I rappresentanti dell’ordine

I rappresentanti dell’ordine sono arrivati a porre i sigilli ai cancelli della Forex e per i valorosi membri del gruppo Occupy la Forex non c’è stato niente da fare. A nulla sono valse le pacate proteste di Lazzari “Signori, ragioniamo, qui sono in gioco le nostre vite…”, gli insulti e le intimidazioni di Musumeci “Dovrete passare sui nostri cadaveri!”, la ferma opposizione prima e poi le goffe avances della Giusi “…se non proprio con la vita, potremmo sempre pagare col nostro corpo…?”.
“Signori, noi facciamo soltanto il nostro lavoro”, è stata l’unica replica dei finanzieri. Scusa che non vale molto, visto che in passato è stata usata, deturpandola, dai soldati nazisti e dagli agenti segreti comunisti.
I tre sindacalisti, precedentemente convocati dal tribunale per dirimere le procedure burocratiche, erano talmente consapevoli dell’inesorabile destino dell’azienda che non hanno nemmeno accennato ad un’opposizione. Se lo aspettavano anche gli altri, alla fine, un intervento del genere, da quando, dopo la visita di Cartelli, è stato evidente a tutti che Alcide non aveva alcuna intenzione di accettare l’invito del politico all’apertura di un tavolo di trattative.
“Signori, potete anche smontare il gazebo…”, erano state le ultime parole pronunciate da Alcide, prima di sparire definitivamente e qualcuno, quella sera di due settimane prima, le aveva persino interpretate come un segnale di apertura. È incredibile alle volte come le persone vogliano illudersi delle cose più improbabili.
I cancelli infatti sono stati serrati definitivamente ed il tribunale ha disposto per la settimana successiva l’inventario di tutti i beni presenti in azienda.
“Da domani che si fa…?”, si chiede ad alta voce Lazzari. La protesta è finita e l’estate volge quasi al termine. Come se si chiudesse una seconda giovinezza per Lazzari, una stagione di sogni e di ideali, un ’68 privatissimo, posticipato al terzo millennio, vissuto in età matura. Finisce il lungo, inefficace, romantico corteggiamento alla Giusi, le discussioni politiche con Denti e Niccolai, le partite a dama col silenzioso, ma immancabile Folco.
“Domani si va a cercare un altro lavoro… che è quello che avremmo dovuto fare già tre mesi fa… senza stare qui a perdere tutto questo tempo…”, ringhia sprezzante Ricolfi.
“Non ti ha obbligato nessuno a stare qui, sai… ci sei venuto di tua spontanea volontà e spontaneamente sei rimasto…”, gli rinfaccia immediatamente Musumeci, a cui Ricolfi è sempre stato insopportabile. Adesso che non c’è più un domani, non c’è nemmeno l’esigenza di rimangiarsi le parole, per quieto vivere. Adesso ci si può sfogare, contro tutto e contro tutti.
“Quanto a te, Lazzari, puoi anche toglierti dal muso quell’espressione da orfano… tanto lo sappiamo benissimo che ti hanno già offerto un nuovo lavoro… tu qui ci stavi per altri motivi!”
“Taci Musumeci… non sai di cosa stai parlando… Taci!”, lo implora quasi, Lazzari, nel panico.
“Sei patetico… mi fai pena! Anche voi, tutti uguali, tutti senza palle! Fino ad oggi avete solo scherzato, per quello abbiamo perso!”
“Su ragazzi, non litighiamo proprio l’ultimo giorno, ok?!”, interviene conciliante la Giusi, ritrovato finalmente il ruolo che le era proprio sin dall’inizio, ma che aveva perso nelle ultime settimane, quello di punto di incontro di tutte le istanze, di tutte le spinte, di tutti i caratteri. “Non è vero che abbiamo scherzato. Ci abbiamo provato fino in fondo, solo che non siamo riusciti… tutto qui.”
“Sapete cosa vi dico?”, riattacca poi subito la Giusi. “Da domani prendo un periodo di riposo, sto a casa, magari cambio arredamento, mi faccio scorrazzare da mio figlio in tutti i negozi di mobili… Perché no? Ne ho proprio bisogno… è stata un’estate molto intensa, in fin dei conti… e poi due soldi da parte ce li ho…”
“Ecco appunto… l’unico disperato qui dentro sono io”, ricomincia Ricolfi, il quale ha sempre, sin dall’inizio, rimarcato questa sua differenza antropologica. Lui era lì solo per necessità: odiava il picchetto, i cartelloni, le manifestazioni di protesta e tutto il resto.
Tutti lo mandano a quel paese con un’alzata di spalle, persino Folco che di solito si astiene dal commentare discorsi che capisce solo in maniera molto confusa. Nessuno crede alle difficoltà economiche di Ricolfi. Nessuno ammette che nella ricca Brescia possano esserci sacche di povertà persino fra chi, almeno negli ultimi anni, un lavoro l’ha sempre avuto. E, non potendo farci un gran ché, nessuno ha interesse a verificare, chiedendo a Ricolfi quale sia la causa di una tale penuria di soldi.
Ciascuno è già perso altrove, in un futuro che li vede separati e indifferenti uno all’altro. Salvo eccezioni, non rimarranno nemmeno in contatto fra loro e quand’anche dovessero incontrarsi: per la strada, al supermercato, in un bar, tempo un paio di mesi non avrebbero altro da dirsi che qualche “come va?” e molti “insomma…”. Quello fra colleghi di lavoro è un rapporto particolare: si possono passare assieme intere giornate senza diventare né amici né nemici né parenti e rimanendo sempre, un con l’altro, come dei semplici consulenti. L’esperienza dei valorosi membri del gruppo Occupy la Forex è stata unica e speciale, ma il suo fallimento finale l’ha immediatamente sminuita agli occhi degli stessi protagonisti, facendoli retrocedere da eroi di una rivoluzione a semplici impiegati frustrati che sono appena stati licenziati.
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2 thoughts on “I rappresentanti dell’ordine

  1. Spinto dall’attacco dell’ormai ex collega, Lazzari torna per un secondo con la mente ad una delle prime sere di protesta. Lui e la Giusi erano gli ultimi due rimasti nel gazebo, dopo che gli altri se n’erano andati già da un pezzo: il turno di notte toccava a loro, quel giorno. La Giusi stava scrivendo l’ennesima e-mail e Lazzari era alle sue spalle a guardarla. La trovava bella, come sempre. Il profilo netto, i capelli alla nuca, il fisico asciutto, ma con tutte le sue curve. In tanti anni di lavoro insieme, Lazzari se l’era sempre mangiata con gli occhi, non riuscendo mai, neppure una volta, ad esprimere un complimento, figuriamoci un avance. La Giusi si era accorta di quella attrazione solo da certi sguardi, incrociati per caso girandosi senza preavviso. Non aveva mai incoraggiato l’uomo, non sentendosi affatto attratta. Dall’inizio del presidio, con la convivenza nello spazio stretto del gazebo, si era aspettata una resa dei conti, un momento in cui lui si sarebbe dichiarato, lei l’avrebbe respinto ed il presidio avrebbe perso un combattente. Quel momento era probabilmente arrivato.
    “La prima notte insieme…”, accennò Lazzari, con semplice ironia.
    “Eh sì… Nozze, prima notte e luna di miele, tutto nel gazebo…” scherzò la Giusi, concedendo per la prima volta a Lazzari un gancio per un’avance.
    “E come si consumerà questo matrimonio…?”, chiese Lazzari arrossendo fino alle radici.
    “Con una vertenza sindacale…?”, insinuò la Giusi, ridendo amaramente.
    “No perché sai Giusi… tu scherzi, ma… io per te… insomma… è così, dai…!”
    “Ach mado’ Lazzari, non ci saremo fatti un po’ troppo espliciti…?”, disse lei voltandosi di scatto e guardandolo dritto negli occhi.
    “Hai ragione, scusa, non mi dovrei permettere, solo che… a stare così tanto tempo insieme… più uno ci pensa… più le cose sembrano diventare possibili…”
    “Un po’ come la riapertura della Forex, vero?”, concluse amaramente la Giusi, voltandosi di nuovo verso lo schermo e ricominciando a spedire appelli a tutti i giornalisti, i politici, le associazioni.

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