Solo quando si è in un ospedale

Solo quando si è in un ospedale ci si rende conto di quante cose si possono rompere in un corpo umano. Quanti guasti, malfunzionamenti, anomalie. È incredibile anzi che tutto funzioni. Che il cuore pompi, che i polmoni respirino, che le ossa non si spacchino sotto il peso del busto, che i fasci di muscoli restino attaccati alle ossa. Ma non c’è solo la meccanica, c’è anche la chimica. Perché tutto fili liscio, le cellule devono riprodursi senza esagerare, le ghiandole devono secernere succhi e ormoni solo quando serve ed il cervello deve generare gli impulsi elettrici necessari. Scariche di elettroni da un ganglio all’altro che comandano il corpo e danno forma ai pensieri. I pensieri di Maicol, per esempio, si sono fatti da un po’ di tempo discontinui.
[Tosaerba. Spingo il tosaerba. Lo sguardo di mio padre. Attento!] [Io sto sotto lo sguardo attento spingendo. Al sole. Anni fa non lo sopportavo. Il sole. Lo sguardo. I consigli. I litigi. Ci mandavamo affanculo dopo pochi minuti.] [Spingo il tosaerba con sotto mio padre. Affanculo. Spingevo il tosaerba sotto lo sguardo di mio padre. Attento! Oggi non dieci anni fa. Spingo il tosaerba sotto lo sguardo attento di mio padre. Severo.] [Dieci anni fa l’avrei mandato affanculo. Stare con lui pur oggi. Stare con oggi pur lui. Affanculo. Lui oggi pur. Manca qualcosa. Oggi pur di stare con lui ecco! Ascolto i suoi consigli. Patetico. Il consiglio. Patetici i consigli. Ascolto i suoi patetici consigli.] [Malato. Vecchio padre malato. Aspettato. Nessuno se lo sarebbe aspettato. Lui malato io aspettato. Io me ne sono andato prima di lui malato vecchio lucido. Io sono opaco. Me ne sono andato opaco.]
La signora Pedrabissi è sempre lì, notte e giorno, ad ascoltare quel poco che suo figlio ha da dirle. Non le sembra vero di riuscire a sentire questi pensieri. Ultimamente, la voce del figlio sembrava affievolita, poi improvvisamente oggi tutto è chiaro. È chiaro che oggi Maicol ha voglia di ricominciare, di riallacciare certi discorsi, di fare i conti col passato e lei, la Signora Pedrabissi, è riuscita oggi per la prima volta a trascrivere una intera frase di senso compiuto. Si volta verso l’infermiera e raggiante legge quello che ha scritto.
“Spingo il tosaerba sotto lo sguardo attento di mio padre. Dieci anni fa l’avrei mandato affanculo, ma oggi, pur di passare qualche momento con lui, ascolto i suoi patetici consigli. Nessuno se lo sarebbe aspettato che io me ne andassi prima di lui…”
“Che è sta roba? Signora, è sicura di stare bene? Forse è meglio se torna a casa a riposarsi, non crede?”
No, non crede, anzi è sicura di ricordare il momento descritto da quelle parole, uno degli ultimi giorni in cui suo marito era a casa, in giardino, prima del definitivo ricovero in ospedale e si mette a piangere. Non avrebbe mai detto che Maicol fosse così attaccato a suo padre.
“Sta un pochino meglio papà, sai? Non gli ho detto di te e se chiede perché non passi gli racconto che sei molto impegnato con gli esami…” La signora Pedrabissi solo adesso si rende conto di mentire due volte al marito, sia sulle condizioni di salute del figlio, sia perché il figlio, l’università, non l’ha mai fatta. Prova una fitta, poi ricomincia a prendere appunti: quella è una giornata speciale e Maicol ha ancora molto da dire.
[Lexotan 20 gocce la sera. Mio padre prima di dormire. 20 gocce si versa meticolosamente. Brutta malattia la meticolosi. Prima appoggia il cucchiaio. Stesso punto sempre. In equilibrio sulla confezione. Seconda viene l’acqua. La lascia scorrere. Ne asseconda il verso nel misurino. Prima. Seconda. Poi versa l’acqua nel cucchiaio. Non tutta. A seconda dell’estro. Finalmente le gocce. 20. Prima. Seconda. Terza. Capovolge la boccetta e conta. Quarta. Quinta. Sesta. Sempre, ogni giorno della settimana. Ottava. Nona. Decima.]
La signora Pedrabissi ricorda bene questa procedura, ripetuta identica tutte le sere negli ultimi due anni.
[Gocce cadono lente. Cautelamente. Undicesima. Dodicesima. Sembrano lacrime. Sembrano i giorni che mancano alla tredicesima. Lo guardo. Sentirò la sua mancanza. Quattordicesima. Bisogno di sonniferi adesso. Quindicesima. Io non ho bisogno di sonniferi adesso per addormentarmi. Sedicesima. Basta un colpo secco alla testa. Diciassettesima. Un colpo buio un clack. Diciottesima. Buio e silenzio. Diciannovesima. Sonno senza sogni. Ventesima. Spazio nero senza tempo.]
È strano che Maicol abbia cominciato proprio da questi ricordi a raccontare, pensa la signora Pedrabissi mentre il suo entusiasmo per i pensieri del figlio cala precipitosamente. Sono ragionamenti strani, quelli di Maicol. Dovrebbe sforzarsi un po’ di più per cercare di svegliarsi, invece di pensare al padre malato. Ma che qualcuno lo ascolti o no, Maicol continua a rimuginare, non si ferma mai.
[Fa male. Mio padre da vedere fa male. Malfermo sulle gambe. Mal controllato l’intestino. Pancia gonfia. Malnutrito. Lo spirito assente. Malcontento. Male incarnato mal curato. Così lo ricorderò negli anni. Incancrenito. L’ultima immagine è quella che conta. Pancia. Gambe. Assenza negli occhi. L’ultima immagine è questa. Giovani non è peggio. Cosa? Tante cose. Quali? Morire ad es. Alle rock star fa bene. Immortalati nel momento migliore. Hendrix-Morrison-Mercury non sono mai invecchiati. Rossi-Jagger-Zucchero sì.]
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