NOI SE FOSSIMO IN VOI

NOI SE FOSSIMO IN VOI
L’ANNO PROSSIMO NON
ISCRIVEREMMO I FIGLI A
SCUOLA. LA CULTURA E’
IMPORTANTE MA LA
SALUTE ANCHE DI PIU’.
Massoud si è trovato contemporaneamente questo messaggio sul cellulare e nella posta elettronica, quella privata e quella di lavoro, su twitter e nella bacheca di facebook, alla pagina del centro culturale islamico che usa anche un po’ a scopo privato, fra le notifiche di google plus e in whatsapp.
La prima cosa che ha fatto è stata telefonare al papà di una delle compagne di classe di Yasmina, quello che conosce meglio, con cui ha più confidenza. È bastato il tono di voce dell’uomo a chiarire a Massoud che anche lui aveva ricevuto gli stessi messaggi intimidatori. Poi è tornato immediatamente a casa e nella cassetta della posta c’era una busta non affrancata, senza mittente né destinatario, contenente un biglietto con esattamente le stesse parole stampate.
Adesso è di fronte a sua moglie, in silenzio, attoniti e spaventati entrambi.
“Chi sono? Cosa vogliono?”, dice Sahar, tanto per rompere il silenzio.
“Chi sono non lo so… cosa vogliono, mi sembra chiaro…”, replica lui, stizzito. Con domande stupide non troveranno soluzioni intelligenti al problema.
“Sanno di noi tutto, capisci?”, riprende lui subito dopo, represso l’eccesso di nervosismo. “Se conoscono cellulare, indirizzo ed e-mail, vuol dire che qualcuno glieli ha dati. Qualcuno all’interno della scuola evidentemente. Ho fatto dieci telefonate tornando a casa. Tutte ai genitori dei compagni di classe di Yasmina. Gli extracomunitari hanno ricevuto le minacce. I due italiani, no. Risulta chiaro anche a te, vero?”
“E adesso, cosa facciamo? Denunciamo alla polizia? Facciamo come dicono loro? Cambiamo scuola?”
“Io non mi piego: convochiamo un incontro al centro culturale, lì ne parliamo tutti insieme, anche con l’imam, con gli anziani. Ma io Yasmina non la ritiro da scuola. A costo di scortarla tutte le mattine e di andarla a riprendere la sera…”
“Mi accompagni a scuola? Tutti i giorni?! Grazie papà!”, urla la bambina, uscendo dalla sua stanza, stabilito che il tempo da lasciare ai genitori per parlare da soli fosse finito. Il pulmino non le piace, è freddo, in inverno e c’è un bambino prepotente che occupa due posti. Se uno dei due è l’ultimo rimasto, Yasmina resta in piedi, anzi peggio, deve fare pure finta di essere seduta, è lui che la obbliga, perché le maestre non permettono all’autista di muoversi se i bambini non sono tutti al loro posto. Capita così che lei rischia tutto il tempo di cadere e arrivati a scuola le fanno molto male le gambe.
“Chi ti ha detto che potevi uscire dalla tua camera…?”, dice Massoud severo.
“Chi ha detto che dovevo restare dentro? Tu no! Non me l’hai detto. E la mamma nemmeno!”
“Yasmina! Non rispondere così a tuo padre!”, dice immediatamente Sahar, sperando di limitare i danni. Il marito però stasera ha altri pensieri più importanti che educare correttamente sua figlia nei rapporti generazionali e di genere. Deve preoccuparsi di come tenerla in vita, al sicuro. Preferibilmente in questo paese e in questa città.
“Se mi fa una domanda però devo rispondere…”, prosegue Yasmina, testarda.
“Sssh… Sssh!”, soffia sul fuocherello Sahar, per spegnerlo definitivamente. E invece non fa che alimentarlo.
“Se non rispondo mi sgridate, se rispondo mi sgridate… Mi fate confusione in testa…”, piagnucola Yasmina, usando parole più grandi di lei. “Poi se c’è disordine in camera…” continua la piccola, in un monologo interminabile, fiera di riuscire per una volta ad avere l’ultima parola. Peccato che nessuno dei due genitori le dia ancora retta. Massoud non avrebbe mai detto che mettere al mondo figli, farli crescere, farli studiare fosse così difficile, così carico di pensieri e preoccupazioni. Ogni giorno alla televisione, alla radio si sentono insidie: malattie, incidenti, droga, pedofilia, traffico di organi. Il mondo è un luogo ostile per tutti, pensa Massoud, ma per i più piccoli è davvero un inferno. Non c’è limite a quello che può capitare loro di brutto. E se sei povero, se sei straniero, la situazione non può che peggiorare.
Massoud non sa come farà a cavarsela Yasmina, così piccola, spesso così ingenua, persino stupida alle volte. Prega Allah tutte le sere che non capiti niente di terribile, perché non sarebbe in grado di sopportarlo. Su di sé, sì, ma non su sua figlia.
“E comunque, per adesso, niente polizia”, dice tra sé e sé in Massoud, concludendo la discussione con la moglie Sahar.
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