Marja sente suonare

Marja sente suonare proprio mentre si sta lavando i capelli. Strano perché non aspetta nessuno e di solito Alcide usa le chiavi per entrare. Quando finalmente va alla porta, non vede nessuno al citofono. L’auto del marito è parcheggiata di fronte al cancello, la luce dentro accesa. Sembra che ci sia qualcuno in macchina. Torna in bagno per mettersi un asciugamani attorno alla testa, indossa un paio di ciabatte di peluche rosa e finalmente si decide ad uscire.
Alcide è riverso con la faccia contro il cruscotto, vigile, ma non abbastanza lucido per farcela ad uscire.
Marja lancia un urlo poi apre la porta. Alcide muove leggermente la testa e la saluta.
“Aiutami ad uscire, Marja. Non ce la faccio…”
Lei, con estremo sforzo vista la differenza di stazza, lo estrae dall’abitacolo e lo trascina in casa. Lo porta in bagno, gli toglie i vestiti e si accorge che Alcide se l’è fatta addosso. Grumi di sangue, peli e merda: questo è troppo per Marja.
“Cosa cazzo è successo? Dimmi! Brutto stronzo! Fai schifo! Cosa cazzo è successo!”, comincia a sbraitare Marja e nel frattempo lo fa stendere nella vasca da bagno e comincia a lavarlo con l’erogatore della doccia.
L’acqua è gelida e al primo impatto con la pelle il dolore per Alcide è pari a quello dei pugni. Poi però la scossa lo aiuta a riprendersi.
“Carmine… Pasquale ‘o pumpiere… e un gorilla, per via del debito… mi hanno pestato… di fronte a tutti…”
“Te l’avevo detto di non fidarti di quelli! Hai voluto fare debiti. Adesso devi pagare… Hanno ragione loro!”
Marja adesso sta pulendo le ferite con una spugna. Nonostante l’apparenza, sono meno profonde di quanto sembrasse. Evidentemente i due sapevano bene fino a che punto spingersi. L’effetto complessivo è però terribile. Gli ematomi stanno già uscendo e il volto è gonfio e viola. Alcide è irriconoscibile. Hanno voluto lasciare un segno ben visibile a tutti. Il marchio della vergogna.
“E adesso cosa fai? Dove trovi soldi? Fabrica chiusa. Altro che scappare… Puoi vendere macchina…”
“Sì, brava… e poi come ci arriviamo in Romania? A piedi? E quando siamo là…?”
“Allora vendi casa… casa grande… vale tanti soldi…”
“Certo subito! C’è la fila di acquirenti fuori che vogliono comprare una villa di trecento metri quadri al giorno d’oggi… e poi è tutto sotto sequestro, Marja, porco zio! Cosa cazzo stai dicendo. Non c’è più niente di mio qui, vedi? Tu vedi delle pareti che non ci sono! Vedi un auto che non c’è! Poi in aereo Marja non ci posso andare, perché sono sotto processo. Alla frontiera, se mi fermano mi rispediscono a casa. Questo stato di merda, dopo tutte quelle che mi ha fatto passare, adesso mi tiene prigioniero in attesa che sia la mafia a condannarmi a morte…”
Solo adesso Alcide capisce davvero fino a che punto è nei guai. Solo adesso capisce che quei soldi, a Pasquale Scutellaro deve restituirli a tutti i costi, se vuole vivere. Passa un buon minuto di silenzio, poi Alcide comincia a sentire freddo, comincia a tremare.
“Ho freddo, prendi qualcosa, subito.”
Marja esita, in bagno vede solo i suoi asciugamani e il suo accappatoio e le scoccia coprirlo con quelli perché poi dovrà buttarli. Poi però si rende conto che Alcide è in stato di shock e si decide ad usare tutto quello che trova. Lo abbraccia alla fine per calmare il tremore. Cerca di tenerlo caldo col suo corpo, senza stringere troppo per non fargli male, ma coprendolo il più possibile. Il contatto con quell’enorme massa, che adesso sembra indifesa, calma anche Marja che finalmente prova una specie di affetto per il marito. Per la prima volta da quando lui è rientrato riesce persino a pensare a Landj, suo figlio e ringrazia il signore che fino ad ora non si sia svegliato. Dopo un intero minuto Alcide smette di tremare. La pressione evidentemente è tornata a livelli normali. Alcide si alza, si trascina in qualche maniera in camera e si stende a letto, crollando immediatamente in un sonno profondo. Quando si risveglia, un paio di ore dopo, ci mette un minuto a capire dov’è. Poi si alza e raggiunge Marja in cucina. Lei sta preparando la cena. Lui le mette una mano sulla spalla e lei si spaventa. Alcide ha l’espressione di un morto che cammina.
“Senti, Marja, ci ho pensato bene, i soldi dobbiamo farli saltare fuori, in un modo o nell’altro. L’unica è che tu trovi un lavoro… o ti prostituisca…”
Marja si allontana immediatamente e fa per mollargli un ceffone, poi si rende conto dello stato in cui versa il volto di Alcide e si ferma.
“Prostituisciti tu, stronzo!”, dice allora, per sfogarsi. “C’è un mercato anche per uomini, sai?
“Giusto un paio di volte… per poter fuggire all’estero… non ti chiedo di saldare il debito. Solo quello che serve per scappare in Romania…”
“Non ci penso nemmeno… Sono scappata di casa per non dover fare puttana. Sono arrivata qui e mi sono sposata per non fare puttana. Adesso proprio tu chiedi questo?”
“Allora mi vuoi vedere morto… Marja, quelli non scherzano… mi spiace, sono queste le alternative che abbiamo… Marja puttana o Alcide morto… spetta a te decidere… cosa preferisci?”
“Potrei cercarmi un lavoro…”, accenna Marja, titubante.
“Con quelle unghie? E chi ti prende?”, la liquida subito Alcide. “E poi scusa, cos’è che sapresti fare?”
Questo è davvero quello che pensa Alcide di sua moglie e in fondo di tutte le donne. Che non siano in grado di fare molto di più che farsi belle, battere a macchina e battere. E sua moglie ha le unghie troppo lunghe per battere a macchina.
“Ricomincio a fare interprete…”, dice Marja, sorpresa che Alcide non ricordi più come e perché si sono conosciuti.
“Qui in Italia? E a chi interessa un’interprete rumena? Quando saremo là sicuramente… Dai Marja, lascia stare… ne riparliamo domani…”, conclude rassegnato Alcide. Poi, finalmente, trova la chiave di volta per smuovere Marja.
“E se rapissero nostro figlio…?”
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2 thoughts on “Marja sente suonare

  1. Ciao Giodiesis, trovo che ci siano delle incongruenze nella prima parte del racconto:

    “Marja sente suonare proprio mentre si sta lavando i capelli…” – è plausibile che vada a verificare chi ha suonato il campanello e solo in un secondo momento torni in bagno per avvolgersi la testa con un asciugamano? Una donna non lo farebbe mai, anche se avesse i capelli cortissimi, a meno che non fosse spaventatissima, ma allora non tornerebbe in bagno ma correrebbe alla macchina –

    “Alcide è riverso con la faccia contro il cruscotto, vigile, ma non abbastanza lucido per farcela ad uscire. Marja lancia un urlo poi apre la porta.” – in questo stato Alcide non potrebbe tornare all’auto e se lo facesse non richiuderebbe la porta dell’auto. –

    Il pezzo in ogni caso è intrigante anche se un po’ pulp per miei gusti.

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