È la poesia appesa

Portati qualcosa da pensare, se dovrai rimanere di fronte ad una porta, accanto ad un letto.
Prendi su qualcosa da ricordare, perché la solitudine non prenda il sopravvento, perché passi il tempo.
Riempi le tasche di argomenti per conversare, chi dorme si potrebbe risvegliare.

È la poesia appesa alla parete in un angolo della stanza di Maicol. La signora Pedrabissi se n’è accorta solo dopo alcuni giorni di visite. L’ha letta e l’ha trovata molto appropriata. Scritta da qualcuno nella sua stessa situazione. Ma lei non ha nulla da raccontare, non ha mai avuto niente da dire in vita sua. Con suo marito parlava pochissimo, spettava a lui riempire tutti i buchi. Ricoverato il Signor Pedrabissi, è toccato a Maicol tenere le redini del discorso in casa, con pessimi risultati dal punto di vista della veridicità dei contenuti, però.
Anche oggi la Signora Pedrabissi è arrivata molto presto, ha salutato con un semplice salve l’infermiera di turno e poi si è inginocchiata al letto appoggiando la testa sul petto del figlio. [È il modo migliore per ascoltarlo] pensa la signora. Le infermiere i primi giorni si preoccupavano che il peso della donna impedisse al giovane di respirare bene, poi alcune semplici verifiche le hanno definitivamente tranquillizzate. La signora Pedrabissi è convinta che il figlio abbia molte cose da dire o almeno qualcosa di importante. Così alle volte percepisce una o due parole, proprio come era successo il primo giorno e le segna su un taccuino nella speranza di riuscire, ad un certo punto, a cogliere un nesso.
[Anestetizzato. Mio padre malato. Anestetizzato addormentato operato. 15 ore di intervento. Sotto i ferri. Adesso dorme inerte. Pallido immobile inerme. Di fianco al letto io io io di fianco io siedo io aspetto.]
Mio padre malato, scrive la signora Pedrabissi, poi ritorna ad auscultare il figlio, alla ricerca di una verità assoluta.
Sta di fatto che Maicol pensa, eccome, la signora Pedrabissi ha ragione da vendere. Ragiona, ricorda, immagina, Maicol, di quella volta che ha assistito suo padre a letto, dopo un intervento. Non si è più ripreso dall’ictus, suo padre, ma almeno è tornato a casa, ha vissuto ancora qualche anno in famiglia.
[Io canto. Una canzone quasi una preghiera. Non una preghiera. Una canzone quasi una nenia. A bassa voce al buio di notte. The one i love – rem. Tiene compagnia di notte. Dorme al buio. Mio padre. Paura. Non ho paura del buio. Non sono preoccupato. Improvvisamente di notte al buio. Ictus. Mio padre colpito da ictus di notte improvvisamente i medici non sono preoccupati. Prognosi riservata.] ai love rem, continua a prendere appunti, la signora, senza capire nemmeno quello che sta scrivendo. Allora si gira verso l’infermiera e sventolando il taccuino di appunti improvvisamente chiede: “Cosa significa questo?”
L’infermiera si alza e dà un’occhiata svogliata. Ha i capelli raccolti ma un ciocca sistematicamente sfugge all’elastico e ostinatamente le rimane davanti alla lente sinistra degli occhiali.
“Ascoltava i R.E.M. suo figlio? Sono un gruppo musicale. Non gli ha mai sentito dire che gli piacevano? Potremmo procurare un lettore cd e mettere della musica. Alle volte aiuta.”
Le infermiere ormai si sono abituate a quello strano comportamento e quasi non ci fanno più caso. Anzi qualcuna dice che potrebbe essere vero, che la signora riesce a comunicare col figlio.
“Sì, la prego, gliene sarei grata!”, dice la signora Pedrabissi, immediatamente piena di speranza, poi torna a piegarsi sul corpo immobile dal giovane.
[Dicono di essere fiduciosi. I medici. Lentamente. Se passa la notte guarirà. Il buio passa lentamente. Chiudo gli occhi. Aspetto. Stanco. Faticherà a parlare. Li riapro. Aspetto. Non potrà camminare. Passano le ore. Mio padre improvvisamente mio padre apre gli occhi.]
Apro gli occhi crede di aver capito la signora Pedrabissi e per un momento quasi sviene, poi inizia l’attesa, un’attesa che la donna non aveva ancora davvero sperimentato. Prima le sembrava normale che ci fosse un decorso, benché non ci sia stata alcuna operazione, ma adesso improvvisamente ha capito che il decorso potrebbe non finire mai. E questo apro gli occhi le sembra ora l’ennesima promessa non mantenuta del figlio.
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