“Hai avvisato tua madre?”

“Hai avvisato tua madre? Lo sa che deve venire qui da noi? L’assemblea inizia tra venti minuti, per me dovremmo essere già in auto…”
Cosa impossibile, visto che Claudia è appena uscita dalla doccia e non indossa ancora nemmeno gli slip. Comincia sempre da sopra a prepararsi: prima il reggiseno, poi il trucco ed i capelli, quindi indossa la camicetta. Tutto il resto viene dopo. [Ha ancora delle belle gambe, nonostante gli anni che passano e la gravidanza], pensa Albino, poi si stupisce, in un momento come quello, dei suoi istinti.
“Lo sa, lo sa, vedrai che tra cinque minuti è qui…”, dice Claudia e già si immagina la madre settantenne arrivare in bicicletta, trafelata come sempre.
“Non capisco perché dobbiate fare sempre tutto all’ultimo minuto. In questo siete proprio identiche…”, continua Albino, già pronto da un pezzo. Giulia è sul divano che guarda un DVD mangiandosi un gelato. Non ha bisogno di attenzioni, eppure Albino non la perde di vista un attimo. Ha già in mano un fazzoletto, nel caso una goccia di crema dovesse caderle sul pigiama o le venisse la goccia al naso, sa esattamente dove trovare la garza ed il disinfettante in caso di incidente, conosce a memoria il contenuto dei cassetti dell’armadio della piccola. Si sente un padre fuori dagli schemi, perciò. Dei due, è stato lui il primo ad imparare come cambiare un pannolino in tre mosse, senza sporcarsi e senza far piangere la bimba.
“Papà, domani posso andare a scuola?
Giulia è identica a sua madre: stessi occhi allungati, stessa bocca senza labbra.
“Dipende, amore, da quello che ci dicono oggi all’assemblea…”
“E perché io non posso venire?”
“Perché a queste cose ci vanno i grandi… non le bambine!”
“Allora sono cose noiose…”
Giulia ricomincia a guardare il DVD alla televisione, Albino, scampato all’interrogatorio controlla alla finestra se la suocera è finalmente in arrivo, Claudia fa il suo ingresso in salotto, già con la borsetta infilata nell’incavo del braccio.
“Andiamo dai, tanto mia madre sarà qui tra un minuto!”
“E lasciamo Giulia da sola…”
“Un minuto! Giulia, ti spiace se usciamo anche se la nonna non è ancora arrivata? Ci mette poco, vedrai…”
“No, no. Non mi dispiace…”
“Claudia, lo sai che io queste cose non le sopporto… Giulia, ci siamo già intesi vero? Non toccare niente finché non arriva la nonna.”
“Sbrighiamoci, Albino!”
Escono e per un po’ Giulia li sente discutere sulle scale, sente le due voci diverse, i due passi diversi.
“Possibile che tutte le volte dobbiamo essere in ritardo…”
“Albino, quando fai così non ti sopporto…”
Trattiene il fiato Giulia finché non sente chiudersi il portone. Poi finalmente si alza da quel maledetto divano. Non ha molto tempo, cinque minuti ed arriverà la nonna: si trova bene con lei, ma si tratta comunque di qualcuno che ti controlla. Sa che qualunque cosa sposti o tocchi, suo padre se ne accorgerà. Deve trovare in sé le risorse, quindi. Va in bagno e con immenso sforzo riesce a fare la cacca. Recupera dall’acqua il piccolo risultato e corre sul balcone. Lì ci sono i fiori della mamma e la pianta di limone del papà. È un bell’albero alto, rigoglioso, pieno di foglie color verde acceso e di limoni gialli. Le piace molto, quella pianta, ma il nonno una volta le ha detto che troppo concime brucia le coltivazioni e lei, tutte le volte che resta da sola, infila una pallina di cacca sotto terra. È il suo solo modo di esprimersi, di modificare l’ambiente in cui vive. Chissà perché però la pianta sembra giovarne.
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