“Si statu ancòra…”

Sì statu ancòra ‘ntru centru culturale islamico?”, chiede Carmine a Khaled come se niente fosse. Si sono incontrati allo skatepark, Khaled crede per caso, dopo un sacco di tempo che non si vedevano. Carmine invece era sicuro di trovarlo là, come sempre prima dell’ora di cena. Sono seduti su uno dei muretti a bordo pista. Ogni tanto qualche ragazzo frena nei dintorni e fa per fermarsi con loro, ma Carmine con un gesto fa capire ogni volta che non è il caso di rompere i coglioni.
“Io no…”, risponde Khaled, sorpreso per quella strana domanda.
“Come no? Non sei islamitico, tuni?”, lo incalza subito Carmine.
“Si dice musulmano…”
Cu minchia me ne futte di come si dice… Lo sei o non lo sei?”, dice Carmine mischiando almeno tre dialetti.
“No, cioè sì, ma non ci credo, porco zio! Non prego e soprattutto non vado al centro islamico… pota non ci sono mai stato…”
“Beh, iu avria da bisogno ca tu ci vai, recentemente…
“Perché?”
“Sto organizzando l’arrivo di un grosso carico di droga, a fine estate. Fazzu tutto da solu, Scutellaro non ne sa niente e nn ne deve sape’ nniente. Non rimane qui a Brescia molto, mi serve un posto sicuro in cui tenerla. Beh, chissu secondo me è l’ultimo posto in cui Pasquale andrebbe a cercare ’a rroba, se dovessero giungergli voci strane all’orecchi…”
Carmine si accende una sigaretta, tira una boccata e poi la passa a Khaled. Poi se ne accende un’altra per sé. Questo è il suo speciale rito di iniziazione della sua minuscola ‘ndrina di due persone.
“Ma io nn ci posso entrà in chiru posto… non voglio nemmeno mischiarmi a quei fanatici… perciò devi andarci tuni!”, continua poi Carmine, guardando dritto davanti a sé. Il sole sta tramontando e tutto il park è immerso nella luce perfetta di una calda sera di fine estate.
Khaled dice “io…?” con stupefacente fare interrogativo, ma ci mette eccessiva enfasi e ingenuamente dimostra quanto è contento di ricevere finalmente da Carmine un incarico importante. Non lo ammetterebbe mai, ma per la prima volta è orgoglioso di essere nero, africano e musulmano. In un secondo è svanito il ricordo del loro ultimo incontro, la notte di follia, i rimorsi ed i buoni propositi del giorno dopo, quali ad esempio lo stop allo spaccio, rispettato da Khaled solo saltuariamente.
Eh ccerto Khaledduzzo! Credi di non riuscire a mimetizzarti in mezzo a tutti quegli arabi? Dai retta a me… tu non desti sospetti…”
“Beh, ma bisogna essere accompagnati… ci vuole qualcuno che ti presenti al centro… sennò non entri!”
Khaled sta parlando a vanvera, non ha la minima idea di quello che serve per entrare in un centro culturale islamico, ma vuole rendere la cosa più difficile possibile, per fare bella figura.
“… e tu mi vuoi dire che non hai ncùnu che ti ccumpagna? Khaled, ‘un cuntare fernazze!”
“Certo, che c’entra… dicevo per spiegarti… Ci sarebbe quel rompipalle di mio padre…”, dice Khaled, pensando con fastidio alla faccia raggiante che farà il vecchio quando lui gli chiederà di accompagnarlo. Gli scoccia parecchio dovergli dare una soddisfazione del genere, dopo anni di categorici rifiuti ad unirsi alla comunità islamica.
Mègghiu si è rompicugghjuni, mègghiu, così non desterai nessun sospetto… devi andarci subito però, mi serve un sopralluogo prima possibbile, nn posso aspettare quando il carico è già arrivato… Devi descrivermi tutti i locali, tutti gli anfratti, devo capire bene dove possa restare nascosta la roba. Si tratterà di un borsone piuttosto grande, molto pesante. Magari meglio se ci vai più di una volta. La prima fai solo un giro, poi ci vai altre volte così, senza scopo e intanto capisci bene quali sono i posti migliori, poi, quando nessuno fa più caso a te, ti porti la macchina fotografica e scatti anche delle foto… Mi capisci? Serve un posto lontano dagli sguardi, dove non va nessuno. Deve essere sicuro al cento per cento che non lo trova nessuno… non solo Scutellaro! …nisciuno!”
Khaled è indeciso se farsi pagare questo lavoro o meno. Meglio, vorrebbe farsi pagare, ma non sa come, né quanto. Di per sé è un servizio da nulla, ma Carmine lucrerà centinaia di migliaia di euro, forse milioni, da quella valigia, se è davvero pesante come dice. Khaled vuole partecipare in qualche modo al banchetto.
“Poi mi darai una percentuale sul ricavato…”, insinua Khaled, senza troppe speranze.
Eh ccerto che ccredi…!”, acconsente fin troppo frettolosamente Carmine. “Te la vendo alla metà, tu la piazzi al solito prezzo e ci guadagni il doppio…”
A Khaled, quella resa immediata e quasi incondizionata suona strana. Subodora la fregatura, pensa che magari Carmine cambia idea all’ultimo momento, oppure rivende la neve tutta all’estero, in un sol colpo e a lui non resta nulla da smerciare in città. Non sa dove, ma alla fine trova il coraggio.
“Voglio un anticipo…!”, dice d’un fiato.
Carmine lo guarda spalancando gli occhi, si immagina la stessa scena fra lui e Scutellaro, a ruoli invertiti ovviamente, pensa a quello che gli farebbe il boss se fosse lui a porre una condizione del genere e pensa a quello che farà lui a Khaled, a lavoro finito. Al momento, però, ha troppo bisogno dell’aiuto dell’africano per poterlo riempire di botte come merita.
Che vvuoi…?”
È qui che Khaled capisce che è tutto vero, che il carico di droga è enorme e che lui può chiedere qualsiasi cosa perché Carmine ha un disperato bisogno di lui.
“Voglio la tua moto…”
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