Checché ne pensino i padani

Checché ne pensino i padani, quindi, non c’è soltanto Brescia al mondo. Ci sono luoghi lontani, città che crescono a ritmi vertiginosi e villaggi identici da secoli. Ci sono altopiani in Asia Minore in cui i pastori accompagnano le greggi senza alcuna nozione del mondo, dell’informatica e di internet e quartieri di Beijin o Mumbai in cui anche gli ultimi ed i senzatetto ed i portieri dei condomini sono iscritti a qualche Social Network e sanno programmare in Java script.
Gli uni incontrassero gli altri, anche parlando la stessa lingua, cosa avrebbero tutte queste persone così lontane tra loro da dirsi? Un incontro in campo neutro, non nei pascoli ad alta quota, non nel traffico di downtown al mattino. Un incontro a tema neutro, non la transumanza, non il collegamento wi-fi, di cosa potrebbero effettivamente discutere? Forse parlerebbero del tempo e degli acciacchi, forse di pace ed uguaglianza, due cose che i fascisti di tutto il mondo odiano. Per questo la polizia è sempre impegnata a reprimere le manifestazioni di protesta, in Spagna come in Cina, in Afganistan come negli Stati Uniti.
Le immagini sono sempre le stesse: agenti in tenuta anti sommossa, più simili a robot di guerre stellari che a forze dell’ordine, che si accaniscono contro uomini e donne in maglietta e bermuda, a volto scoperto, zaino da gita scolastica in spalla. Altre foto , cortei pacifici, colorati, con striscioni, scritte, cori e canti, se ci fosse l’audio. Altre foto, sovversivi a volto coperto, fionde alla mano che agiscono indisturbati. Inutile cercare un’immagine in cui la polizia circondi questi soggetti: coincidenza sono sempre isolati. Anche gli sfondi delle immagini non si riescono a identificare: vie anonime, cartelli indecifrabili.
Ma non per questo la gente smette di manifestare: in Palestina, persone sono scese in piazza contro l’ennesimo insediamento di coloni israeliani a Kdumim, in Cisgiordania. Un manifestante lancia un sasso contro un bulldozer che sta spianando la strada per iniziare i lavori per la costruzione di nuovi edifici destinati agli israeliani. Un’attivista internazionale sta urlando qualcosa in faccia al poliziotto che le impedisce di oltrepassare il posto di blocco. Un bambino tiene in mano la foto dello zio in prigione e la stessa cosa fanno i suoi famigliari, scesi in corteo per la prima volta dopo l’arresto del parente.
Prima manifestazione anche per gli operai della Peugeot che, in tuta bianca, protestano di fronte ai cancelli dello stabilimento di Le Janais, dopo l’annuncio che saranno tagliati ottomila posti di lavoro. Gli impiegati, sicuri di mantenere per il momento la posizione, vorrebbero passare, vorrebbero poter entrare, ma la folla impedisce l’accesso in fabbrica. Voleranno insulti e ceffoni, a breve, ma non sassi, né molotov.
Copertoni bruciano facendo un fumo tanto nero quanto tossico nel cortile del carcere di Villefranche-sur-Saone, sempre in Francia. Ad appiccare il fuoco, non i detenuti, ma il personale penitenziario, stanco delle condizioni di sovraffollamento delle celle che rendono il loro lavoro impossibile. Ogni giorno scontri, risse ed oggi persino un accoltellamento nei bagni. La situazione può esplodere da un momento all’altro e i secondini non vogliono trovarsi ad essere le vittime della violenza dei detenuti.
Di fronte all’assemblea di istituto di un college di Edimburgo, un giovane studente di colore, in piedi su una sedia, sta urlando contro un coetaneo bianco poco più basso di lui, nonostante sia con i piedi per terra. Lo scontro verte sulla necessità o meno di occupare l’istituto, dopo gli ennesimi tagli all’istruzione pubblica decisi dal governo a favore di quella privata. Gli studenti dell’assemblea sembrano gradire quel fuori programma, alcuni applaudo, non si capisce se d’accordo col bianco o col nero, altri salgono con i piedi sulle sedie, evidentemente per dare sostegno al loro leader.
Tre inquilini dello stesso condominio stanno discutendo se rifare oppure no il tetto del loro palazzo, nelle periferie di Torino, in Italia. Si tratta di sostituire le lastre di eternit attualmente presenti, ancorché non danneggiate, sfruttando gli incentivi elargiti dallo stato in caso di ristrutturazione. Pur essendo in tre a discutere, quattro sono i pareri contrastanti: sulla effettiva pericolosità dell’amianto-cemento, sulla relativa convenienza delle detrazioni fiscali, sulla maggiore convenienza del pagamento in nero dei lavori. Questi i risultati delle votazioni: rifacimento con lavori a norma e pagamento in fattura: un parere favorevole, due pareri contrari; rifacimento con pagamento in nero: un parere favorevole, due pareri contrari; mantenimento del tetto attuale, un parere favorevole, due pareri contrari; esito della riunione: rinvio della decisione a data da destinarsi.
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