Il gruppetto si è sciolto

Il gruppetto si è sciolto. Anche altri che si erano fermati fuori dal cinema dopo la riunione se ne sono ormai andati. Claudia e Albino si allontanano a passi svelti per poter tornare a casa in tempo per dar da mangiare a Giulia.
“Ci mancava solo questa! E adesso toccherebbe a me avvisare gli assenti?” torna sulle sue preoccupazioni Claudia: vorrebbe che la cosa si risolvesse per il meglio, ma senza doverci mettere del suo
“Non guardare me… Io non ci penso nemmeno…”, dice Albino, troppo indaffarato a cercarsi le chiavi dell’auto nelle tasche per dare davvero retta a sua moglie. In fondo però ci gode un sacco a vederla sulla graticola.
Finalmente ha smesso di piovere ed è uscito un ultimo sole arancione dalle nuvole grigie. Brescia al tramonto, a fine maggio, appare persino bella. Via San Faustino è animata da studenti a spasso fra un bar e l’altro, lavoratori che rientrano dall’ufficio o dalla fabbrica e mamme per lo più africane che vanno a fare la spesa circondate dai loro marmocchi.
Proprio all’inizio della salita per il castello, un po’ spostato rispetto all’ingresso della segreteria dell’università in San Faustino, l’enorme gru al centro del cantiere per la metropolitana tiene sospeso a mezz’aria un miscelatore per il cemento. Questo oscilla ampio e lento, come il pendolo di un enorme orologio e segna lo scorrere del tempo: il tempo lento per la realizzazione di una grande opera amichevolmente chiamata la Talpa, quello necessario all’integrazione degli extracomunitari, quello da tutti passato aspettato che accada qualcosa, che cambi qualcosa.
Due innamorati si stanno cercando fra le vie del Carmine: lui è arrivato un po’ in anticipo e, dopo aver percorso la contrada in lungo e in largo, adesso aspetta seduto al margine di Campo di Marte, uno spazio oggi come duemila anni fa dedicato all’attività fisica. Un gruppo di persone sta facendo stretching coricate per terra, per lo più su stuoie o lettini, forse dopo un allenamento intenso, forse come forma di ginnastica soft, adeguata all’età media che i più dimostrano. Al centro del campo, un gruppo di indiani gioca a cricket, mentre un altro gruppo dalla pelle scura sta sperimentando una strana forma di lotta libera. A torso nudo, cinque ragazzi si allenano in prese ai fianchi cercando di farsi cadere e, una volta a terra, cercando di immobilizzarsi a vicenda. Tutto intorno, ragazzi e ragazze all’apparenza italiani corrono lungo la pista in ghiaia che circonda il campo. [Stranieri al centro, italiani ai margini, strano] pensa l’innamorato che controlla tutto questo mentre alterna tentativi telefonici a verifiche dei messaggi ricevuti. Non era quello il luogo del ritrovo, ma per qualche ragione il giovane dà per scontato che lei non arriverà.
La ragazza invece è già a Brescia da in po’, ma ha dimenticato in ufficio il cellulare, non sa quindi che ore sono né come contattare il suo moroso. Non conosce il suo numero a memoria e comunque non esistono più le cabine telefoniche. Oggi ci sono solo gli internet point e quindi, dopo essere stata svariati minuti nel punto dell’appuntamento, più o meno nei pressi dei lavori della metropolitana, più o meno sotto ad una gru enorme, forse prima o forse dopo l’arrivo del suo ragazzo, dopo aver controllato nei dintorni del cinema Eden e del bar dove si erano incontrati la settimana prima, dopo essere passata di fronte a tutte le gallerie d’arte disseminate un po’ ovunque nel quartiere, alla fine la ragazza si rifugia in uno degli internet point di via San Faustino alla ricerca di aiuto da parte di qualcuna delle sue amiche che potrebbero avere il numero del suo fidanzato, potrebbero cercare di contattarlo.
Ma la cosa non è così semplice: nessuna è in skype, nessuna ha smartphone in grado di ricevere e-mail e, più in generale, nessuna sembra essere al computer in quel momento . La ragazza si sente sola, abbandonata. Non è un sentimento del tutto giustificato, conosce bene la città, può tornarsene a casa propria quando vuole, può andare a casa del fidanzato ed aspettarlo lì, eppure questo fatto che lui non sia in grado di trovarla, di mettersi in contatto con lei la deprime. Vorrebbe mettersi a piangere, anzi lo fa e non gliene frega un accidenti se gli altri la vedono.
Ormai è buio e l’innamorato se n’è tornato a casa stanco, incazzato, ma soprattutto stanco. Passa un’ora, ne passa un’altra, alla fine decide di mangiare qual poco che trova nel frigo, ancorché mezzo avariato. Il poco, non il frigo. È così, con la forchetta in bocca, che lo trova la fidanzata, quando entra in casa, stravolta. Peggio che se l’avesse trovato con un’altra.
“Ciao. Dove sei stata tutto il tempo?”, dice lui, al quale l’incazzatura è già passata.
“A cercarti, stronzo! E tu invece eri qui a casa, bello comodo.”
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