Luca e suo padre

Luca e suo padre di solito affrontano tutta via Milano verso il centro, poi girano a sinistra, fanno un pezzo di via delle Grazie, entrano in Contrada del Carmine e nel più lungo tempo possibile raggiungono lo slargo di via San Faustino, quello che da su Contrada da Pozza dell’Olmo con le piante e, soprattutto, le panchine.
Qui di solito il signor Tomasoni si ferma per un riposo che nelle intenzioni vorrebbe essere solo una breve tappa e che invece si trasforma sempre nell’unica meta della passeggiata. Per comodità accosta la carrozzina sul lato sinistro della panchina e poi, forse per affetto o forse per timidezza, siede praticamente sul bordo dello stesso lato, appoggiandosi al figlio e lasciando così l’intera seduta completamente libera.
Di solito però nessuno reclama quel posto, ma neppure lo occupa garbatamente. Oggi invece, dopo qualche minuto, una signora apparentemente solo di pochi anni più giovane di Tomasoni si siede anch’ella, molto vicino al vecchio, come se volesse tenere lo spazio per qualcun altro che invece non arriva. Nel sedersi non saluta i due uomini i quali non fanno alcuno sforzo per dare mostra di essersi accorti del suo arrivo. Tutti e tre rimangono fermi, con lo sguardo fisso in avanti, intenti ad osservare attentamente il vuoto.
È così che li vede Ettore Botticini mentre attraversa la piazza di buona lena e vestito meglio del solito dirigendosi verso Corso Goffredo Mameli. Guardando quei tre, per un attimo pensa ad una famiglia, un figlio già piuttosto cresciuto e due anziani genitori, padre e figlio molto simili, con un volto lungo da contadino americano, il giovane con i capelli lisci e castani, le scriminatura in mezzo, il vecchio con pochi capelli mossi, completamente bianchi. Il giovane indossa un giubbino chiuso fino al collo troppo pesante per la stagione e per l’ora e veste in quel modo tipico dei figli che vivono da sempre con i genitori ed ai quali probabilmente è ancora la mamma ad acquistare i maglioni e i pantaloni. La madre è più grassa, ha un volto ovale e dei capelli tinti di uno scolorito giallo paglia.
Il silenzio di quelle tre persone sembra essere senza tempo, la fissità del loro sguardo senza spazio. E si domanda Ettore Botticini cosa stiano lì a fare, famigliola in gita a Brescia che si riposa un minuto o semplici pensionati che tengono compagnia ad un figlio disoccupato. O forse hanno appena ricevuto una brutta notizia, mentre stavano andando da qualche parte, e si sono dovuti fermare perché le gambe dei vecchi non reggevano. O magari ancora sono così, privi di ambizioni e di dolori, come monaci buddisti, persino senza bisogno di meditazione o di filosofia. Ettore Botticini ha appena il tempo per provare una malinconica tristezza, poi è di nuovo immerso nella città che oggi sembra stregata. Il lunotto posteriore di un’auto parcheggiata male per via di una ruota a terra lo avvisa con uno di quegli adesivi che vengono fatti stampare in occasione della Prima Comunione che Ginevra è a bordo, nonostante Ginevra non sia a bordo per niente. Una signora gobba con una giacca di lana bianca sta guardando incantata una vetrina di abiti da sposa. Il vecchio seduto al tavolino del bar lì a fianco probabilmente le ha detto qualcosa, perché lei scherzando risponde: “Eh… io non mi sposo più, purtroppo…” ciò nonostante il suo sguardo non si stacca da quella vetrina. Due passi più avanti, una signora sta raccogliendo qualcosa da terra, piegata a gambe leggermente divaricate e con il grosso sedere tutto di fuori. Il suo cagnolino, proprio in mezzo alle gambe, guarda su, in maniera molto maliziosa, e sembra sul punto di saltare per acchiappare qualcosa. La commessa del negozio, un transessuale nella migliore delle ipotesi, evidentemente conosce la signora e sa cosa ha perso perché dal bancone grida con voce baritonale qualcosa come: “Dobbiamo chiedere al prete di far benedire i negozi della via…” al che la signora risponde “…e anche le commesse!”
Di fronte alla farmacia, due signore discutono in modo molto animato con il farmacista alla presenza di due carabinieri in servizio. Il farmacista è evidentemente in imbarazzo e per giustificarsi non sa dire altro che: “Ma signora, anch’io ho una figlia…” mentre i carabinieri si domandano cosa stanno lì a fare. Di fianco alla seconda vetrina della farmacia, un ragazzo ed una ragazza si stanno abbracciando proprio di fronte alla macchinetta che distribuisce i preservativi, probabilmente perché la stessa ha mangiato loro gli ultimi spiccioli, rovinandogli la festa, pensa Ettore con un sorriso mezzo di invidia e mezzo di compiacimento. Poi improvvisamente squilla il cellulare (ma il cellulare squilla sempre senza un preavviso…).
“Eccomi!”, strilla lui in risposta, mentre la sua corsa prosegue, anzi lui stesso accelera sentendo la sua meta- in generale la sede dell’agenzia di comunicazioni Standard & Partners e più nello specifico il suo ufficio dove lo stanno attendendo per una riunione, al primo piano del palazzo in restauro di Corsetto Sant’Anna, piano occupato anche dallo studio dell’avvocato De Regibus e dal bureau amministrativo di una non ben identificata assicurazione francese on-line- finalmente più vicina.
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