Maicol! Hai una faccia

Maicol! Hai una faccia, dei capelli, un corpo…! Hai una faccia rotonda, un espressione che potrebbe sembrare sorridente ad uno sguardo distratto, gli occhi chiusi e le palpebre rilassate, la fronte liscia. Da quando ti hanno tolto la fasciatura, hai sempre avuto la stessa barba di un giorno o poco più che non si capisce quando te la fanno o se proprio non cresce più di così. Hai i capelli neri, lisci, troppo lunghi sui lati. Formano una specie di casco, di scodella sulla testa, assolutamente contraria a qualsiasi moda o tendenza. Hai una panza gonfia, già troppo prominente prima dell’incidente, per i tuoi ventidue anni, mancava un po’ di moto alla tua vita e adesso a ben vedere manca del tutto, così ora si è fatta oltremodo rilassata al limite dal risultare flaccida. Le gambe in compenso si sono smagrite, rinsecchite. Cannucce e tubicini entrano ed escono ovunque sia meccanicamente possibile.
[Mangiare. Aprire e chiudere la bocca. Lentamente senza sforzo senza difficoltà mordere morsicare lentamente sminuzzare un boccone di pane. Riempirsi la bocca di pasta di carne di crema di frutta. Masticare il cibo con piacere. Macinarlo. Sentirne il sapore dolce salato acre amaro. La consistenza morbida fragrante croccante fibrosa. Caldo o freddo. Umido o secco. Deglutire. Che gioia immensa. Spingere la lingua in gola e con la lingua il bolo. Sentirlo scendere nello stomaco. E ancora mordere masticare deglutire da capo. Riempirsi lo pancia fino a scoppiare. Mordersi il labbro la guancia la lingua. Masticare ancora fino a slogarsi le mascelle. Alzarsi a stento dal tavolo. Muoversi a fatica durante la digestione. Aspettare soltanto l’ora di cena…]
Per qualcuno tutto è politica, per qualcun altro tutto passa dall’economia. Poi c’è la religione, la spiritualità, l’ecologia. Per Maicol, tutto è corpo ed il suo corpo è tutto. I pochi, impercettibili segnali che gli manda occupano adesso la sua attenzione completamente.
Nel frattempo è entrato il fisioterapista. Un uomo grosso di costituzione, sorridente, anche lui estremamente fisico. Persino con le persone sane, non fa altro che toccarle, prendere contatto con loro. Non riesce a conoscere le persone altro che avendole tra le mani. Fa lo stesso con la Signora Pedrabissi, tutte le volte le poggia una calda mano sulla schiena, per farla accorgere della sua presenza, per chiederle di spostarsi e lasciarlo intervenire sul paziente. Anche alla signora Pedrabissi servirebbe un po’ di movimento, pensa il fisioterapista. Sempre seduta a quella sedia, sempre con le mani giunte, spesso con i gomiti appoggiati sul letto, in quella posizione del tutto scorretta, tesa nello sforzo di ascoltare i segreti messaggi del figlio.
[Muoversi. Un dito. Prima solo un dito. Contrarre anche solo una falange. Alzarlo. Abbassarlo. Poi tutta la mano poi un braccio. Stringere la mano a pugno. Riaprirla. Ripetere i movimenti con l’altra mano piegare un piede sollevare una gamba. Indolenzito. Come il giorno dopo un allenamento massacrante. Incapace di muovere anche un solo dito. Ricominciare da capo. Una falange un dito la mano. Come un neonato. I primi movimenti i primi passi. Fasci di muscoli e tendini. Camminare. Sentire tutti i muscoli contrarsi. Espandere il torace. Respirare profondamente. Correre buttare avanti le gambe sempre più lontano sempre più veloce staccarsi dal suolo volare… ricadere staccarsi ancora volare… ricadere…]
Il ballo della vita, l’espressione di sé attraverso il corpo, il movimento come ultima confessione, come outing totale, come la rivelazione delle proprie attitudini, dei propri gusti, desideri, paure. Smettere di pensare, di rimuginare e finalmente muoversi. Altro che yoga, altro che pilates, qui si tratta di aprire e chiudere la bocca, ruotare il collo, sollevare le palpebre, distendere le braccia, le gambe, sentire di nuovo il pene inturgidirsi. Nient’altro, all’inizio, solo questo. Per i medici sarebbe un grande successo, per sua madre sarebbe un miracolo, per Maicol sarebbe solo ricominciare a muoversi.
[Non mi muovo. Non parlo non mi muovo non ascolto. Non vedo e non sento. Non trovo il sonno non mi sveglio non mi alzo non mangio. Non esprimo pareri(U2) non protesto non scendo in piazza(Uoki Toki) non vado al cinema non guardo la TV(CCCP). Non oso lamentarmi non sono paziente non sono malato. Non studio non lavoro non vengo formato professionalmente(NEET).
Non ascolto musica non faccio musica non compro musica non scarico musica.
Non spendo non consumo non investo non chiedo soldi in prestito non deposito soldi in banca.
Non proibisco non vieto non obietto non mi oppongo non impongo non detto legge.
Non spaccio non mi faccio non sballo(Fabri Fibra) non bello né bullo.
Io non ballo non suono e non canto.
Io non so(Emis Killa) non capisco.
Io non esisto.]

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