“Ma se anche lo incontri, poi che fai?”

“Ma se anche lo incontri poi che fai?”, gli aveva chiesto a bruciapelo sua moglie, al corrente delle sue intenzioni. “Non gli puoi chiedere se è stato lui a inviarle, le lettere!”, aveva proseguito Sahar, infastidita da quel suo trafficare.
“Lo so già che è stato lui! Ma in qualche modo io devo capire se sta facendo tutto da solo o se c’è qualcuno di più grosso, dietro…”
Come alle volte accade, alla fine era stata la sorte a farli incontrare. Massoud fa il portiere in un albergo in città ed una sera chi si era presentato al desk? Proprio il signor Brembati, mica tanto signore, poi, visto che era palesemente accompagnato da una prostituta. Brembati ingenuamente si era registrato col suo vero nome e per Massoud era stato quasi un colpo di fulmine. Ma come faceva un disoccupato a permettersi un Hotel a quattro stelle? E perché non se n’era andato in un motel a ore qualsiasi? Alla mattina infatti Brembati non aveva pagato, né la stanza, né lo champagne e la colazione servita in camera. Aveva detto solo: “Tutto sul conto del capo!” e Massoud, controllando sul suo terminale, aveva visto una nota che indicava come la stanza fosse effettivamente a carico della proprietà.
Le scoperte che si erano susseguite nei giorni successivi avevano sorpreso Massoud e lo avevano sconvolgono al punto da renderlo irriconoscibile persino a sua moglie.
“Se non capisci stavolta, Sahar, non te lo rispiego più!”, urla Massoud mentre Sahar si tiene la testa fra le mani e Yasmina frigna o canticchia o ride a seconda dei momenti.
“Brembati passa una notte da sogno nell’albergo in cui lavoro e l’albergo stesso gli paga il conto”, inizia a contare Massoud sollevando l’indice. Quindi stacca il pollice dal pugno, a segnare il punto due.
“La proprietà dell’albergo è la multinazionale svizzera Ridg. Vest. Spa, come puoi vedere dalla mia busta paga, controllata però dalla italianissima BiancoRossoVerde Srl. Questo non si vede sulla busta paga, ma tra i dipendenti è di dominio pubblico. Quello che in pochi sanno è che anche la BRV non è altro che la copertura di una più enigmatica Rac. Dif. Società Uninominale. Il nome unico è quello di Annunziata Scutellaro Ruccella.”
Il punto due è stato molto lungo e avrebbe dovuto essere a sua volta suddiviso in sottoparagrafi. Sahar già non ricorda le premesse del ragionamento, ma continua ad ascoltare attenta il marito, preoccupata delle conseguenze delle sue indagini.
“Come ho fatto ad arrivare ad Annunziata Scutellaro te lo spiego un’altra volta. Quello che adesso ci interessa è che gli Scutellaro in città hanno il monopolio della prostituzione e del traffico di droga. E siamo al punto tre!”, dice Massoud, sollevando il medio.
“Perché la famiglia Scutellaro dovrebbe pagare in natura un servizio fattogli dal Signor Brembati? Perché questo servizio non è legale, mi sembra ovvio. Riassumo: Brembati recupera gli indirizzi e spedisce le lettere minatorie e gli Scutellaro lo ripagano con una notte di fuoco”
Con le quattro dita sollevate a ventaglio, Massoud lancia uno sguardo alla piccola Yasmina, nella speranza che la stessa non si accorga del riferimento sessuale dell’espressione da lui usata.
“Qual è la conclusione che traiamo da questo ragionamento?”, domanda Massoud, gli occhi adesso fissi sulla moglie, nella speranza che lei capisca finalmente l’abisso in cui sono improvvisamente precipitati.
“Non lo so Massoud… qual è la conclusione? Dimmelo tu per favore!”
“Che io lavoro per quegli stessi che stanno minacciando i nostri figli!”, scandisce sottovoce Massoud, sbattendo sottovoce il pugno sul tavolo. Yasmina a pochi passi sembra far finta di nulla e i due si illudono che stia giocando senza ascoltare. Sahar non è sicura di aver capito fino in fondo il ragionamento, ma si fida del marito, sa che lui è portato per questa sorta di speculazioni
“Vuoi licenziarti…?”, domanda incerta e timorosa Sahar, ben consapevole che se questa fosse la sua decisione, lei non avrebbe nessuna possibilità di fargli cambiare idea.
“Lo farei con tutto il cuore!”, dice Massoud, dando una seconda manata alla tavola.
“Stai attento…”, dice Sahar, spostando un bicchiere in bilico.
“…ma non è la cosa più intelligente,adesso. Se me ne vado, perdo tutti i contatti. Invece se resto, posso continuare le mie indagini….”
“Per cosa devi stare attento, papà?”, interviene Yasmina, dimostrando di stare ascoltando la discussione.
“Papà deve stare attento a non rovesciare i bicchieri, quando parla. Gesticola troppo, papà…”
“Papà! Non devi geschicolare! Se rovesci il bicchiere poi la mamma ti fa passare una notte da fuoco!”, continua Yasmina, tradendosi ulteriormente.
“Yasmina, non dovresti ascoltare i nostri discorsi, sai?”, la rimprovera come sempre Massoud.
“Non c’era nient’altro da ascoltare…”, si difende la bambina, spalancando gli occhi e le braccia, i palmi delle mani rivolti verso il basso. “Proprio niente!”
“Potevi andare in camera tua…”, nota Massoud, sempre infastidito dall’insistenza di sua figlia.
“E cosa c’è da ascoltare, lì? Niente anche lì! In questa casa non c’è mai niente da ascoltare!”, frigna proprio come una casalinga isterica Yasmina.
“Questa può averla imparata solo da te…”, ringhia a sua moglie Massoud “o dalla televisione… e non so cosa è peggio!”
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