Incendio alla fabbrica del Termaflon

di Loredana Lollo – Il Giornale di Brescia

Un incendio è scoppiato stanotte alla Forex di Brescia, in Zona Industriale Lingua d’Oro. A dare l’allarme, un metronotte che passava di lì durante i suoi giri, lo stesso che seguiva la sicurezza della Forex fino a cinque giorni fa, prima che la sua agenzia gli comunicasse che l’azienda stessa aveva deciso di recedere il contratto e rinunciare al servizio di sorveglianza. Risulta naturale adesso giudicare sospetta questa decisione, soprattutto alla luce degli ultimi eventi che hanno coinvolto la Forex: un grave incidente sul lavoro, le voci di fallimento, le indagini della polizia sull’uso di un materiale altamente nocivo quale il Termaflon, le accuse da parte di alcuni dipendenti nei confronti dei titolari di voler chiudere l’azienda.
L’incendio, comunque, è stato domato in pochi minuti dai vigili del fuoco, prontamente arrivati ed ha colpito soltanto una parte del magazzino, guarda caso quella in cui vengono tenuti i materiali isolanti necessari alla coibentazione delle pareti dei furgoni frigoriferi, gli stessi materiali vietati perché nocivi.
È probabile che adesso la polizia metta sotto sequestro l’azienda, o almeno una parte. Questo naturalmente non gioca a favore degli operai che stanno cercando in tutti i modi di salvare il loro posto di lavoro. Intervistata telefonicamente subito dopo l’accaduto, la leader del movimento che loro stessi hanno ribattezzato Occupy la Forex, Giuseppina Borghesi, ha rilasciato queste dichiarazioni:
“Speriamo che la polizia riesca a fare i propri accertamenti senza che questo risulti un danno per l’azienda. Sarebbe paradossale che quelli che sono evidentemente i principali indiziati di questo incendio ottenessero un vantaggio dalle indagini stesse.
Noi siamo disposti a dare tutto il supporto possibile all’inchiesta, ma è fondamentale in questo momento che la produzione continui. I bilanci aziendali, a fronte di un calo del fatturato, sarebbero un ottimo alibi per la proprietà per dichiarare fallimento e chiudere la Fabbrica. Questo è naturalmente quello che noi temiamo di più in assoluto.”
È notevole la presenza di spirito di questa donna, svegliata alle quattro del mattino con la notizia dell’incidente. Tale era la disponibilità che le abbiamo anche chiesto come mai tanto attaccamento per una azienda in cui, vista la presenza del Termaflon, rischiano fortemente la salute e forse addirittura la vita.
“Prima di tutto va chiarito che il Termaflon è pericoloso se ridotto in polvere. A noi i pannelli arrivano già tagliati, si tratta solo di montarli. Dovrebbero applicare molte più cautele chi dovesse demolire i veicoli, ma queste persone sono del tutto ignare di quel che troveranno nelle pareti. Per noi quindi il rischio è relativo. D’altro canto, questa è l’azienda in cui lavoriamo da anni, non ce ne sono altre simili nel territorio, nessuno di noi avrebbe un reimpiego facile ed immediato se dovessimo trovarci a casa. E poi non ci sono altre ragioni per la chiusura se non il timore da parte dei titolari di dover risarcire la famiglia Pedrabissi per l’infortunio del figlio e di dover affrontare il processo per l’uso di un materiale vietato dalla legge. La Forex di per sé è un’azienda sana, è un’azienda che produce ricchezza.”
D: “Però mi sembra che qualche caso di cancro ai polmoni si sia già registrato fra i dipendenti o fra gli ex dipendenti…”
R: “Di chi parla? Se conosce i nomi, li faccia!”
D: “Mario Quadri, Veronica Brambilla, Cassio Nuvolera, per esempio…”
R: “Quelli fumavano tre pacchetti di sigarette al giorno, signora Lollo! Di sicuro Quadri e Nuvolera! Gli sarebbe venuto lo stesso, anche se avessero lavorato in un orto botanico tutta la vita! E la Brambilla ha fatto la stessa fine di suo fratello che viveva a Milano. Ecco, se cominciate a far circolare certe voci, allora la chiusura sarà inevitabile!”
“Ancora una volta mi sembra che il ricatto del lavoro porti anche gli impiegati più impegnati dal punto di vista sindacale a dimenticare le ragioni dell’ambiente e della salute che dovrebbero, a mio avviso, arrivare per prime”, è questo il parere di un altro dipendente della Forex sentito alcuni giorni fa e che ha espressamente chiesto di rimanere anonimo. Nonostante avesse l’esclusiva, questo giornale ha preferito aspettare a pubblicare certe rivelazioni, per non mettere in difficoltà i lavoratori della Forex stessi. Altri giornali nazionali non hanno avuto la stessa sensibilità e già nei giorni scorsi circolavano numerose voci circa le intenzioni dei titolari. Questo ci sembra possa solo alimentare un clima di tensione e di scontro tra le parti in una situazione già piuttosto difficile. Lo scoppio dell’incendio oggi conferma i nostri timori anche se rende inutile la nostra cautela.
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