Nella hall semideserta

Nella hall semideserta della DAFF Italia, a Borgosatollo, comune a sud est dell’interland bresciano, due uomini aspettano seduti su un divanetto. Uno è Pasquale Scutellaro, detto o pumpiere per la sua proverbiale capacità di raffreddare i toni in qualsiasi discussione e l’altro è chiaramente un autista, o una guardia del corpo, o un tirapugni, a seconda delle necessità.
L’autista é vestito completamente di nero, indossa una giacca che a stento riesce a contenere la sua stazza, ha i capelli rasati, l’auricolare all’orecchio. Lo stereotipo del buttafuori insomma.
Scutellaro è più sobrio, passerebbe inosservato se non fosse per il gorilla al suo fianco: una camicia a righe blu, un paio di pantaloni di cotone azzurri, mocassini marroni: difficilmente qualcuno riuscirebbe a ricordarsi di quell’ospite, in azienda.
La hall ha le pareti grigie, qui e lì qualche poster appeso con i modelli di punta della gamma DAFF, un pannello indicatore degli stabilimenti sparsi nel mondo vicino all’ascensore ed un bancone centrale, presidiato da una centralinista giovane, ma non particolarmente attraente. La hall non è tanto diversa dall’ingresso di uno qualsiasi dei concessionari della rete DAFF. Soltanto non ha i veicoli in esposizione.
Dall’ascensore esce un signore distinto, vestito in completo, con in mano un quotidiano ed una valigetta. È l’amministratore delegato di DAFF Italia, il Dott. Tatarella. Saluta la ragazza al bancone e con un cenno del capo chiama il suo autista, l’uomo in nero. Quello scatta come una molla e si affretta verso l’amministratore delegato. Escono insieme, parlottando a bassa voce.
[Evidentemente va di moda circondarsi con avanzi di galera] pensa Pasquale Scutellaro. [si sentono importanti e quindi costantemente in pericolo. L’hanno visto nei film al cinema e vogliono farlo anche loro… vogliono avere la scorta… poveri stupidi… come se servisse a qualcosa quell’ammasso di muscoli contro i kalashnikov…] Scutellaro rimane solo nella hall ancora qualche minuto. Finalmente scende Marzio Grandoge, il cellulare incastrato tra la spalla e l’orecchio, un raccoglitore di documenti in una mano, l’altra impegnata ad estrarre una sigaretta dal pacchetto.
“Usciamo a fumare che non ce la faccio più!”, dice Grandoge, indeciso su quale mano porgere al suo ospite. “Ti richiamo dopo, Isabella, che adesso sono occupato…”, chiude poi frettolosamente la telefonata. “Ciao… Pasquale, scusa se ti ho fatto aspettare, ma la riunione non finiva più… poi la telefonata… oggi… non ti dico… un disastro! Sta bene lui…”, conclude Grandoge, indicando un giardiniere che rasa il prato con un trattorino elettrico.
“Buongiorno Marzio… non preoccuparti. Ho aspettato volentieri. Mi sono guardato intorno…”
“Dobbiamo salire in ufficio?”, chiede Grandoge dopo solo un paio di boccate, gettando a terra il resto della sigaretta.
“No, perché? Non possiamo parlare anche qui? Tanto non ci servono i computer…”
“Su ci sarebbe l’aria condizionata…”, suggerisce Grandoge accendendosi però una seconda sigaretta. Effettivamente fa molto caldo e la sua camicia presenta già due imbarazzanti aloni sotto le ascelle.
“E a che serve? Ti fa venire solo più caldo quando scendi a fumare…”, dice Pasquale indicando le macchie di sudore sulla camicia. Lui effettivamente non dà alcun segno di patire il caldo.
“Sono venuto a parlarti perché ci sarebbero un paio di gare pubbliche da chiudere…”, attacca senza tanti preamboli Scutellaro. “Noi avremmo già messo la nostra offerta nella busta, manca solo chi la consegna, questa busta… Mi sono spiegato?”
“Certo… noi però non possiamo partecipare direttamente ai bandi pubblici… ci mancano alcuni requisiti…”, mette subito le mani avanti Grandoge, molto più cauto oggi rispetto all’incontro di due settimane prima.
“Ma quali requisiti… Ti dico io a chi consegnarla, quello accetta tutti i requisiti…”
[…e questi sarebbero i manager?] pensa Pasquale. [Questi se la fanno sotto solo a vedere la propria ombra]
“Eh… se fosse così facile…”, si giustifica rimanendo sul vago Grandoge.
“E con chi possiamo lavorate, allora? A parte la Forex…”, chiede Scutellaro, avendo già in mente la sua lista di aziende a cui appoggiarsi per la fornitura.
“Adesso così sui due piedi non saprei dire. Dovrei chiedere al mio uomo che si occupa di gare pubbliche…”
“Marzio devi dirmelo tu… se la cosa ti interessa andiamo avanti… altrimenti io mi cerco qualcun altro… Gli affari sono affari…”
“Certo che mi interessa, che discorsi! Ti faccio sapere io prima possibile…”, abbozza Marzio, sempre più in difficoltà…”
“Domani. Io devo saperlo domani con chi partecipo alla gara!”
“Ok… domani…”, si arrende Marzio. “E per quell’altra cosa… Hai in mente un piano? Scusa ma anche ieri è successo un fatto di una gravità inaudita…”, butta lì come per cambiare argomento Marzio, non avendo pensato ad altro tutto il tempo. Se non fosse per la questione degli immigrati nella classe di sua figlia, Marzio Grandoge non avrebbe alcuna preoccupazione al mondo. Gli affari proseguono indipendentemente dalle sue decisioni, la marca cresce quando il mercato cresce, cala quando il mercato ristagna. Casa madre invia le strategie, casa madre fornisce il budget necessario, casa madre compensa in caso di sforamento. Marzio Grandoge non deve far altro che avallare. Oltre a evitare di mettersi nei guai.
“Certo, non preoccuparti, stiamo organizzando un bel party a sorpresa per i nostri amici maomettani…”, si affretta a dire Pasquale. Mente, perché fino a questo momento non ha mai preso seriamente in considerazioni le richieste di Grandoge. Pensava fossero una posa, come il guardaspalle dell’AD.
[Un dirigente che manda la figlia alla scuola pubblica? Ma non ce li ha i soldi per iscriverla dalle suore? Che razza di pidocchio… tutti uguali…]
“Ma non sarà gratis… te l’ho già detto l’altra volta. La retta della scuola privata ti costerebbe meno…”, suggerisce ironico Scutellaro, seguendo la scia dei suoi pensieri.
“Lo so! Ma la scuola privata é troppo lontana, troppo scomoda, da casa mia. Se l’anno prossimo facciamo trasloco, com’è probabile…”, si giustifica Grandoge, fortemente in imbarazzo. Quel terrone sta mettendo in dubbio le sue possibilità economiche, cose da non credere.
“Voglio un contratto di concessione per il vostro marchio… Voglio aprire un concessionario…”, dice finalmente Scutellaro.
“Cosa? Stai scherz…”, si morde la lingua Grandoge, pensando a chi gli sta di fronte. “Non sarà facile… ci devo pensare… ne parlo con l’amministratore delegato… ti faccio sapere…”, balbetta Grandoge, pallido.
“Allora siamo d’accordo… aspetto le tue risposte domani…”, chiude frettolosamente il discorso Scutellaro, salutando Marzio con una molle stretta di mano e dirigendosi all’uscita. “I patruni diventeranno garzuni…”, commenta uscendo, concedendosi per una volta la calata tipica della sua terra d’origine.
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