[Lei non voleva]

La signora Pedrabissi oggi fa il suo ingresso in ospedale alle ore 11 del mattino. Di solito arriva molto prima, intorno alle 9. [A quest’ora, chissà quante cose ha già pensato, il mio Maicol] rimugina a sua volta la signora Pedrabissi che è davvero convinta che suo figlio sia in grado di pensare in quello stato, ma che lo faccia solo nelle ore diurne, quelle di veglia. Benché in coma, Maicol di notte dorme, come fanno tutti, nella ingenua credenza di sua madre.
I corridoi dell’ospedale sono come sempre animati da un’umanità varia e un po’ dimessa: vecchi che si trascinano le gambe, bimbi pallidi e magrolini accompagnati da madri iperprotettive, uomini e donne oppressi da preoccupazioni più grandi di loro. [Tutto questo non è giusto] pensa con enorme tristezza la signora Pedrabissi, muovendosi velocemente nel tentativo di recuperare un poco del tempo perduto.
[Lei non voleva non non non voleva. Dentro fuori lei, dentro fuori i nostri cuori, uno dentro uno fuori finché tutti i nostri cuori vuoti e i volti vuoti e gli occhi vuoti nel buio. Svenuti.]
Di fronte all’ascensore, due uomini in giacca e cravatta stanno discutendo di affari, cosa che risulta estremamente fuori luogo lì in mezzo. Uno ha i capelli neri, unti e lunghi, pettinati all’indietro, come andava di moda negli anni ottanta. L’altro è Luca Giovanelli, evidentemente impegnato nell’erculea fatica di piazzare all’interno dell’ospedale qualche ambulanza, qualche furgone. [Come si fa a parlare di sconti in questo posto… che senso ha se poi basta un niente per finire in un letto senza la speranza di alzarsi più] pensa la signora Pedrabissi aspettando l’ascensore di fianco ai due uomini d’affari.
Non è una buona giornata, questa, per lei. Stamattina il medico curante del marito le ha descritto le condizioni del signor Pedrabissi che, dopo l’ictus di qualche mese prima, sono andate via via peggiorando. Tutta la sua famiglia le si sta sgretolando addosso e lei non può fare nulla per fermare questo lento sbriciolarsi dei suoi affetti.
L’ascensore sembra non voler arrivare mai. In compenso si sentono le sirene di un autolettiga entrata a tutta velocità dall’ingresso del pronto soccorso. Un volontario del 118 che accompagna un anziano signore in carrozzina, anche lui in attesa, commenta ad alta voce, rivolgendosi a chissà chi.
“Sono anch’io un autista di ambulanza e vi dico che quella manovra non si può fare. Non importa quanto grave sia il paziente, le procedure prevedono una velocità limitata negli spostamenti all’interno…”
Alberto prosegue in un monologo che lascia gli altri del tutto indifferenti. Molti dei presenti stanno anzi pensando che se il paziente fosse un loro caro, sarebbero ben contenti di sapere che l’autista sta entrando a tutta velocità, in barba alle procedure, pur di salvargli la vita.
[Lei non voleva. Non ci siamo resi conto, quello che abbiamo fatto non conta. È stato un incidente capitato per caso, un fottuto caso sfortunato, una sfiga dopo l’altra. Inciampato. Tutto daccapo non sarebbe capitato. Un seconda occasione mi sarei salvato.]
“Scusa Maicol, sono in ritardo, oggi! Sono rimasta a casa un po’ di più col papà… tra l’altro gli ho detto che lo saluti tanto, naturalmente… ma non è più così lucido, sai… non so se ha capito… dovevo aspettare il dottore che è passato a visitarlo … per questo ho fatto tardi…”
È così che la signora Pedrabissi saluta Maicol, appena entrata, mentre appende la borsetta all’appendiabiti dietro alla porta. Non c’è traccia dell’infermiera e la signora solleva le coperte per controllare che tutto sia a posto, che Maicol non si sia sporcato, che il letto sia in buone condizioni. Poi prende la solita sedia e si mette di fianco al letto, accarezza la fronte del ragazzo e gli appoggia una mano sulla spalla.
[Lei non voleva. Non c’era più niente era un dentro vuoto. Seni fuori occhi fuori testa fuori gambe fuori quando è toccato il mio turno ho toccato solo un sacco vuoto. Dentro.]
Chi sarà mai questa lei? Da quando è entrata, Maicol ha già ripetuto la stessa frase almeno un paio di volte, aggiungendo altri particolari incomprensibili. Sembra tornato ai pensieri sconnessi dei primissimi giorni.
Questo dispiace alla signora Pedrabissi che crede fortemente in un nesso fra la lunghezza delle frasi del figlio ed i miglioramenti del suo stato di salute. Però sulla preoccupazione prevale la curiosità di sapere chi potrebbe essere la donna alla quale si sta riferendo oggi Maicol. Forse la sua fidanzata? Ma se Maicol ha una ragazza, perché non si è mai fatta vedere una volta in tutte queste settimane? Allora forse suo figlio si riferisce ad una amica che lui amava, ma dalla quale non era ricambiato. Questo spiegherebbe anche il senso della frase.
[Lei non voleva. Non sapeva non avrebbe accettato non sarebbe salita. Dovevamo fermarci abbiamo esagerato. Addosso uno alla volta sì ma non così. Potevo fare qualcosa non potevo fare qualcosa si può sempre fare qualcosa. Tutto troppo in fretta al buio in giro la notte ubriaco e stanco. Tutto troppo insieme alcol cocaina sesso sonno. Sonno anche il giorno dopo fino ad addormentare su quel maledetto muletto…]
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