Il magazzino della Forex

Il magazzino della Forex era completamente immerso nel buio. Maicol non voleva accendere la luce, da fuori si sarebbe potuto vedere e il metronotte poteva passare in qualsiasi momento.
“Sì, ma non stiamo al buio vero? Io voglio fare un filmato di questa fantastica serata!”, urlò Carmine, eccitato dalla prospettiva e dalla cocaina. Prima di uscire dal locale si erano fatti tutti e tre ed in macchina aveva persino fatto fare una pippata alla prostituta, tanto per scioglierla un po’. Lei aveva accettato contenta, mai avuto una fortuna simile di trovare dei clienti giovani, disposti a darle un pacco di soldi e anche qualcosa per tirarla un po’ su. Adesso Ambra stava ridacchiando al buio, un po’ per sfogare la paura, un po’ perché trovava molto simpatico il fatto di essere andata a nascondersi dietro uno scaffale. Immaginava le loro facce quando avrebbero finalmente deciso di accendere la luce e non l’avrebbero più trovata in giro.
Maicol nel frattempo aveva procurato due lampade portatili e tre pannelli abbastanza grandi per schermare la luce. Quello che avevano creato sembrava quasi un set fotografico e l’aspetto generale era tutt’altro che squallido. Questo in qualche modo riuscì ad abbassare la tensione di Maicol, terrorizzato all’idea di farlo lì, al buio, per terra, in tre.
“Dov’è andata a cacciarsi?”, disse Carmine che stava cercando di fissare il cellulare ad un ripiano, per fare la ripresa. Non sapeva esattamente cosa lo eccitava di più, se il sesso estremo, la presenza di altri a guardarlo o la possibilità di filmarsi. “Khaled, vai a cercarla…”, ordinò.
Khaled partì, oscillando paurosamente. Dopo il secondo gin lemon non aveva più aperto bocca e nemmeno la cocaina era servita a fargli riprendere la parola. Trovò Ambra rannicchiata in un angolo che gli faceva segno col dito di tacere, come i bambini che giocano a nascondino quando vengono sorpresi da un adulto. In quella posizione, lui riusciva a vederle gli slip fra le cosce. Si piegò verso di lei per baciarla, ma cadde rovinosamente.
“Khaled dove cazzo sei? Dov’è la puttana?!”, gridò Carmine, spaventato che uno dei due compagni potesse toccare la ragazza prima di lui.
Ambra doveva ormai aver capito chi comandava dei tre e immediatamente saltò fuori dal suo nascondiglio, per la prima volta davvero spaventata. La voce del ragazzo era cambiata, si era fatta più roca, con un tono che non aveva sentito prima.
“Spogliati, sbrigati…!”, le ordinò lui, incazzato.
Lei cominciò a togliersi il top, mostrando i seni, se possibile ancora più chiari del corpo. Poi la gonna e gli slip. Come era abituata a fare, restò nuda ma senza togliersi le scarpe. Sembrava una modella, una delle attrici del cinema, una star del porno.
“Ma… dove…?”, disse Ambra, guardandosi attorno. Non c’era un posto in cui stendersi, non uno dove appoggiarsi. “In piedi…?”, chiese lei, sorpresa.
“Adesso ti spiego…”, fece Carmine. Maicol era rigido dietro di lui, immobile e inutile. Khaled si stava dimenando tutto, non riusciva nemmeno a chiudere la bocca, fra un secondo poteva persino cominciare a colargli la bava, temette per un attimo Carmine.
“Stenditi a terra un attimo. Voi due, riuscite a tirarla su per le gambe e per le braccia?”, disse Carmine indeciso se portare avanti il suo progetto o se farsi una semplice scopata e rimandare tutto ad un’altra volta.
Maicole e Khaled si avvicinarono alla ragazza, ancora completamente vestiti e la tirarono su come se fosse un sacco mentre Carmine accendeva la videocamera del cellulare e si sbottonava i pantaloni.
“Ma cosa volete fare…?”, urlò Ambra, terrorizzata, alla quale quella presa faceva male alle articolazioni.
“Stai zitta, tu. Che cosa ti cambia eh? Lasciami provare!”, disse Carmine feroce, ma al tempo stesso incerto. Se no avesse funzionato avrebbe fatto una figura di merda con quei due incapaci, pensava. Stava mettendo in gioco la sua posizione nel gruppo, riuscire era ormai fondamentale, ne andava del suo onore.
Carmine si avvicinò a passi corti e goffi, i pantaloni calati, già completamente eccitato. Prese per i fianchi la ragazza sollevata a mezza altezza dai due e fece per penetrarla da dietro. Ci riuscì al secondo tentativo, entrò, uscì, due, tre volte, proprio come nel video. Lei adesso gemeva, ma non si lamentava più.
La vicinanza della ragazza completamente nuda, il suo odore, l’amplesso in atto furono però troppo per Khaled che, senza la minima possibilità di opporsi, venne nei pantaloni. L’improvviso calo di tensione gli fece perdere la forza necessaria a tenere sollevata la ragazza che cadendo diede un calcio a Carmine.
“Che cazzo…”, urlò questo. “Cosa cazzo credi di fare eh…”, disse, poi cominciò a strattonarla, sollevandola per i capelli e ributtandola a terra. Ambra cercò di difendersi con le braccia e con le gambe fino a quando Carmine la colpì con un calcio nella pancia.
Un calcio basta, non è come nei film che ci vogliono dieci minuti di lotta per stendere il cattivo. Un calcio fu sufficiente per far perdere quasi conoscenza ad Ambra che rimase a terra stordita. Carmine le saltò di nuovo addosso, lo stesso, in un modo o nell’altro doveva finire quello che aveva iniziato.
“Che aspetti, cazzo!”, disse subito a Maicol, una volta finito. “Muoviti che poi ce ne andiamo!”
Maicol non sapeva che fare, Ambra era ancora stesa a terra e si stava lamentando. Lui voleva solo rimettere tutto a posto, spegnere le luci, caricarla in macchina ed andarsene prima possibile.
“Cosa credi, di cavartela così! Tu sei mio complice in tutto, anche in questa merda di cosa…”, lo minacciò allora Carmine.
Maicol alla fine si calò le brache e si stese sul corpo di Ambra. Non c’era alcuna eccitazione e per Maicol fu solo un orgasmo meccanico e sbrigativo. Il turno di Khaled non venne: lui era ormai fuori gioco.
Quando finalmente ripartirono erano quasi le sei del mattino ed uscendo dal cancello, neanche cinquanta metri dopo, Maicol incrociò una macchina di cui riconobbe il guidatore. Era Alcide che veniva ad aprire l’azienda. Quella mattina evidentemente sarebbe arrivato un carico di termaflon, per questo Alcide si presentava così presto in azienda.
La ragazza venne ributtata fuori dall’auto nel punto stesso in cui era stata caricata. Per tutto il viaggio non aveva mai smesso di lamentarsi per il dolore alla pancia.
“Questo è uno stupro…”, disse Maicol ad un certo punto, una volta rimasti soli in macchina.
“Maicol…, ma stai scherzando? Quella è una puttana, è pagata per fare certe cose! Ma chissà cosa le capita di solito. Ben di peggio! È abituata. E poi cosa abbiamo fatto? Domani non ha più neanche il segno. Se devi fare dei ragionamenti del genere, meglio che non ci vai più a donne. Ti rovina l’umore. Di sicuro io non ti ci porto più a troie…”
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