Non resta nulla della Forex?

Non resta nulla della Forex? Non è servita a nulla la protesta? Una storia completamente senza significato? All’apparenza sì, all’apparenza Occupy la Forex è stato sconfitto e non c’è altro da dichiarare. La Forex è una delle tante aziende che fallisce nel corso di un 2012 funesto. Non se ne parli più. I membri di Occupy avranno ben poco da raccontare ai nipoti, a parte un’estate passata a giocare a carte sotto un tetto di lamiera rovente. Nessuna rivolta? Nessuna ribellione? Gli operai, gli impiegati del terzo millennio perdono senza far rumore, si piegano alla sorte senza troppo strepito. Partono già delusi, disincantati da un lato e ingannati dall’altro, corrotti sin dall’inizio dalla promessa della cassa integrazione straordinaria in deroga. E poi ce n’è così tanti di precari, disoccupati, in nero, cosa si può fare per questi ultimi arrivati?
I membri di Occupy la Forex sembrano non aver avuto altre idee al di là del rimanere nel gazebo per impedire che i macchinari uscissero dal capannone fino a quella che avrebbe dovuto essere la riapertura dell’azienda, identica nella struttura, immutata nell’organizzazione, senza cambiamenti rispetto alla precedente, fallimentare gestione. Queste le critiche.
I sindacalisti, indistinguibili uno dall’altro, non hanno avuto certo più spirito di iniziativa, ma si sono limitati a bocciare le proposte che di volta in volta sono arrivate. I loro continui no, nel tentativo di salvaguardare i diritti di coloro che sono da sempre i più tutelati nel mondo del lavoro, i dipendenti con contratto a tempo indeterminato, hanno impedito il salvataggio della restante parte dei lavoratori, quelli che il lavoro non ce l’hanno o l’hanno perso. Queste le critiche.
È mancata la coesione, la convinzione, una qualsiasi linea d’azione. Certo, se fosse stato possibile aprire un agriturismo, se la zona fosse stata adatta ad un bed & breakfast, ad un supermercato, un centro commerciale, quanto meno ad un parcheggio, le cose sarebbero andate diversamente, si sarebbe trovato un acquirente, lo spazio e la struttura non sarebbero rimaste inutilizzate. Questo pensa Musumeci, passando di fronte alla Forex in motorino, dopo l’ennesimo colloquio in una delle tante aziende disseminate lì attorno. Un colloquio come tanti, né meglio né peggio, senza troppe prospettive.
Musumeci, passando con il motorino vecchio di dieci anni, guardando il capannone dismesso, vede arrivare una schiera di giovani in jeans e magliette, i capelli tinti pettinati a creste o rasati a zero o con i dreadlock come lui, di quelli che si radunano per i rave party nel giro di un minuto e nel giro di un minuto allestiscono un’enorme macchina teatrale con palchi e sale e scale e luci e amplificatori. Sempre più gente si raduna, tutti giovani strafatti di droga e di alcol e la musica spinge tutti a ballare come forsennati e a calare le sostanze peggiori per resistere al sonno e alla stanchezza e per vedere in quelle pareti di cemento gli specchi di una discoteca o gli affreschi e le architetture di una chiesa sconsacrata. Perché quello che si sta celebrando è un sabba, è un rito sacrificale, è un funerale ed una pira alta venti metri fatta di macchine e materiale isolante verrà presto data alle fiamme. Musumeci ed il suo gruppo reggae sono in cima alla pira, sono loro gli stregoni di quel sabba, sono loro a suonare e a far ballare in levare tutti quei giovani. La musica esce forte e compatta dagli amplificatori alti come un muro, le distorsioni saturano tutte le armoniche degli accordi e nelle orecchie, ma soprattutto nelle gambe dei pazzi danzanti quello che arriva è un onda sonora capace di sollevare ritmicamente il suolo di cemento del piazzale, facendoli rimbalzare verso l’alto come se fossero sul tappeto elastico di un circo.
Il numero dei partecipanti al rave continua ad aumentare ed intorno alla Forex adesso si è formato un intero accampamento di tende e di caravan e la festa sembra poter continuare per giorni e giorni ininterrottamente. Ma qualcuno ha già perso il controllo e pezzo dopo pezzo il capannone viene giù e i giovani folli usano quello che crolla per distruggere quello che ancora si regge in piedi: la palazzina degli uffici in un minuto viene presa d’assalto e rasa al suolo. Niente e nessuno può fermarli. Alla fine resterà solo un cumulo di macerie fumanti e la cenere mista alla prima pioggia dell’autunno in arrivo farà crescere il primo strato di vegetazione. Presto una foresta sorgerà sulle macerie della Forex e gli animali si riprenderanno gli spazi che erano loro fino a poche centinaia di anni fa.
Un camioncino con una vela pubblicitaria attraversa in quel momento l’incrocio e Musumeci vede di fronte a sé un enorme cervo nell’atto di saltare. È dall’inizio dell’estate che il concessionario della John Deer sta portando avanti quella strana campagna pubblicitaria e Musumeci ha già incrociato parecchie volte quel camioncino con il suo guidatore rasato dall’aspetto allucinato a bordo. L’indomani potrebbe fare un salto proprio lì, alla John Deer, a portare il curriculum. Se hanno i soldi per mandare in giro uno tutto il giorno solo per fare pubblicità, magari possono anche assumere lui in magazzino, pensa Musumeci, dimentico ormai della visione apocalittica generata dal suo cervello infuriato sulle sorti future e regressive della Forex.
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