[La polvere]

[la polvere] [si posa dappertutto la polvere sui mobili sugli uomini senza distinzione senza rispetto] [entra nel naso scende nella gola penetra nelle ossa si calcifica ti mummifica da vivo] [la polvere è contraria al cambiamento a qualsiasi colpo di vento di spugna o di coda] [la polvere cade sulle cose] [accade] [sembra fermarle le cose fotografarle in bianco e nero anzi no di grigio] [le cose a loro volta cadono e qualche volta capitano] [capitàno mio capitàno] [prima capitavano raramente adesso non capita più niente]
Nella stanza di Maicol aperta dalle infermiere alle visite entra Folco Delese, l’ex magazziniere della Forex. Si è svegliato stamattina pensando a Maicol e, non avendo nient’altro da fare, si è presentato in ospedale ad un orario a caso, aspettando poi nella hall, con un giornale in mano, che aprissero ai visitatori i padiglioni.
Subito al primo sguardo, Folco trova Maicol perfettamente curato e se ne stupisce. Evidentemente sono le infermiere ad occuparsi del suo aspetto, ma chissà perché se lo immaginava vittima di uno sviluppo ipertrofico di tutto quello che continua a crescere in un corpo addormentato: barba capelli unghie.
Maicol invece è più o meno come se lo ricordava, un po’ più magro, un po’pallido. Gli occhi chiusi sembrano più allungati, più -come dire- orientali del normale, ma Folco non è sicuro di aver mai visto Maicol ad occhi chiusi e questa potrebbe essere la vera differenza. L’impressione generale è di estrema calma, senza dolore alcuno, ma anche senza la spinta al miglioramento se non proprio alla guarigione.
Folco vorrebbe dire qualcosa a Maicol, ma non può, nè Maicol sarebbe comunque in grado di capirlo, pensa Folco e, ugualmente, tira fuori dalla tasca il suo taccuino.
Folco scrive CIAO
Maicol risponde [coma]
Folco scrive COME STAI
Maicol pensa [male] [normale] e poi subito [vergogna] e dopo un attimo [paura]
I due non si parlano, ma in qualche modo si capiscono. Folco guarda fuori dalla finestra e segna OGGI SOLE.
Maicol resta immobile e replica [buio pesto].
Folco, tanto per dire qualcosa, scrive DORMO POCO, poi si rende conto dello sproposito e cancella con due tratti di penna la frase. Resta un momento immobile, poi chissà perché pensa che Maicol potrebbe apprezzare un aggiornamento sulle ultime novità e sul taccuino scrive FOREX CHIUSA.
Maicol evidentemente se l’aspettava, infatti immediatamente replica [sconfitta perdita fallimento].
Folco aggiunge TUTTI A CASA poi capisce che anche questo argomento è un po’ troppo delicato da affrontare con un ammalato e, senza aspettare la risposta, prende in mano il giornale e riassume un titolo che gli sembra interessante. RIENTRO DALLE VACANZE.
Così, anche Maicol in una parola descrive la sua situazione: [naufrago]. E il dialogo in qualche modo prosegue sulla differenza tra chi ritorna e chi rimane lontano.
TURISTI
[isola] [carcere] [ospedale]
VIAGGIO
[lontano] [messaggio] [aiuto]
RITORNO
[risveglio] [risposta] [scialuppa]
LAVORO
[normale] [vita] [banale]
INEVITABILE
[controvoglia] [paura] [vergogna]
E Folco inspiegabilmente intuisce che Maicol sta affrontando controvoglia il suo ritorno esattamente come tutti i turisti che rientrano dalle vacanze. A differenza della Signora Pedrabissi, che prendeva appunti e basta e che quindi estorceva a Maicol nient’altro che una confessione, Folco, sordo, ascolta e, muto, esprime. In una parola dialoga. I pensieri che Maicol lanciava a sua madre erano messaggi nella bottiglia, erano richieste di aiuto, che la signora era in grado di ricevere, ma a cui non era in grado di rispondere. Folco, invece, riesce dove la signora Pedrabissi aveva fallito, è capace di dare una risposta a questa sorta di tweet telepatici che Maicol lancia nel vuoto.
In quel momento entra il giovane dottore, vede Folco con in mano un blocknotes e pensa che, a quanto pare, tutti siano in grado di capire che cosa Maicol abbia da dire. Tutti tranne lui e le infermiere.
“Scusi, mi può dire cosa le ha detto Maicol e come fa a sentirlo? Perché io proprio non riesco…”
Folco si gira soltanto all’ultimo, quando il medico gli ha ormai messo una mano sulla spalla. Non ha sentito una sillaba di quello che gli è stato chiesto e meccanicamente scrive due parole sul suo taccuino SORDO MUTO.
Il dottore scuote il capo, si scusa a gesti e si allontana rassegnato al fatto che il mistero di Maicol rimanga ancora una volta insoluto.
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