Il papà di Alice

Il papà di Alice, l’uomo presentatosi in giacca e cravatta alla riunione col sindaco per l’emergenza tubercolosi ed il papà di Silvia, quello uscito prima della fine perché non resisteva alla voglia di fumare, si salutano con una stretta di mano e con un brescianissimo “eh àllora?” “non c’è male…”
Poi il papà di Silvia si volta e presenta al papà di Alice una terza persona, rimasta fino a quel momento alle loro spalle.
“Questo è il signor Scutellaro. Sono sicuro che potrà darci una mano a risolvere il nostro plobrema…”
Il papà di Silvia ha questo strano difetto di pronuncia: inverte erre ed elle, soprattutto quando capitano nella stessa parola, o come direbbe lui palora. La settimana scorsa ha chiamato il papà di Alice per proporgli questo incontro. Essendo il papà di Alice una persona molto impegnata, lui stesso ha proposto che l’incontro fosse fatto nel suo ufficio, verso le sette di sera, quando ormai il grosso degli impiegati è uscito.
Il papà di Silvia ha già espresso le sue idee al Signor Scutellaro, ma il papà di Alice si sente in dovere di chiarire meglio, di spiegarsi, come è solito fare, di esporsi in prima persona.
“…noi vorremmo con la massima sicurezza che a questa gente fosse chiaro che non sono graditi!”, conclude con una certa foga il lungo discorso il papà di Alice.
“Anche una cosa da poco… qualcosa come appiccare un incendio al campo plofrughi…” si intromette con leggerezza il padre di Silvia, come se stesse parlando del più e del meno.
“Ma i mussulmani non stanno nel campo profughi… stanno in città… quelli sono gli zingari…”, precisa il Signor Scutellaro, stupito e infastidito allo stesso tempo. I due gli sembrano dei perditempo.
“… e gli zingari non sono mussulmani?” si guarda intorno il papà di Silvia, come se quella fosse la novità del giorno.
“No, sono cristiani…” Solo una leggera inflessione, percepibile ad un orecchio allenato, potrebbe far capire la provenienza calabrese del Signor Scutellaro. Ma anche il suo cognome. E poi la chioma di riccioli neri nonostante l’età già avanzata.
“Sì, ma… musulmani o no… anche quelli è meglio se non frequentano le scuole delle nostre bambine, non credi?” dice il padre di Alice che solo per questa affermazione si sente immediatamente lontano da qualsiasi fanatismo religioso, si sente persino progressista, quasi multietnico.
“E allora diamo fuoco ad una moschea…”, continua il padre di Silvia, affezionatosi all’idea di incendiare un luogo simbolico.
“Visto quello che gli islamici stanno facendo di fronte alle ambasciate americane ultimamente, dare fuoco ad una moschea sarebbe il minimo…”, conferma il papà di Alice.
“Ok, il messaggio è chiaro. Sui modi ci pensiamo noi. In cambio?”, taglia corto il Signor Scutellaro che ancora non ha capito se i due ci sono o ci fanno. Sembrano fatti l’uno per l’altro, comunque.
Ha occhi acquosi, il Signor Scutellaro e sembra quasi che pianga, a volte. Di statura media, corporatura robusta, ma non grassa, passa inosservato di solito in mezzo alla gente. Un po’ meno quando passa dalle minacce ai fatti.
“Chiaramente possiamo pagarvi… anche bene, problemi di soldi non ne abbiamo, almeno io…” dice il padre di Alice, che più di ogni altra cosa ha paura di essere sottovalutato e perciò non perde occasione per mettere in mostra il proprio potere di acquisto.
“Non stiamo parlando di traffici, di commerci, qui. Non è una cosa che si sbriga alla svelta. Far ritirare i figli dalle scuole… ci vorrà un anno… mi capite? I soldi finiscono in fretta. Serve un accordo duraturo… qualcosa da rinnovare tutte le volte che serve. Voi esattamente di cosa vi occupate?”
“Io sono Direttore Vendite qui in DAFF Veicoli Commerciali…”, dice tutto d’un fiato il papà di Alice, felice di aver trovato finalmente l’occasione per chiarire il suo ruolo di primaria importanza all’interno dell’azienda multinazionale con stabilimenti nei cinque continenti.
“Pultroppo al momento io sono in mobilità, invece…”, si vede costretto ad ammettere il papà di Silvia.
“Ah davvero?! Non lo sapevo. Ne parlo subito col mio ufficio del personale…” scatta il papà di Alice, sinceramente sorpreso, felice di poter così dimostrare la sua influenza in azienda.
“Le consiglio di aspettare. Potrei aver anch’io qualcosa da chiedere al signor Brembati…”, dice il Signor Scutellaro mettendo una mano sul braccio del papà di Alice. Il signor Brembati, si sente quasi lusingato dall’aver avuto due proposte di lavoro nell’arco di pochi secondi. Una cosa da riferire subito a sua moglie, tornato a casa.
“Quanto a lei, sarebbe interessante poter fare affari insieme. Mi farò sentire io alla prima occasione. Per il resto siamo intesi…”, chiude definitivamente il discorso il signor Scutellaro, uscendo dopo aver dato una stretta di mano rapida ed un po’ molle ad entrambi.
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