Risultati o non risultati

Risultati o non risultati, Scutellaro ha preso quella del centro islamico come un’offesa. Un’offesa e una sfida. A metterlo al corrente della campagna contro la droga è stato Carmine, il quale a sua volta ha ricevuto l’informazione proprio da Khaled.
“Quei fessi degli amici di mio padre hanno deciso di rovinarmi la piazza…”, si sta lamentando da alcuni minuti Khaled con Carmine. Khaled non è al corrente delle minacce ai bambini. Anche in casa sua sono arrivati degli strani fogli con delle scritte strane, ma nella gioia e nel trambusto derivato dal ritorno dall’ospedale di Fatima nessuno ci ha fatto caso.
“Cioè?”, lo incoraggia Carmine, fingendo una certa noncuranza.
“Stanno martellando tutte le sere alla televisione che Allah è contro la droga… Prima o poi qualcuno comincerà a dargli retta, vedrai, e io rimarrò con la metà dei clienti…”
La soffiata ha attraversato la città in pochissimi minuti, arrivando alle orecchie di Scutellaro ancora calda del fiato di Khaled.
“Questi beduini non hanno capito con chi hanno a che fare…”, dice Pasquale a sua sorella Annunziata, mandata a chiamare immediatamente per decidere il da farsi.
“Falli passare dalla cruna di un ago, loro e i loro cammelli, poi vedrai che verranno a più miti consigli…”, gli risponde a tono la sorella. “Bisogna dare un segnale forte…”, insiste Annunziata che per la fretta non si è nemmeno truccata, apparendo, se possibile, ancora più vecchia e più sfatta.
“Cosa ne penserà Grandoge? Si è cacciato in un grosso guaio…”, riflette ad alta voce Scutellaro.
“Lui non ne deve sapere niente… Lui vedrà solo i risultati…”
“Si spaventerà e si tirerà indietro…”
“L’avevamo messo in conto sin dall’inizio, Pasqua! Che fai? Ti tiri indietro tu? Se fa delle storie, sistemiamo anche a lui… bum bum!”
“Non pensavo di dover arrivare a tanto… A noi che ci frega dei figli degli immigrati?”
“Ma che dici oh…! La vuoi o no questa città? Qui non stiamo a fare affari con le multinazionali… non giochiamo a fare i businessman! qui dobbiamo stabilire chi comanda sul territorio…”
Pasquale questa volta teme l’escalation di violenza.
Teme il terrorismo, la furia suicida che i mussulmani hanno dimostrato di essere in grado di scatenare, ma non vuole rendere partecipe sua sorella di queste sue paure, per non apparire debole.
“Se alle minacce non segue il castigo, sarà chiaro a tutti che non siamo più noi i padroni di Brescia…”, insiste lei, cieca e sorda alle incertezze che il fratello dimostra nel comportamento e nei gesti.
“E così sia. Se dobbiamo combattere questa crociata contro gli infedeli…”
Scutellaro si fa una specie di segno della croce al contrario e saluta la sorella con due baci sulle guance. Scrive qualcosa su un foglio, poi scende in giardino e dà alcune indicazioni agli operai che stanno sempre lì a montare e smontare il sistema di irrigazione. Uno di loro si allontana subito, entra in garage e ne esce alla guida di un auto.
Khaled e Carmine stanno ancora parlando seduti sulle rampe dello skatepark, lungo il margine che dà sulla strada. Ultimamente, non è più così strano che Carmine passi del tempo con Khaled, i giorni dopo lo stupro e la vergogna e l’imbarazzo a trovarsi insieme sembrano essere del tutto dimenticati, i due hanno fatto insieme anche il viaggio a Vienna, eppure per Khaled è sempre un fatto speciale, che lo riempie di orgoglio.
Si ferma un auto e da dentro un uomo grida: “scusate un’informazione!” Sorprendentemente, Carmine scatta in piedi e si avvicina all’auto. “Un messaggio da parte del capo…”, dice soltanto l’uomo in macchina e allunga un biglietto ripiegato più volte. Carmine lo legge tenendosi all’interno dell’abitacolo, come se stesse dando indicazioni stradali, poi lo appallottola e lo getta sotto al sedile. UN PACCO SPECIALE DEVE ESSERE RECAPITATO AGLI AMICI DI KHALED. IL PACCO CONTERRÀ COCAINA E NON SOLO. CONSEGNA IN TRE GIORNI.
“Khaled, ti ricordi quel carico di droga che ti dicevo? Quella fornitura tutta mia, di cui nessuno deve sapere niente? Arriva fra tre giorni. Hai trovato un posto dove nasconderlo nel Centro Culturale?”
“Certo. Lascia fare a me. Fra tre giorni… ho anche la scusa giusta per andare al centro. Va bene nel pomeriggio? Ci accompagno mia sorella. È il primo giorno di scuola…”
“Va bene nel pomeriggio. Appena ho fra le mani il carico ti mando un messaggio. Poi ci troviamo allo skatepark come al solito. Mi raccomando, non parlarne con nessuno…”
“Fidati di me!”, urla quasi Khaled, eccitatissimo all’idea di avere finalmente un incarico importante, che prevede del rischio, che presuppone coraggio. Qualcosa in cui dimostrare finalmente quello che vale.
Carmine nel frattempo si è allontanato. Anche per lui questo incarico rappresenta una novità ed una prova. Non sa esattamente di cosa si tratta, Scutellaro gliene aveva accennato tempo prima, senza entrare troppo nei particolari e lui si era subito attivato facendo fare a Khaled quella strana perlustrazione del centro culturale, ma anche senza conoscere tutti i particolari, ha la netta impressione che l’incarico rappresenti un bivio nella sua vita: dovesse riuscire, avrebbe finalmente un ruolo di spicco nella ‘ndrina. Dovesse fallire, ne sarebbe fuori per sempre.
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