[Oggi ma poteva anche essere ieri]

[Oggi ma poteva anche essere ieri per quel che ne so o domani o un altro luogo se non proprio un’altra persona ma nemmeno una persona un animale una pianta proprio così una pianta un vegetale ecco quello che mi sembra di essere oggi mi sembra di essere un vegetale.]
“Maicol, guarda chi è venuto a trovarti! Il tuo titolare, il signor Alcide!”
La signora Pedrabissi ha persino perso la diffidenza iniziale nei confronti dell’uomo che, come Mangiafuoco, aveva rapito il suo piccolo Pinocchio per portarlo, se non proprio nel paese dei balocchi, di sicuro lontano dalla scuola. Ma, dopo sei settimane di giorni tutti identici, adesso anche la visita del signor Alcide rappresenta un evento gradito per, è brutto dirlo, ammazzare la noia.
[Sempre su quel muletto. Da ore da giorni. Sono inchiodato a questa macchina non so più scendere ho messo radici non riesco. Nessuno me l’ha chiesto qualcuno me l’ha chiesto una volta o due Alcide alle volte ha accennato al fatto che se ci fosse stato bisogno avrei potuto dare una mano era quasi dato per scontato che in assenza dei mulettisti avrei fatto io quel lavoro spesso se anche c’erano gli operai specializzati toccava a me perché quelli erano già impegnati in qualcos’altro o si dimostravano svogliati.]
“Ciao Maicol… come va…? Mi diceva tua madre che puoi sentirmi… Da noi non va proprio bene… Io avrei un favore da chiederti…”, attacca Alcide che come al solito viene subito al dunque, incapace di interessarsi prima dei problemi degli altri, benché più gravi. “Maicol io ho bisogno che tu ti risvegli… perché con i terroni io proprio non ci so trattare… tu eri bravo, ci sapevi fare. Con quel Carmine… lo so che è bresciano… ma si comporta proprio come un terrone… peggio! Invece con te va d’accordo… Andavamo bene prima… adesso è tutto a rotoli… mi chiedono di comprare altro materiale, altro termaflon, ma adesso non serve più… la produzione è ferma… glielo devi spiegare… non mi credono, maledizione!”
Si può sempre chiedere a Maicol, diceva sempre Alcide. Quel ragazzo ha tanta voglia di crescere, ha tanta voglia di fare. È sempre disponibile. Non come quei viziati, super sindacalizzati, omni-tutelati, buoni solo a chiedere l’aumento… Magari ce n’è altri più svegli di Maicol, aggiustava il tiro Alcide, dopo aver esaltato il suo pupillo, più preparati, ma in questo mondo di squali, meglio uno fidato di uno sveglio. Maicol fa quello che gli viene detto di fare. Tiene il cellulare di lavoro sempre acceso, giorno e notte, risponde sempre, non fa storie, non fa troppe domande. Quegli altri prima o poi se ne vanno. Alcide lo sa bene, se trovano di meglio, gli altri lo mollano. Maicol non cerca di meglio, è contento dove sta…
“Mi è anche arrivato un avviso di garanzia… sai? Per via dell’incidente… Se tu ti svegliassi, i capi di accusa verrebbero alleggeriti… Maicol io lo so che non è per cattiva volontà che stai in queste condizioni… Ma io ti devo chiedere uno sforzo ulteriore…”
[Io senza contratto senza tutele senza diritti mi sento in dovere di dire sempre sì poi nemmeno mi pesano le richieste dei colleghi dei capi dei clienti mi sembra naturale acconsentire qualcosa si deve pur fare se si vuole mangiare finché non si tratta di fare lavori umilianti poi non ci sono lavori umilianti tutti i lavori hanno uguale dignità. Per anni ha aspettato un riconoscimento che non c’è stato non poteva esserci non ci sarebbe stato.]
“Ma lasciamo stare il processo, quello posso sbrigarmela anche da solo… vabbè con l’avvocato… Maicol… io ho paura che quelli vogliono farmi fuori!”
“Quelli chi?”, chiede spaventata la signora Pedrabissi che fino a quel momento unica è riuscita a sentire entrambi e si è figurata questa sorta di dialogo fra sordi senza però capirci un gran ché.
“Signora, per favore, non s’impicci… Maicol… conto su di te…! Per favore… Sei l’unico di cui mi posso fidare, con gli altri non è la stessa cosa. Noi due abbiamo bisogno uno dell’altro…”, grida alla fine Alcide.
[Soltanto la ‘ndrangheta ti dà una possibilità anche se sei giovane e senza conoscenze e senza agganci. Non la scuola non Alcide non una qualsiasi altra azienda. Devi morirci in un posto poi forse ti assumono. Lo Stato le multinazionali le banche non si interessano dei giovani. Fino a cinquant’anni è tutto fermo. Solo le ‘ndrine ti danno una vera spinta. Non servono assunzioni. Non servono promozioni. Arriva direttamente il potere il rispetto i soldi. Gli altri fanno solo chiacchiere e promesse.]
Alcide, non vedendo risultati immediati alle sue preghiere, si volta, saluta la signora Pedrabissi e se ne va, ancora con le lacrime agli occhi, dando ogni tanto un’occhiata alle gambe dell’infermiera che lo precede uscendo dopo aver controllato i livelli delle flebo. Almeno con quella confessione si è sfogato e, nonostante non crede che risolverà così i suoi problemi, adesso è un po’ più sereno.
La signora Pedrabissi invece è in preda ad una vera crisi isterica.
“Maicol!, Maicol! Cos’è che vuoi dirmi? Cosa stai cercando di dirmi e soprattutto cosa vuoi che ne faccia delle tue confessioni? Vuoi che le metta per iscritto? Vuoi che le consegni alla polizia? Parlami…!”
Urla, la signora Pedrabissi, gli occhi rossi ed i capelli arruffati e persino scuote Maicol, lo strattona, nel tentativo di estorcergli una confessione. Fino ad oggi non l’aveva mai quasi neppure sfiorato.
“In che guaio ti sei cacciato Maicol? L’hai sentito Alcide: quelli mi fanno fuori! Chi sono quelli? Rispondi!”
Ha perso il controllo. Dopo settimane di paziente attesa, di sofferenza calma e controllata, oggi la signora Pedrabissi sfoga il suo dolore tutto in un colpo.
“Maicol, questa è una punizione del Signore! Questo è un castigo per le cose brutte che hai fatto! Te ne rendi conto?”
Ancora lo scuote, una volta, due volte, fortissimo, fin quasi a farlo cadere dal letto e poi si rende conto lei stessa dell’enormità del suo gesto, cade in ginocchio e si calma. Un nuovo pensiero le dà una speranza, una giustificazione per tutto quel dolore.
“Tu non sei un delinquente, Maicol… tu l’hai fatto per qualche motivo… forse per me, perché vedevi che non avevo tanti soldi… tu volevi aiutarmi… io lo so… io lo sento… volevi aiutarmi…”
Adesso carezza il volto di suo figlio, gli riaggiusta alla meglio i capelli, lo rimette nella sua posizione, quella che impedisce il formarsi delle piaghe da decubito. Poi comincia a scuotere la testa, tristemente rassegnata.
“Ma non passerà da te la salvezza, Maicol così come non è passata tramite Gesù che si è sacrificato invano per noi…”
Singhiozza, la signora Pedrabissi, fra le braccia dell’infermiera, arrivata troppo tardi a salvare Maicol da sua madre. L’infermiera l’ha trovata accasciata su di lui inerte, in lacrime, l’ha sollevata e la stretta a sé, consolatoria. Maicol è indifferente come sempre, soltanto le lenzuola del letto con le loro pieghe scomposte dimostrano la tempesta che è appena passata.
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