Seguendo Corso Martiri della Libertà

Seguendo Corso Martiri della Libertà e poi Via Fratelli Porcellaga si potrebbe arrivare agevolmente al parcheggio di Piazza Vittoria e da lì camminare lungo i portici di Via X Giornate con le sue vetrine di intimo, scarpe e orologi identiche a quelle di ogni altra città d’Italia quasi fino a Piazza Loggia per trovare la Vineria. Ma questo vorrebbe dire muoversi a piedi, cosa che è assolutamente vietata dal codice deontologico di un’azienda che commercializza automobili e veicoli commerciali.
Perciò bisogna perdersi nei vicoli del centro di Brescia alla ricerca di un parcheggio, affrontare Via Padre Giulio Bevilacqua in contromano dopo aver scoperto che Via Trieste è senza uscita, strusciare gli specchietti del SUV contro i muri di via Paganora, rischiare l’incidente in via Beccaria ed infine mollare quello che non è altro da un furgone, ancorché multipurpose, sulle strisce pedonali in Corso Mameli, più o meno alla stessa distanza che se si fosse parcheggiato in Piazza Vittoria come da indicazioni sul sito.
L’equipaggio del vascello è così composto: Marzio Grandoge, il direttore Vendite della DAFF Veicoli Commerciali, uomo corpulento e sanguigno, buona forchetta, buon bicchiere ed accanito fumatore; il suo Responsabile di Area per il nord est, Luca Giovanelli, un giovane troppo basso per quel lavoro; Maurizio, il Venditore Capo della DAFF di Carpenedolo, di sicuro il concessionario più importante in Italia, e Sergio Bellisari, uno dei commerciali più esperti della Forex Alestimenti, azienda leader nel settore dei veicoli refrigerati.
Lo scopo della cena di lavoro è diverso a seconda dei partecipanti: per Luca Giovanelli è tornare a casa presto, visto che come sempre ha altro da fare; per Bellisari è farsi assumere in DAFF Italia; per Maurizio pure è farsi assumere in DAFF Italia, scopo da perseguire però senza esporsi troppo, come può invece fare il Bellisari, attualmente dipendente di un’azienda in fallimento; capire quanto sia in fallimento la Forex è infine lo scopo di Marzio Grandoge.
“Beh alla fine siamo arrivati…”, dice Grandoge sedendosi a capotavola e guardando platealmente il sedere della cameriera che si allontana dopo averli accompagnati al tavolo.
“… e poi due passi ci sono serviti a farci venire appetito!”, conferma accondiscendente Maurizio a cui più di tutto dispiace dispiacere. “Allora come va alla Forex…?”, allunga subito dopo, per dimostrarsi intraprendente, subendo però una pioggia di occhiate al curaro, da parte di tutti i presenti.
“Beh… potrebbe andare meglio”, ammette in fretta Bellisari. “Ma sono cose di cui non potrei parlare… Magari dopo vi accenno agli ultimi sviluppi… mi raccomando, che rimanga tra noi… ufficialmente io sono ancora un dipendente, sulla carta… insomma Alcide vuole trasferire tutta la produzione all’estero!”, si confessa d’un fiato Bellisari, come se fosse la prima volta che ne fa parola con qualcuno, come se non fosse evidente a ciascuno che va ripetendo questo discorso a tutti quelli che incontra da almeno dieci giorni. Parte quindi una discussione fra Grandoge e Maurizio su come rimpiazzare i volumi che si andrebbero a perdere.
“Io l’obiettivo non ve lo diminuisco…”, conclude Grandoge solenne, fatto salvo che tutti sanno che si smentirà alla prima riunione di programmazione, due giorni dopo, piangendo a sua volta il morto.
“E lei Bellisari, che intenzioni ha?”
Si arriva così al momento in cui Sergio si espone chiedendo una raccomandazione. A queste cose Marzio Grandoge non dice mai di no, un po’ per buona educazione e un po’ per millantato credito e Maurizio non sta più nella pelle al pensiero che l’ultimo posto disponibile se lo sia fregato quello stronzo di Bellisari.
“Certo che venire a lavorare da voi… è come vincere alla lotteria”, dice Maurizio ammiccando vistosamente, nella speranza che Grandoge offra anche a lui una chance.
“E farsi la cameriera è come vincere alla latteria…!”, esplode invece sbellicandosi Marzio, riferendosi ovviamente alle tette grosse della ragazza che sta arrivando a prendere l’ordinazione.
“Non abbiamo ancora deciso… Cosa ci consiglia?”, dice un po’ bavoso Maurizio, ricordando i bei tempi in cui avrebbe potuto vedere la ragazza cambiarsi sul retro del furgone, al mercato.
“Perché piuttosto non ci fa da battitore libero?”, riprende Grandoge, dopo aver ordinato un antipasto e due primi. “Un commerciale free lance, esperto in allestiti e gare pubbliche… ne avremmo bisogno sa? Giovanelli potrebbe affiancarla, fornirle i documenti necessari. Ho un paio di gare in ballo, molto interessanti, molto favorevoli per noi… mi serve solo qualcuno che le segua…”
Bellisari non è convinto, mettersi in proprio e vivere solo di provvigioni in questo momento è praticamente un suicidio, vista la crisi di mercato. E poi se le gare sono già praticamente vinte, lui a che serve?
“A noi serve qualcuno di esterno… internamente ci sono troppe regole… troppi vincoli. Certi accordi con certi personaggi non li possiamo stipulare… se c’è da oliare un funzionario, abbiamo le mani legate…”
È così che Marzio Grandoge parte con un lungo intricato discorso sulla burocrazia italiana, sui ritardi e sulle lungaggini, sui comunisti che votano sempre contro, su quelli del back office, che ti fanno passare la voglia e pensano che si sia lì per loro, “ma noi siamo qui per vendere porca puttana!” e finisce riassumendo una parte dell’incontro con Scutellaro, quella che riguarda la possibilità di farsi aiutare dal clan per portare avanti il business. Giovanelli e Maurizio non sembrano sorpresi, probabilmente entrambi già al corrente. Bellisari invece reagisce in malo modo, imprecando per il fatto che i terroni ed i mafiosi stanno mettendo le mani sulla ricchezza del nord, che è cominciato tutto quando li mandavano qui al confino invece che sbatterli in prigione e che gli imprenditori stessi sembrano ben contenti di questa invasione, sembra che non aspettassero altro.
“Comunque lo sanno tutti che i concessionari rimangono aperti solo per riciclare denaro sporco! Che se dovessero farcela con le loro gambe, sarebbero già tutti con la saracinesca abbassata!”, conclude Bellisari, al quale l’idea di invischiarsi in certi affari fa schifo quasi quanto andare a lavorare con gli indiani o con i rumeni.
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