“E chi ha detto che si chiude?”

“E chi ha detto che si chiude?”, dice Alcide niente affatto stupito, anzi con una soddisfatta aria di sfida.
“Lo dicono i miei compagni del sindacato di base…”, dice la Giusi indicando le altre tre persone all’interno del gazebo che, lasciato Alcide alla Giusi, continuano a distribuire volantini a chi entra. Solo che adesso, con il capo a due passi che potrebbe vedere, nessuno ha più il coraggio di prendere quello che gli viene porto.
“E loro cosa ne sanno, porco zio?”, sbotta Alcide, sempre più sporto al finestrino del SUV arrivato due settimane prima, dopo nove mesi di attesa.
“Loro parlano con quelli della camera di commercio, con quelli dell’INPS, dell’INAIL. Qualcuno evidentemente ha rivelato le vostre intenzioni”, continua la Giusi, imperterrita.
“Ma pensa te… quelli dell’INPS… ma se sono proprio loro che vogliono farmi chiudere. Diglielo ai tuoi amici del sindacato di base, che glielo dicano a quelli con cui parlano all’INPS di non sparare cazzate! Io chiudere, porca puttana! Sono loro!”
Ormai Alcide è praticamente tutto fuori dal finestrino, quasi seduto sulla portiera, un braccio teso in alto, il pugno chiuso agitato a vuoto, non riuscendo o non volendo raggiungere alcun punto della carrozzeria, per cautela, per evitare inevitabili danni.
Arriva un camion e si ferma ad un millimetro dal paraurti del SUV, strombazzando che quel ciccione in mezzo alle palle si tolga immediatamente di torno. Evidentemente non riconosce l’autorità del capo, l’autista, e d’altronde non deve: scaricato il mezzo potrà andarsene persino senza salutare. Alcide si convince immediatamente a rientrare nell’abitacolo, mettere il cambio automatico in drive e accelerare fino in fondo, facendo fischiare le ruote e sollevando un grano polverone.
L’aria nel gazebo si fa immediatamente irrespirabile. Sarà una lunga estate calda, pensa la Giusi, che comunque ringrazia il camionista con un sorriso.
“Alla fine ce l’hai fatta!”, dice Lazzari arrivando da dietro, e stringendo le spalle della donna in un forte abbraccio che contiene il suo spavento per quella voce inaspettata.
“Beh, è solo l’inizio…”, dice la Giusi voltandosi. “Sarà una battaglia lunga…”
“… e se anche l’azienda rimane aperta, non è detto per forza che noi si sia i vincitori…”, conclude la frase Lazzari, già perso in un pessimismo senza scopo e senza alternative.
“Intanto cerchiamo di essere convinti e di combattere, vero?! Camilla, ciao,! Passa subito di qui, capito?!”
La Giusi sposta l’attenzione da Lazzari che le ha fatto già perdere la pazienza per chiamare una delle sue colleghe dell’amministrazione, la sua preferita.
Camilla è giovane, carina, beneducata, timida. Sembrerebbe non avere nulla in comune con la focosa Giusi, eppure a lei sta simpatica, di quelle simpatie tutte pancia e pelle. Però la Giusi sa che non può pretendere troppo da Camilla.
“Ti fermi con noi a distribuire i volantini, stamattina?”, la provoca subito, si sa mai, una volta nella vita, essere colti in contropiede.
“Ma sei matta? Giusi, a me Alcide mi licenzia subito! Per me non ha mica il debole che ha per te…” dice mezzo ridendo, mezzo già preoccupata Camilla. E se davvero la Giusi volesse farle distribuire volantini? Protestare? Piantare grane… Fare casino… cose lontane dalla sua natura sempre insicura, sempre indecisa, sempre incerta.
“Scappo, dai, che sono già in ritardo. Poi oggi devo uscire presto…”
Come tutti i giorni, pensa la Giusi, sorridendo. Anche stavolta il figlio dell’uomo non è riuscito a sorprenderla. Ma la Giusi non demorde, verrà un giorno in cui proprio chi meno lei si aspetta farà qualcosa di nuovo e di importante e di giusto e di gratuito per gli altri. Questa almeno è l’idea che la Giusi ha di socialismo, parola che ultimamente non si può più nemmeno pronunciare visti gli epigoni degli ultimi quarant’anni e che la Giusi ha sostituito con la perifrasi essere di sinistra che non è esattamente la stessa cosa.
“E brava la Giusi che ha trovato un nuovo sistema per non fare un cazzo!”, grida Antonini dal finestrino della sua Mercedes. “Ci mancavano solo i sindacati in azienda! Non avevamo già grane a sufficienza…”
“Tu non hai grano a sufficienza…”, risponde istintivamente la Giusi, ma poi si pente.
“Grana? Io grana ne ho per comprare te, il gazebo e tutti i tuoi amici…”
“Grano… salis, intendevo…” completa la frase la Giusi, ma solo fra sé e sé, questa volta.
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