigantesche impossibili da trovare nei nostri fiumi.
Dall’ultima volta che l’ha vista, Kahled ha pensato spesso alla ragazza della pescheria. Forse per distrarsi dalle preoccupazioni per sua sorella, forse per trovare un’isola felice rispetto a casa, dove il tempo sembra essersi fermato, ha caricato quella ragazza di una serie di attributi positivi, quasi taumaturgici e ora vuole fare colpo su di lei a tutti i costi. Ma per farlo ha bisogno di qualcosa di potente, dirompente. Vorrebbe presentarsi a lei con una sorpresa, qualcosa tipo: “Ti ho trovato un lavoro! Vedrai…! Un posto dove ti trattano con rispetto! I titolari sono persone gentili!”
“No italiani, qui. Pigri, rubano, starnutiscono…”, questo è il primo commento del pescivendolo, un ometto basso e nervoso, con dei baffi leggermente all’insù ed una tunica lunga fino ai piedi aperta davanti.
“Ma potrebbe farvi comodo, qualcuno che parli l’italiano correttamente… Una ragazza di Brescia, che già lavora in una pescheria…”, prosegue Khaled, che si aspettava tutte quelle obiezioni tranne che starnutire fosse una prassi per gli italiani. Si è presentato in pescheria chiedendo se servisse qualcuno a dare una mano. I suoi genitori li conoscono, questi indiani, il loro minimarket Tenerè non è tanto distante e Kahled spera di poter sfruttare questa cosa a suo favore.
“Se già lavora, perché venire qui? Qui stipendio basso!”, insiste l’indiano di Goa.
“Anche dove lavora lei lo stipendio è basso…”
“Qui lavoro tante ore…”
“Fra turno e straordinario fa già dieci ore al giorno…”
“Qui niente venerdì, sabati e domeniche. Nessuno giorno del Signore…” Per la prima volta l’indiano si lascia andare ad un sorriso furbo. Khaled per un attimo si domanda quale sia la religione di quelle persone, poi decide che è il denaro il loro unico dio.
“Anche il supermercato tiene aperto tutti i giorni…”
“Quale vantaggio per lei?”
“Nessuno! Ma io potrei venire a trovarla…”
“Tu qui intorno rompere le scatole. Non ti voglio!”
“Non starei qui intorno… La aspetterei all’uscita…”
“Vai là ad aspettarla all’uscita, allora!”
“Roncadelle è lontano, devo prendere due autobus, mi costa un sacco di soldi… Non posso andarci tutti i giorni…”
“Tu vuoi vedere tutti i giorni ragazza che non hai nemmeno sposato?! Khaled, sei proprio diventato un italiano…”
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