Rincasato la sera

Rincasato la sera dopo il lavoro, Folco, il magazziniere della Forex, di solito si cucina una cena da due soldi, poi spesso si siede davanti alla finestra e comincia a scrivere. Non quello che non è riuscito a dire durante la giornata, perché Folco è muto dalla nascita, non i pensieri che il mutismo congenito gli impedisce ogni giorno di esprimere. Viceversa. Folco riporta orgoglioso proprio quelle parole che con estremo sforzo è riuscito a soffiare attraverso le labbra. I “grazie”, i “ciao”, i “caffè”, i “domani”, i “mi piace” che in un’occasione o nell’altra ha rivolto a qualcuno dei suoi colleghi: alla Carla, a Sergio sempre indaffarato, persino ad Alcide che gli fa sempre il verso e gli dice che lui è il più furbo di tutti.
“Tu parli benissimo, caro mio! Ci stai fregando tutti! Tu sai che se ti metti a parlare, poi ti tocca lavorare sul serio. Va là, lazzarone!”
“Ti ha assunto solo per rispettare la norma sui disabili, così posso fare le gare pubbliche”, rincara la dose quello stronzo di Renzo Antonini, il commerciale anziano. Forse Alcide dice quelle cose per scherzo, Antonini di sicuro no.
Comunque sia, la sera Folco si siede di fronte alla finestra e riporta su un taccuino le sue uniche parole famose. Oggi, per via dell’incidente ha detto persino “speriamo” strascicando un po’ il finale e poi anche “guarigione”, ma in maniera assolutamente incomprensibile. Lui le segna lo stesso, per scaramanzia, perché alle volte quello che riesce a pronunciare si avvera.
Fuori pioviggina. Passa un vecchio magro con un pit-bull al guinzaglio. L’uomo è un ex pugile, rinsecchito dagli anni. Folco lo conosce bene, quello voleva insegnargli a tirare cazzotti, diceva che sul ring non serve parlare, servono i pugni. Lui però aveva paura di storcersi il naso. Ha dei bei lineamenti, Folco: un viso simmetrico, capelli molto curati, persino lunghi, il fisico asciutto. Piace alle donne e lui si lascia usare volentieri. Qualche volta anche dalle colleghe.
Folco guarda ancora fuori dalla finestra. Sull’altro lato della strada, al terzo piano di uno dei tanti condomini della zona, una donna in camicia da notte passa di fronte alla finestra della camera da letto.
“Ba-ci. Buona-notte”, prova a dire Folco con poca convinzione. Le trascrive lo stesso. Le scrive molte volte, aggiunge quelle dette in giornata, ne cambia l’ordine, crea nuove combinazioni.
Baci notte buona baci notte notte
Ciao caffè luce guari-gione coma
Capo ciao caffè grazie ambu spero
Lanza baci piace ambu coma luce
Spero guari-gione ciao luce ciao

Il risultato alla fine è una sorta di poesia, semplicissima eppure a suo modo musicale.
Folco chiude il taccuino, si alza, spegne la luce e poi torna a sedersi di fronte alla finestra. Succedono cose interessanti , alle volte, la notte, ma è meglio non farsi vedere, quando si sta di vedetta.
Dall’altra parte della strada, in un appartamento al terzo piano, una donna ogni tanto passa di fronte alla finestra con le più svariate scuse per vedere se il suo vicino di casa silenzioso è già lì a guardarla. Lo fa quasi tutte le sere e a lei piace molto, la cosa. Non che faccia qualcosa di speciale, la donna, alla finestra. Il più delle volte si siede e sfoglia un giornale, accende la televisione e guarda uno dei noiosi programmi in seconda serata, fa le parole crociate. Ma la sua attenzione è rivolta al di là della strada, all’uomo che seminascosto dalle tende, la osserva. Qualche volta, è vero, si cambia d’abito, persino, alla finestra. Si spoglia fino a restare in lingerie, indugia qualche secondo, si controlla allo specchio, poi indossa una camicia da notte, d’estate o un pigiama, d’inverno. Non si è mai spinta più in là di così. Magari lo farà un giorno, ma non è questo che conta. L’importante è che lui sia lì ad osservarla.
Quando si incrociano per strada, di giorno, lei lo saluta con un semplice ciao, lui fa un cenno con la testa e risponde al saluto con una specie di miagolio basso. Ma quelle due persone che si incontrano di giorno, per strada, non sono gli stessi che si guardano dalla finestra la sera. Di giorno sono due normali vicini di casa che non sanno niente l’uno dell’altro, che non si sono mai rivolti la parola se non per stupidi convenevoli, resi ancora più scarni dall’afonia dell’uomo. La donna si rende conto di non sapere esattamente nemmeno come si chiama, qualcosa come Fusco, Falco… Folco. Che importanza ha?
È la certezza che lui non farà avances, non cercherà il contatto, non avanzerà pretese a renderglielo simpatico, a far si che lei accetti di essere spiata. Mitiga la sua solitudine senza invadenza, senza rischi, senza conseguenze spiacevoli. (continua…)
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