Biglietti di sola andata

Lo skatepark era deserto quella sera. Solo Khaled era rimasto. Sembrava voler perdere tempo e senza sforzo faceva avanti e indietro fra due rampe contrapposte. Raggiungeva quella di destra, si dava un minimo colpo di anca che gli permetteva di salire un po’ e prendere velocità per tornare indietro fino a quella di sinistra. Di nuovo un colpo d’anca, ma senza il minimo sforzo. abbraccio5Avrebbe potuto andare avanti in eterno, all’occorrenza. Si sentiva solo il rumore delle ruote contro il cemento e quello più acuto dei cuscinetti. Improvvisamente dal nulla era spuntata la figura alta di un uomo con indosso un casco.
“Cosa ci fai qui, zio?”, disse Khaled, sorpreso. Avevano appuntamento, ma non lì. Khaled aveva sempre cercato di evitare che Carmine si facesse vedere da quelle parti. Quello era il suo territorio, non lo voleva tra i piedi a rovinargli la piazza. E poi c’era il rischio che qualcuno cominciasse ad insospettirsi.
“Sapevo di trovarti qui. Non se ne fa niente stasera. Il carico non è arrivato. Quindi puoi stare tranquillo.”
“Va bene. Quando arriverà il prossimo?”
“Non sono sicuro. Penso domani. Tu fa conto domani. Sei in difficoltà?”
“Potrei deludere qualche gnarello…”
“Se ne faranno una ragione… che ci fai qui da solo? Metti una tristezza… muoviti, dai ti offro da bere, per farmi perdonare…”
Khaled fu sorpreso da tanta cordialità. Di solito i due si incontravano senza salutarsi, scambiavano buste e soldi e si dividevano, sparendo nel più breve tempo possibile, carichi uno di neve e uno di contanti difficili da giustificare. Quella sera però Carmine era pulito e poteva permettersi un’eccezione alle sue ferree regole. Sapeva che Khaled doveva essere carico di soldi, ma se ne fotteva, tanto se li avessero fermati non erano certo cazzi suoi. Khaled, meno prudente, non ci pensò neppure al contante che portava addosso e accettò l’invito, persino lusingato. Carmine era solo qualche anno più grande di lui, ma nell’organizzazione del clan era già quasi un pesce grosso, mentre lui era solo l’ultimo anello della catena.
“Ci vediamo al Borgo Würer tra venti minuti, inteso?”
Carmine era in moto, ma non aveva alcuna intenzione di portarsi appresso qualcuno, per di più senza casco e con uno skate. Brescia non è Crotone, in due in moto senza casco, un bianco e un nero, il nero con la tavola da skate… come dire ai poliziotti vi prego fermatemi e fatemi un controllino.
Quando Khaled finalmente arrivò al Borgo Würer ci impiegò un po’ a trovare Carmine, in mezzo a tutta la gente che stava nelle strade e dentro i diversi locali, uno dopo l’altro in quella che era stata un tempo la fabbrica della birra e che oggi era l’ennesima ristrutturazione a fini commerciali di una ex area industriale. Alla fine, dopo un paio di minuti, insieme a Carmine, Khaled trovò pure due ragazze molto carine, la Molly e la Patty, abbastanza simili da poter essere sorelle, o cugine e un altro ragazzo Maicol Pedrabissi. Conosceva già Maicol, l’aveva visto in diverse occasioni in compagnia di Carmine, in giro per i locali in città. Stavano bevendo qualcosa che poteva essere un mojto molto scuro o un cuba libre chiarissimo, Khaled non ci capisce niente di cocktail.
Carmine si era già probabilmente dimenticato di aver invitato Khaled e quando lo vide per un attimo ebbe un moto di disappunto. I quattro sembravano già piuttosto affiatati, Maicol stava dicendo qualcosa come “perché non venite tutti da me? stasera ho la casa libera…” e l’arrivo di Khaled di certo avrebbe rotto l’incantesimo. Khaled salutando si accorse di sicuro del fastidio di Carmine, dell’espressione dura di Maicol, ma fece finta di nulla e si presentò al gruppo con un sorriso sfacciato.
“Ciao ragazze, io mi chiamo Khaled, piacere”
“Ciao, io sono Patty…”
“…e io Molly”
Patti molli, tette dure, gli venne da dire, immediatamente, sentiti i nomi delle due tipe, ma si trattenne.
Dopo un attimo di imbarazzo, Carmine improvvisamente si riprese e in meno di un secondo ordinò un gin lemon per Khaled e tornò alla carica con le ragazze.
“Ragazze, non potete rinunciare alla seratina! Cinque è il numero perfetto! Tutti da Maicol, bottiglia di gin, pippatina, strip poker e poi si vedrà…”, stava già dicendo Carmine, facendo finta di esagerare, imitando un accento che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere milanese.
“Sì certo, e poi?”, replicò Molly con una fortissima cadenza bresciana. “Non siamo mica ragazze di quel tipo, noi?”, continuò, ma la seconda frase sembrava più una domanda che un’esclamazione, come se stesse chiedendo conferma alla sua amica sulla loro presunta reputazione.
“E poi mia madre mi dice sempre di non giocare a carte con gli sconosciuti…”, si agganciò Patty, più maliziosa.
“Allora niente poker. Vi spogliate e basta!”, disse immediatamente Khaled, che in questo genere di discussioni si trova sempre molto a suo agio. Non riusciva a credere alle sue orecchie e si stava già sperleccando i baffi al pensiero che quella che sembrava essere una pessima serata si stava rivelando un successo. Letteralmente si stava passando proprio la lingua sul labbro superiore, continuamente. Forse però era l’effetto dell’alcol che cominciava ad entrare in circolo. Khaled non era affatto abituato a bere e al termine del bicchiere sarebbe stato probabilmente già completamente ubriaco.
“No, no, no. Tre maschi e due femmine. Non è prudente. Se trovate un’altra ragazza, forse…”, proseguì Molly, indecisa. “Meglio altre due…”, rincarò subito la dose, pentita di aver puntato così basso.
“Certo, una squadra di pallavolo! Se ne troviamo altre due poi andiamo con quelle!”, sbottò Maicol senza un minimo di tatto.
“Io resto con voi!”, buttò lì al volo Khaled. “Vengo anche da solo… Uno contro due va bene? Sono in netto svantaggio, non avete nulla da temere…”
“Guarda il pulcino come fa il galletto!”, disse allora Carmine, facendo finta di dargli uno scapaccione.
Fuori con gli amici, Carmine perdeva l’accento calabrese perché con le ragazze non aveva nessuna presa, ma si faceva comunque chiamare col suo nome di battaglia. Maicol non conosceva nemmeno il suo vero nome.
“Appunto. Non eravamo in tre all’inizio. Da dove salta fuori questo qui?”, disse Maicol, indicando ovviamente Khaled.
[Se le ragazze ne fanno una questione numerica, basta scaricare il nero, no?] pensò Maicol, ma non si espresse. Aveva come l’impressione che a Carmine non desse fastidio l’arrivo del ragazzo e più di ogni altra cosa non voleva dispiacere a Carmine.
“No, no, non litigate. Uno, due o tre… non cambia. Non se ne fa niente stasera. Ci vediamo belli!”, disse allora Patty, irritata dai modi di Maicol, annoiata in generale dalla pedanteria dei ragazzi che proprio non capiscono il gioco sottile della seduzione.
I tre restarono a guardarsi in cagnesco, ciascuno accusando implicitamente l’altro di aver fatto saltare il banco. Carmine però non voleva a nessun costo rinunciare al suo programma. C’era un giochino erotico che lo ossessiona da qualche tempo e sentiva che quella era la serata giusta per provarlo.
“Non vorrete fermarvi qui, vero? Maicol tu sei in macchina, giusto? Dai, un altro cocktail e poi partiamo.” (continua…)
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