Lazzari e la Giusi

Lazzari e la Giusi sono gli ultimi due rimasti nel gazebo, dopo che gli altri se ne sono già andati da un pezzo: il turno di notte tocca a loro, oggi. Sì perché, per impedire che i macchinari vengano portati fuori dallo stabilimento, è necessario che ci sia sempre qualcuno, nel presidio. Questa cosa, che all’inizio sembrava ovvia per tutti, paradossalmente col passare del tempo sta diventando sempre più oscura, al limite incomprensibile. Forse i membri di Occupy la Forex si aspettavano qualcosa di più intenso, di più eroico, con continui assalti da parte di Alcide o di Mantovani nel tentativo di arraffare il possibile, con irruzioni da parte dei curatori fallimentari per redigere l’inventario del vendibile e magari con cariche della polizia per sfiancarli e farli desistere. Invece fino ad oggi in pratica pochissimi si sono presentati di giorno e sicuramente nessuno di notte.
La Giusi sta scrivendo l’ennesima e-mail e Lazzari è alle sue spalle a guardarla. La trovava bella, come sempre quando la guarda. Il profilo netto, i capelli alla nuca, il fisico asciutto, ma con tutte le sue curve. In tanti anni di lavoro insieme, Lazzari se l’è sempre mangiata con gli occhi, non riuscendo mai, neppure una volta, ad esprimere un complimento, figuriamoci un avance. La Giusi si è accorta di quella attrazione solo da certi sguardi, incrociati per caso girandosi senza preavviso. Lei non ha mai incoraggiato il collega, non sentendosi affatto attratta. Lazzari nell’insieme non è brutto, ma ha un volto le cui linee, quella della fronte, quella del collo, il profilo delle labbra, la pinna stessa del naso, convogliano tutte sulla punta del naso, conferendo al viso un’espressione da grasso segugio. Più di tutto il resto, il carattere remissivo e il pessimismo fatalistico, è questo a respingerla.
Dall’inizio del presidio, con la convivenza nello spazio stretto del gazebo, la frequentazione continua, la rottura stessa degli schemi ed il nuovo affiatamento necessario per portare avanti qualcosa di mai sperimentato prima, la Giusi si è aspettata una resa dei conti, un momento in cui lui si sarebbe dichiarato, lei l’avrebbe respinto ed il presidio avrebbe perso un combattente e quel momento è probabilmente arrivato.
“La prima notte insieme…”, accenna Lazzari, con semplice ironia.
“Eh sì… Nozze, prima notte e luna di miele, tutto nel gazebo…” scherza la Giusi, concedendo per la prima volta a Lazzari un gancio per un’avance.
“E come si consumerà questo matrimonio…?”, chiede Lazzari arrossendo fino alle radici, nella speranza che lei non riesca a vedere il suo disagio nell’immagine riflessa dello schermo del pc.
“Con una vertenza sindacale…?”, insinua la Giusi, ridendo amaramente.
“No perché sai Giusi… tu scherzi, ma… io per te… insomma… è così, dai…!”
“Ach mado’ Lazzari, non ci saremo fatti un po’ troppo espliciti…?”, dice lei voltandosi di scatto e guardandolo dritto negli occhi.
“Hai ragione, scusa, non mi dovrei permettere, solo che… a stare così tanto tempo insieme… più uno ci pensa… più le cose sembrano diventare possibili…”
“Un po’ come la riapertura della Forex, vero?”, conclude amaramente la Giusi, voltandosi di nuovo verso lo schermo e ricominciando a spedire appelli a tutti i giornalisti, i politici, le associazioni. “Le volte che sento Alcide mi dice sempre –La settimana prossima si riapre!- e a me tutte le volte si accende la speranza…”
Come sempre quando la Giusi nomina Alcide, Lazzari ha un moto di impazienza. È una cosa che proprio non capisce. Come faccia una donna bella e raffinata come la Giusi a prendere anche solo in considerazione un cinghiale come Alcide. Invece lei non ha mai dato segni di insofferenza per quel capo volgare e grossolano. Gli tiene testa, alle volte lo insulta, persino, ma quando lui non c’è non lo critica mai, spesso anzi ne giustifica le scelte.
“Mi sembra che adesso non sia nella condizione migliore per fare delle promesse…”, dice Lazzari, nella speranza che almeno l’idea di Alcide in carcere scalfisca l’immagine che la Giusi ha di quell’uomo.
“Si stanno accanendo contro di lui… dopo l’incidente serviva un capro espiatorio… Lo sappiamo tutti che certe protezioni non le usa nessuno, in nessuna azienda in Italia…”
“Le norme sono troppo rigide… così la 626 alla fine serve solo a fare della carta…”, concede Lazzari, pur di dare ragione alla Giusi, benché sia proprio lui, in azienda, ad occuparsi di sicurezza e certificazione.
“Troppo rigide, Lazzari?! È per via delle norme troppo rigide che ci sono tre incidenti mortali al giorno? Statistiche di quest’anno, parlo…”, lo attacca la Giusi, spiazzandolo.
Lazzari non sa più cosa replicare, non capisce dove la Giusi voglia andare a parare.
“Ma a te piaceva lavorare alla Forex?”, chiede scettico Lazzari, dopo un minuto di silenzio.
“Certo che mi piaceva”
“A vederti non si sarebbe detto…”
“Che c’entra… Lavorare non è mai piacevole…”
“A me faceva schifo…”, dice Lazzari con un tono da confessione, come se la cosa non fosse stata evidente a tutti già da un pezzo. “Sono rimasto tanti anni per mancanza di un’alternariva…”
“Non l’hai mai cercata, mi sembra…”
“Sai com’è… pigrizia, paura…”
“Così hai usurpato il posto a qualcuno che avrebbe lavorato meglio…”
“Lo fanno in tanti, mi pare…”
“Per questo poi le aziende vanno male…”, conclude dura la Giusi, con un discorso da confindustriale che Lazzari non le aveva mai sentito pronunciare.
“Giusi, io non so dove sei vissuta fino ad oggi… A me sembra che a loro, ai capi, serva solo qualcuno che occupi una posizione per potersi sfogare quando qualcosa va storto… Vogliono solo delle segretarie fedeli…”
Proprio quello che la Giusi è sempre stata, conclude amaramente Lazzari, andando a sedersi sull’unica poltrona comoda del gazebo per schiacciare un pisolino e accorciare così il turno di notte.

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