Il comitato Vittime del Termaflon

Il comitato Vittime del Termaflon è ben al corrente della visita alla Forex da parte del politico locale, benché essa non sia stata minimamente pubblicizzata sulla stampa. Lo sanno perché, cercando di ottenere un incontro con l’assessore all’Ambiente, hanno scoperto che questo, non solo non sembra preoccupato per gli effetti nocivi sulla salute del termaflon, ma anzi si è fortemente raccomandato col collega in carica al Lavoro ed allo Sviluppo Industriale perché portasse ai dipendenti della Forex un messaggio di solidarietà anche da parte sua.
Urge a questo punto cercare una contromossa e serve soprattutto trovare un modo per ottenere visibilità, altrimenti la politica, il ricatto occupazionale, l’attenzione ambientale sempre altalenante nei cittadini, porteranno sempre a favorire le ragioni dell’industria rispetto a quelle della salute. Giorgio Favalli ha già proposto lo sciopero della fame, il sit in di gruppo di fronte al palazzo del Comune, l’incatenamento ai cancelli della Provincia, ma nessuna di queste strategie è stata giudicata adatta dagli altri membri. Suona tutto già fatto, vecchio stile, troppo anni settanta, decisamente fuori moda.
“Costituiamoci parte civile nel processo che sta istituendo il Tribunale di Brescia”, sta insistendo da qualche minuto Giorgio Favalli.
“Ma spetterebbe al Comune, possibile che non facciano niente?”, ribadisce per l’ennesima volta Ernesto Viola, suo compagno in altre mille battaglie ecologiste.
“Certo che spetterebbe al Comune, che ragionamento! Ma noi lo facciamo al posto loro! Sono loro che si dovrebbero muovere, lo so, ma si può fare… è anche già stato fatto…”, replica Favalli battendo il dorso di una mano sul palmo dell’altra.
“Ecco appunto, è già stato fatto! Noi dobbiamo trovare qualcosa di nuovo!”, dice una donna che non si è mai vista prima. Una donna mora, piuttosto formosa, attraente.
“Beppe Grillo ha attraversato a nuoto lo Stretto di Messina… quella sì che è una novità!”, suggerisce il direttore della rivista on-line di Brescia LaVoce.it, un vecchio con un tono baritonale ed un lievissimo accenno di Parkinson alle mani.
“Bella minchiata! Scusa eh…?! E io cosa dovrei fare? Risalire il Mella fino alla foce? Ne esco corroso fino alle ossa!”, reagisce istintivamente Favalli, anche se nessuno ha accennato che spettasse a lui l’impresa.
“Non c’entrano i fiumi questa volta… è un inquinamento dell’aria, giusto? Dobbiamo trovare qualcosa che riguarda l’aria…”, prova a suggerire Martini, la civetta. Anche per lui è la prima volta ad un incontro del Comitato, decretato in via definitiva il suo abbandono della Forex.
“Bravo! Un pallone aerostatico!”, replica la donna mora di prima. “Con un bliz gonfiamo una mongolfiera nel cortile della Forex e da lì ci solleviamo! Il vento ci porterà in città, così sarà evidente a tutti il tragitto che compiono le polveri!”
“Bella idea… ma con che soldi? Dai ragazzi, su! Dobbiamo trovare qualcosa di fattibile…”, critica a sua volta il direttore della Voce, come a ribadire che le traversate a nuoto quanto meno sono gratis.
“Accendiamo dei fumogeni! Tipo quelli delle segnalazione dopo un naufragio! Fanno un fumo alto una cinquantina di metri io credo. E anche così sarà chiaro dove tira il vento!”, si aggancia allora Martini.
“Già più fattibile, anche se manca un nesso…”, inizia Favalli, poco convinto e subito interrotto dall’entusiasmo di Martini.
“Ma sì! Organizziamo un’azione d’assalto: invitiamo due o tre giornalisti, entriamo nel cortile della Forex, io qualcuno che ci faccia passare lo trovo fra gli ex colleghi, accendiamo due fumogeni e li tiriamo sul tetto degli stabilimenti… ci metteranno un’ora a recuperarli, quanto basta per la nostra dimostrazione…”
“Non c’è nessun nesso con la tossicità del materiale… È quello che dobbiamo dimostrare, che quella merda uccide… Se si trattasse solo far vedere dove tira il vento…”
“E come cazzo fai, Giorgio? Mica è cianuro che ti uccide all’istante…”, si vendica dell’affronto di prima il direttore della Voce.
“Perché scusa, qualcuno ti ha dimostrato che l’amianto è cancerogeno? Lo dicono le ricerche e la gente ci crede…”
“Oggi! Ma quanti anni ci sono voluti per convincere le persone a non metterlo sui tetti? Trenta? Io dico che qualcuno è ancora convinto che quella dell’asbestosi sia tutta una montatura…”
“Vuoi usare degli animali come cavie?”, lo stuzzica su una vecchia questione Favalli.
“Ci mancherebbe!”, esplode la donna, da alcuni minuti silenziosa.
“Stavo scherzando, naturalmente… Posso chiederle il suo nome? Non l’ho mai vista alle riunioni…”
“Mi chiamo Gaia Duso… io non abito nel quartiere Sant’Eufemia, per la verità…
“E come mai si è interessata alla nostra battaglia, se posso chiedere?”, domanda incuriosito il direttore.
“Sono amministratrice di un condominio in via Milano, edificato sull’area di un vecchio distributore di benzina… Noi abbiamo problemi di infiltrazioni di derivati del petrolio nel terreno… io sono venuta per capire come vi stavate organizzando e per proporvi una sorta di gemellaggio… una unione di tutte le vittime di disastri ambientali…”
“Eh però, bella idea… ma che c’entra?”
“Qui stiamo parlando della Forex…”
“Se facciamo confusione poi le gente non capisce più…”, mettono le mani avanti tutti, finalmente concordi.
“Beh, ma il rispetto ambientale è unico, ci accomuna…”, insiste Gaia la mora.
“Sì, ma lo vedi anche tu… qui siamo in quattro gatti… già facciamo fatica a portare avanti una battaglia, figuriamoci due…”
“E poi scusa, i tuoi condomini dove sono? Cosa ne pensano?”
“Sì, i miei condomini! Quelli non li scuote neanche la minaccia del cancro…”, ammette rassegnata Gaia.
“E allora dunque, di cosa stiamo parlando…?! Di niente! Tanto se poi organizziamo qualcosa, non si presenta nessuno…”
Ognuno pensi per sé, questo è il messaggio che Gaia Duso porta a casa stasera. È persino inutile discutere: subito nascono le gelosie, qualcuno teme di perdere la leadership, o che l’interesse dell’opinione pubblica si sposti… un discorso completo e coerente non si può fare: si viene continuamente interrotti, tutti la sanno lunghissima su tutto, e ti riportano quello che hanno già fatto vent’anni prima e non è riuscito, quello che hanno già provato l’anno scorso e non ha funzionato. Il disfattismo e l’orgoglio di essere testardi regnano sovrani. C’è come una sorta di masochismo negli attivisti, una caparbia rassegnazione di essere nel giusto, ma eternamente sconfitti. E questo a Gaia Duso non piace, gli puzza di intellettuale di sinistra.
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