Intorno alle due

Intorno alle due di notte, la pattuglia della polizia locale appostata in via Volta per i soliti controlli ferma una Porsche lanciata a tutta velocità. La vigilessa, già pronta per staccare e tornarsene a casa, si avvicina e fa segno al guidatore di abbassare il finestrino. Una zaffata di puzza di sambuca la investe, al punto che teme di risultare positiva al test lei stessa, dovesse farselo da sola.
Un ragazzo molto giovane è alla guida: occhi sbarrati e colorito ceruleo. Di fianco, un uomo più anziano, sulla cinquantina, in condizioni persino peggiori del giovane.
“Mi favorisce la patente?”
Il ragazzo sembra impreparato a quella domanda. Comincia a palparsi nelle tasche dietro dei jeans, poi in quelle davanti, poi controlla nel vano della portiera, poi nel cassetto del cruscotto. La poliziotta, spazientita, tira fuori la torcia e illumina l’abitacolo. Il portafoglio se ne sta tra i piedi del ragazzo. L’agente lo illumina con la torcia, ma questo non è sufficiente ad ottenere l’attenzione del guidatore che non si accorge di nulla. A questo punto l’agente da un paio di colpetti sulla carrozzeria. Il ragazzo la guarda e lei gli indica il posto dove cercare.
Raul Mantovani, risulta finalmente dal documento.
“Chi è quell’uomo?”, chiede la vigilessa, sbalordita per la puzza d’alcol che esce da quella vettura.
“Mio padre…”, risponde Raul Mantovani.
Ora, mentre il figlio sta dando i documenti, soffia nell’etilometro facendo schizzare sul rosso i led indicatori, si prepara a vedere la sua patente stracciata per sempre, Mantovani padre a intervalli regolari apre la portiera della super sportiva e vomita il contenuto del suo stomaco sul selciato della strada.
La vigilessa non sa cosa pensare: se questo è l’esempio che dà il genitore, non si può pretendere nulla dal figlio. Lei però non sa che in realtà è il giovane ad avere convinto il padre ad uscire quella sera, è lui che l’ha portato in un nightclub, che l’ha fatto ubriacare, che gli ha fatto pagare il conto (ed è per questo che se l’è portato appresso, ha pensato Mantovani senior un momento prima di perdere definitivamente la lucidità).
La vigilessa torna in auto e riferisce l’esito dell’alcol test al suo collega e superiore. Quello la ascolta mezzo addormentato e concorda sul fatto che vada ritirata patente e mezzo. Poi appoggia di nuovo la testa contro il sedile e ricomincia a sonnecchiare. È troppo anziano ormai per le pattuglie di notte, pensa un secondo prima di perdere lucidità. La vigilessa, rassegnata, torna a bussare al finestrino della supersportiva.
“C’è qualcuno che può venire a prendervi? Voi da qui non vi spostate di certo in macchina…”
“Posso telefonare a mia nonna, se è ancora sveglia…”
Come volevasi dimostrare, pensa l’agente, manca la figura materna in questa famiglia. Eppure quando, venti minuti dopo, la figura più prossima a quella materna arriva, la vigilessa subito decide che non se ne sentiva la mancanza. Come se l’età fosse per forza un merito, la donna, settantenne, infarcisce ogni discorso di “lasci dirlo a me che ho l’età e l’esperienza per saperlo…” oppure “stia a sentire me che potrei essere sua madre…”
Sta di fatto che la situazione comincia a complicarsi, al punto che addirittura il collega della vigilessa, svegliatosi improvvisamente, si decide a scendere dalla macchina per capire cosa sta succedendo.
“Signora ma lei deve capire la situazione di mio figlio…”, dice la vecchia. “L’azienda per cui ha fatto tanti sacrifici sta fallendo. Mio nipote voleva solo portarlo fuori per farlo distrarre un po’.”
“Distrarre un po’? Ma questi due sono ubriachi fradici. Potevano anche distrarsi un po’ meno…” commenta il vigile, già spazientito.
“Ma lei li ascolta i giornali? La legge la radio? Ha sentito quanti imprenditori si sono già uccisi in questi mesi? E se adesso toglie la patente a mio nipote… Cosa succederà alla mia famiglia?”
“Beh, intanto stiamo parlando di toglierla a suo nipote, non a suo figlio. Questo con l’azienda in fallimento, che c’entra?”
“C’entra eccome! Anche mio nipote dà una mano, cosa crede? Non c’è nessuno nella nostra famiglia che non fa niente… Non c’è mai stato…”
La vigilessa in un certo senso ammira tanta grinta in una anziana signora. Inoltre sa già come andrà a finire: il vigile, leghista convinto, si farà convincere da questo genere di ragionamenti. Più alto in grado, farà valere la sua posizione per stracciare multa e verbale e lasciare andare i due idioti insieme con la megera. La vigilessa è troppo stanca per lottare contro tutti e poi, in fin dei conti, che gli cambia? Certo, ritiro del mezzo e multa di mille euro si tradurrebbero in un bonus sostanzioso a fine mese… Ma non ha alcuna speranza di averla vinta, in quelle condizioni.
“Signorina, anche lei, non potrebbe trovarsi altro da fare, invece di star qui la notte a dare multe ai guidatori…”, si permettere di concludere la vecchia, ottenuto come previsto un condono tombale di tutti i reati della sua discendenza.
Eh no, chiudere un occhio è un conto, ma farsi prendere per il culo no! Il verbale oramai è stracciato, ma la vigilessa prende nota mentalmente della targa dell’auto. Prima o poi troverà il modo di fargliela pagare a quei due imbecilli.

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