Maicol è in coma

In questa Brescia che vorrebbe essere colorata, il Civile ha invece la solita tonalità grigio cemento.
Maicol è in coma. Il colpo che ha preso sembra aver interrotto per un attimo l’afflusso di sangue al cervello e questo di riflesso ha spento la luce. Giace in un letto di uno dei padiglioni periferici della struttura con tanti tubicini infilati ovunque. La faccia è bendata: i dottori hanno spiegato alla signora Pedrabissi che si tratta solo di una rottura del setto nasale, niente di grave rispetto al resto. Però è proprio la bendatura che ha scioccato la signora più di ogni altra cosa: il coma le è sembrato simile al sonno, un placido riposo naturale dopo un così forte trauma. Il volto bendato invece le ha dato l’esatta cifra dell’inaccessibilità di suo figlio: non è più possibile vederlo, toccarlo, parlargli, capire anche solo dai suoi occhi se sta bene o è malato, se è felice o preoccupato.
“Maicol, figlio mio, cosa ti è successo?”
“Non può sentirla, signora…”, dice annoiata l’infermiera di turno. La signora Pedrabissi non la degna di uno sguardo e prosegue.
“Dovevi essere all’Università a studiare…”, gli tiene una mano, più calda di quanto lei si aspettasse. “…E invece stavi lavorando…”
Alcide, subito dietro alla signora, per un attimo teme di essere interpellato, poi si scrolla di dosso con un gesto il senso di colpa.
“Mi hai detto una bugia… Perché?”
[…]
“Avevi paura di deludermi… Ci tenevo così tanto che tu facessi l’Università…”
[uni-verso]
Una parola balena per un secondo nella mente di Maicol, senza che questo lasci alcun segno nei monitor.
“Era il mio unico sogno… Lo speravo con tutto il cuore che tu ti laureassi”, continua la signora Pedrabissi che da qualche parte deve aver letto l’importanza di dare input ai pazienti in coma.
[verso-unico]
Maicol sembra ridurre le frasi che sente ai minimi termini, tradurle in micro onde solo a lui comprensibili, ma che, per la loro stessa semplicità, riesce a gestire.
“Ma mentirmi che senso aveva?”
[senso-unico]
“Potevi dirmi tutto, avrei capito, avrei accettato la cosa, per certi versi…”
[tanti-versi]
“Non mi hai mai detto niente, mai un accenno, una battuta, un doppio senso… tutti i giorni, tornato a casa, mi raccontavi persino com’era andata!”
La signora Pedrabissi è praticamente inginocchiata ai piedi del letto e tiene la testa appoggiata sul busto di Maicol, senza schiacciare. Gli è così vicino fisicamente che le sembra persino di sentire le risposte del figlio alle sue domande. Dal nulla, un parola le spunta in mente:
[pluri-verso]
una parola che non ha mia sentito, di cui non conosce il significato.
“Signora, mi scusi, io adesso devo andare. Se vuole che l’accompagni deve venire via subito, però…”
“Non possiamo rimanere ancora un po’?”, dice la signora, già in piedi, già con la borsetta a tracolla. Alcide non deve nemmeno fare lo sforzo di rispondere.
“Ciao Maicol, domani mi organizzo e resto qui tutto il giorno… Lo so che puoi sentirmi… ed io posso sentire te…”
Una poesia è scritta a matita in un angolo della stanza, di fianco ad uno dei letti al momento vuoti. Né la signora Pedrabissi, però, né Alcide si accorgono della scritta, uscendo.
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2 thoughts on “Maicol è in coma

    • [pruri-senso prurito pruri-sento nel corpo rotto dentro]
      [porco di cane non muovo né copro questo sporco]
      [che forse faccio nelle feci. Felice respiro fiato. È tutto ciò che faccio]
      [giallo o grigio che ne so del luogo nuovo in cui mi trovo]
      [qui sono e qui resto]
      [coma-toso sesto senso]

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