Grandoge sta sfogliando il Giornale di Brescia

Grandoge sta sfogliando il Giornale di Brescia, dopo aver distribuito gli incarichi ai suoi collaboratori. Non ha gran che altro da fare ed è sicuramente compito di un dirigente tenersi aggiornato sulla situazione politica che influenza quella economica, e viceversa, eppure non è proprio a suo agio, si sente quasi in difetto e i titoli gli scorrono davanti agli occhi senza soffermarglisi un attimo in testa. Finché una notizia non attira la sua attenzione.
MINACCE AGLI EXTRACOMUNITARI.
NON ISCRIVETE I VOSTRI FIGLI A SCUOLA
Dall’inizio dell’estate stanno arrivando minacce al centro culturale islamico di via Corsica per impedire ai musulmani di iscrivere i figli alla scuola pubblica, a settembre… obiettivo principale delle minacce sembrano essere i bambini iscritti al Calini, l’istituto in Contrada del Carmine…

Grandoge si sente profondamente soddisfatto. Scutellaro sta mantenendo la parola, l’anno prossimo finalmente le classi saranno libere dai parassiti, anche nel vero senso della parola, visto che quest’anno si sono registrati svariate emergenze pidocchi, nel corso dell’inverno. È chiaro che ancora non può cantare vittoria, si vedrà a settembre quante faccette nere ci sono nella classe di sua figlia Alice, ma per il momento tutto sembra procedere secondo i piani. Chiaro che anche da parte loro devono cominciare a vedersi i risultati. Grandoge solleva la cornetta, poi si ricorda di essere il capo e urla.
“Ornella! Chiamami Giovanelli!”
Il tono è brusco, ma quando la segretaria gli passa Luca al fisso, i modi di Grandoge si fanno più cortesi.
“Ciao caro, come siamo messi con le prime forniture?”
“Parli della gara degli scuolabus?”, chiede Giovanelli, confuso. Il telefono l’ha beccato mentre rispondeva all’e-mail di un amico, e la sua testa era a chilometri di distanza dall’ufficio.
“Ma no! FOR-NI-TU-RE! I bandi che ci siamo aggiudicati! Sono arrivati i veicoli? Possiamo fatturare?”
“Non so… dovrei controllare… posso chiedere a Mara…”
“Sì fai una verifica. Lo sai che finché non consegniamo i veicoli non possiamo fatturare e se non fatturiamo non possiamo pagare la commissione a Scutellaro… è importante, lo fai subito, vero…?”
Giovanelli vorrebbe replicare che o fa una cosa o ne fa un’altra, poi si ricorda che non stava facendo niente e sta zitto. Chiusa la telefonata, Grandoge riprende a sfogliare il giornale, senza nemmeno finire di leggere l’articolo sulle minacce.
Chi invece quell’articolo lo sta studiando praticamente a memoria, alla ricerca di qualche indizio è Massoud. Non c’è nessuna novità, era già al corrente di tutto, ovviamente, ma la sua principale preoccupazione è capire chi potrebbe aver dato la notizia al giornale. Di certo non proviene da lui la soffiata e nemmeno dagli altri uomini del Centro Culturale. Massoud non ha alcun dubbio sulla fedeltà dei fratelli che frequentano il centro e le indicazioni, da parte sua e degli imam, sono state chiarissime: nessuna denuncia, neanche una parola doveva sfuggire sull’argomento.
Perciò, che sia stata aperta un’inchiesta da parte della polizia o che il giornale abbia ricevuto una lettera, deve per forza essere stata una delle madri dei bambini. Sulle mogli Massoud non esercita la stessa influenza che sugli uomini e perciò non ripone nemmeno la stessa fiducia. Qualcuna potrebbe aver preso l’iniziativa, all’insaputa del marito, denunciando le minacce alla polizia o al giornale.
Adesso, con i riflettori puntati, la situazione non può che complicarsi. Adesso la polizia avrà una scusa per tornare alla carica chiedendo l’elenco degli iscritti al centro, domandando le traduzioni dei sermoni dell’imam, adducendo le solite scuse come il pericolo di cellule terroristiche infiltrate e cercando ancora una volta di far passare le pressioni politiche per protezione. Questa cosa manda in bestia Massoud.
Adesso deve scoprire a tutti i costi chi è stata a parlare, ma non sa come. Lui ha pochissimi contatti con le altre donne, a parte sua moglie. Passa quasi tutto il suo tempo libero al Centro Culturale e quando capita di andare a prendere Yasmina a scuola di certo non può permettersi di attaccare bottone con le mamme degli altri bambini. Deve chiedere aiuto a sua moglie Sahar. E se fosse stata proprio lei? Questo dubbio lo assale un momento, togliendogli il fiato. Poi decide che deve escludere immediatamente questa possibilità, a salvaguardia della sua salute mentale.
“Sahar, giurami che non sei stata tu a parlare delle minacce al giornale” attacca la telefonata Massoud senza un pronto, un come va, un ascolta.
“Massoud, non so nemmeno di cosa stai parlando…”, dice Sahar con voce dura.
Massoud riassume allora tutto l’articolo e poi le sue considerazioni e alla fine ripete la stessa domanda iniziale.
“Ti giuro che non sono stata io, Massoud, ma chiunque sia stata, sappi che sono d’accordo con lei. A me è solo mancato il coraggio di disobbedirti. Sono contenta che qualcun altro l’abbia avuto al posto mio.”
Massoud vorrebbe buttare giù il telefono a quella risposta, ma ha ancora una cosa importantissima da chiedere.
“Sahar, mi darai una mano a scoprire chi è stata?”
Sahar resta in silenzio a pensare una ventina di secondi almeno.
“Sahar…? Mi senti?”
“Sì”, dice finalmente “…interessa anche a me sapere chi ha sporto denuncia.”
Ancora una lunga pausa.
“Ma se anche dovessi scoprirlo, non so se te ne rivelerò il nome.”
Questa volta sì Massoud chiude la conversazione senza nemmeno salutare, rassicurato ed incazzato allo stesso tempo. Adesso sa che non è stata Sahar a tradirlo, ma è ormai evidente che questa storia sta minando le fondamenta del suo matrimonio. Sahar ha sempre più spesso questo atteggiamento ribelle e rassegnato ad un tempo.
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