Non ha voglia di tornare

Non ha voglia di tornare a casa subito, Khaled, né prende l’autobus, ma cammina verso casa: dall’ospedale civile al Carmine ci vogliono al massimo 30 minuti, a piedi. Quella che vede intorno, la città che conosce tanto bene gli sembra più triste, più stupida da quando sua sorella è stata ricoverata in ospedale. E poi quelle polemiche per la vaccinazione degli alunni, gli articoli sul giornale, le esternazioni casuali del sindaco… Khaled cammina scuotendo vistosamente la testa a destra e a sinistra, il cavallo dei pantaloni rasente le ginocchia. Un nuovo crampo alle stomaco ed un nuovo riflusso di succhi gastrici fin quasi in bocca lo assalgono. Khaled finge di interpretare il sintomo come fame, non ha voglia di niente però, e di certo una pizza o un kebab potrebbero solo peggiorare la situazione. Sorpassa una gelateria e decide di prendersi un cono, per placare i morsi della fame e anche per consolarsi.
Fermo in attesa alle strisce pedonali di via Montesuello vede una, due, tre auto passare a tutta velocità. I guidatori non danno alcun segno di volersi fermare, non sembrano nemmeno accorgersi della sua presenza. Fa caldo, i finestrini sono abbassati, le auto sfrecciano e lui è lì immobile, il tempo passa, la sua rabbia cresce. Così gli sembra tutta la città, indifferente, nelle piccole cose come in quelle grandi.
Improvvisamente, Khaled getta il suo gelato in una di queste auto con il finestrino abbassato. Come in una scena al rallentatore, vede il cono immobile al centro dell’abitacolo, poi la macchina schizza in avanti ed il gelato si schianta contro il vetro posteriore, esplodendo.
Il guidatore sente un rumore, poi vede il finestrino sporco di un liquido biancastro. Pensa alla più enorme cagata di uccello della storia , aziona il tergicristallo posteriore, ma non sortisce alcun effetto. Poco ci manca se non si schianta contro l’auto che ha di fronte, al semaforo di via Cesare Battisti. Proprio lì, una volta fermo si accorge che il liquido non è fuori, ma dentro. Tocca, annusa, assaggia. Gelato. Poi ha un flash: il negro sulle strisce con il cono in mano ed il movimento del braccio che ha intravisto. Non ci aveva fatto caso, ora è sicuro di quello che è successo. Il guidatore spegne il motore, chiude a chiave la macchina e torna indietro di corsa, inferocito, controllando tutti i passanti che incrocia.
Khaled, risvegliato dalla sua stessa bravata dall’incubo depressivo in cui stava sprofondando, si rende conto di rischiare letteralmente la vita. Dovesse averlo visto mentre lanciava il gelato, riuscisse a riconoscerlo, fosse abbastanza svelto da acciuffarlo, il guidatore probabilmente lo ammazzerebbe di botte, considerato che l’italiano medio dà maggiore importanza agli oggetti di sua proprietà rispetto a quella che concede alle persone non di sua conoscenza. Khaled, d’altro canto, non possiede nulla, quindi per lui il problema non si pone. Si pone invece, e stringente, quello di scappare, in fretta, ma senza dare nell’occhio. Motivo per cui, per prima cosa, invece di aspettare che qualcuno gli lasci attraversare quelle maledette strisce pedonali, torna sui suoi passi ed, al fine di frapporre il maggiore spazio possibile, ma nel minor tempo, fra il suo sedere ed il luogo del delitto, si dirige di nuovo verso l’ospedale. Alla prima occasione svolta a destra, poi di nuovo a sinistra, trovandosi comunque nel quartiere del Carmine. Qui, per scongiurare qualsiasi eventuale pericolo di essere trovato, si infila in un negozio, rendendosi conto solo una volta dentro che si tratta di una bottega di scampoli, bottoni e passamaneria. Non vuole dare l’impressione di essere finito lì per caso, né di doversi nascondere, che sarebbe ancora peggio, ma le due commesse lo guardano un po’ stupite. Sono abituate alle nonnine, vanno bene anche i cappuccetto rosso, ma di certo lupi o, meglio, volpi del deserto non si fanno mai vedere da quelle parti. Khaled pensa ad una cerniera lampo, sua madre alle volte le compra per riparargli i jeans o i giubbini quando non stanno più chiusi, poi vede un tessuto che gli piace e già si immagina di confezionare un regalo per chissà quale delle sue future morose, alla fine si palpa nelle tasche e capisce di avere i soldi sì e no per un paio di bottoni.
“Vorrei un bottone…”, dice Khaled, intimidito dalla stupidità della sua domanda.
“Uno solo”, chiede una delle due commesse, la più anziana.
“Come lo vuoi?”, chiede l’altra, con un sorriso un po’ più incoraggiante.
Pota un po’ bello…?!”, dice Khaled che non sa proprio come cavarsela e teme che lo prendano per un rapinatore di botteghe. Alla destra delle due commesse ci sono rotoli e rotoli di tessuti, diversi per colore, per materiale e per trama. Da quegli scaffali potrebbe uscire la materia prima per una tuta da lavoro come per un vestito da sposa.
“Non ci puoi dare un aiutino…”, dice la signora più anziana, usando un gergo televisivo per apparire giovane. “Abbiamo circa 2.500 tipi di bottoni diversi, in negozio”, continua mostrando un enorme mobile tutto di cassettini minuscoli proprio alle loro spalle.
“Uno solo… per fare cosa?”, lo aiuta l’altra, convinta che sia la difficoltà linguistica a rendere così timido quel giovane. Khaled non sa fare altro che guardarsi attorno e stritolarsi le dita della sinistra con quelle della destra. Adesso sta tormentando l’anulare ed è su questo gesto che si sofferma lo sguardo della commessa più giovane.
“Un anello…?”, suggerisce lei, nel tentativo di interpretare i desideri del giovane che sta loro di fronte ormai da cinque minuti. “Che idea originale! Usare un bottone per fare un anello!”
“Siamo un po’ a corto di budget, vero?”, dice la più anziana, che però apprezza la volontà del ragazzo di fare un regalo, benché senza un soldo.
“Allora ci vuole qualcosa di speciale!”, esclama la giovane. Si avvicina al mobile ed estrae direttamente tre o quattro cassetti che porta sul bancone.
“Ne abbiamo di tutti i tipi… in osso, in legno, di vetro, di plastica… ce n’è per tutti i gusti!”
“Cerchi per una ragazza, vero? È un po’ impegnativo, un anello, anche se ricavato da un bottone… perché non ne prendi due uguali e ci fai due begli orecchini? Ascoltami me che sono vecchia… ti comprometti meno, con due orecchini…”, dice la signora con un’espressione talmente furba che sembra voler solo raddoppiare il seppur misero guadagno.
“Sì, ma dove li trovi i ganci per le orecchie, eh?”, domanda la giovane alla vecchia. “Non ascoltarla, stai sull’anello, è più facile e te lo facciamo noi il cerchietto per il dito… con un po’ di corda lo facciamo…”
Khaled, che da quando è entrato ha aperto bocca solo due volte, adesso comincia ad avere un po’ fretta. Scampato il pericolo di linciaggio, ora vorrebbe solo dileguarsi.
“E… se passassi fra un paio di giorni a prenderlo?”, suggerisce per togliersi d’impiccio.
“Certo che puoi… ma non hai ancora scelto il bottone…”, lo accontenta la giovane.
È a questo punto che succede una cosa che ha dell’incredibile. Nel negozio entra una ragazza e Khaled la riconosce e lei riconosce lui.
“Ciao…”, dice Khaled.
“Ciao…”, risponde Selina.
“Ti stavo facendo un regalo…”
“A me…? Qui…? Perché…?”
“Così… Una cosa da nulla…”
“Raffinatissima…”, si intromette la commessa più giovane.
“Come facevi a sapere…”
“Pensavo di tornare al centro commerciale…”, dice Khaled scuotendo il capo.
“Non lavoro più lì… mi sono licenziata! Io comunque mi chiamo Selina…”, dice lei allungando una mano.
“Oh, certo, io Khaled. Ma allora dobbiamo festeggiare! Avete un bottone a forma di pesce?”
“Sicuro…!”, dice subito la vecchia.
“Noi qui abbiamo tutto!”, aggiunge la giovane, raggiante per una tale romantica situazione.
scarica il pdf

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...