Giuseppina pensa di avere un figlio bello

Giuseppina pensa di avere un figlio bello, ma un po’ bambo. Nel dialetto bresciano, bambo non abbrevia bamboccione, ma significa rimbambito. Sempre meglio che brutto e intelligente, pensa Giuseppina di nascosto. Non lo ammetterebbe mai, ma preferirebbe persino avere un figlio brutto e stupido. L’intelligenza senza la bellezza è la peggior disgrazia, pensa Giuseppina mentre cerca di stirare una camicia tutta plissettata di raso nero. Non è la sua camicia migliore, ma se la rovina le scoccia parecchio.
È alto, suo figlio, ha i capelli ricci, ma tiene sempre un cappello da baseball in testa, con la visiera abbassata fin quasi a coprire gli occhi. Da un lato fa risaltare la mascella e le labbra, dall’altro è un peccato, perché avrebbe dei capelli così belli se non se li schiacciasse con quel maledetto coso.
Da quando ha divorziato dal marito, tre anni fa, Giuseppina si è un po’ innamorata di suo figlio Mario, a quel tempo un sedicenne già piuttosto cresciuto. Perso l’uomo di riferimento al suo fianco, immediatamente si è lasciata attrarre anche fisicamente dalla figura maschile più vicina. Poi la vita si è mossa altrove, ma quella strana forma di attrazione fisica nei confronti del figlio è rimasta. Così alle volte, a casa da sola, si ritrova a fantasticare sulle bellezze di Mario.
“Farò gesti importanti! Una riduzione della giunta, un rimpasto delle cariche… Io? Certo che ci sarò, sono il presidente eletto. Miro a dare un segnale molto forte ai cittadini della Lombardia! Stamattina abbiamo iniziato il confronto e mi sembra che ci sia un atteggiamento costruttivo da parte della Lega Nord, ma dobbiamo dare un forte segnale di discontinuità… zzz… SCOPRI UN NUOVO PIACERE… zzz. questa sera ore 20 e 30 su rai quattro…”
La tele è sempre accesa e se per caso il notiziario locale accenna alla situazione della Forex o se un telegiornale nazionale parla di politica, della crisi o del tasso di disoccupazione, Giuseppina semplicemente cambia canale. Almeno in casa, non vuole che le cattive notizie la raggiungano. Ci penserà al gazebo ad aggiornarsi sulla situazione. Oggi che non ha il turno al presidio, sarà pur un suo diritto staccare!
CARA SCUSAMI STASERA SALTA
QUANDO AVRAI UN AZIENDA
TUTTA TUA CAPIRAI UN BACIO
“Eccolo lì! Maledetto! Che palle però…”, sbotta Giuseppina dopo aver letto il messaggio appena arrivato. Tipico di Lorenzo, il suo ex marito. Sì perché, un anno dopo il divorzio, i due si sono rimessi assieme. Senza risposarsi, senza più nemmeno convivere, frequentandosi nei weekend e qualche volta la sera, durante la settimana, come ai tempi del fidanzamento. Questo ha scansato quasi tutti i motivi di contrasto, uno dei quali erano i continui cambi di programma di Lorenzo, l’importante imprenditore del tramezzo in cartongesso. Lorenzo infatti non ha niente di più che un’impresa edile specializzata in interni, dieci muratori divisi in tre squadre e una segretaria.
Anche il fatto che Giuseppina si sia sempre rifiutata di andare a lavorare per lui era stato in passato motivo di litigi. Lorenzo non riusciva a capire perché dovesse pagare una segretaria per fare esattamente quello che lei stava facendo per quell’imbecille di Alcide. Giuseppina aveva sempre difeso con unghie e denti la sua indipendenza. Ad un certo punto Lorenzo aveva cominciato ad essere persino geloso di Alcide ed una sera, durante un litigio, aveva alzato le mani. Lei l’aveva cacciato di casa e sulla base di quell’unico folle gesto, e del reddito del marito, aveva ottenuto degli alimenti decisamente cospicui.
Niente di tutto questo sarebbe pensabile con il loro rapporto odierno.
VA LA BAMBO! AVRAI PERSO
TEMPO TUTTO IL GIORNO
CI VEDIAMO STAMMI BENE
[Sta di fatto che stasera non si esce] pensa lei ed immediatamente smette di stirare quella maledetta camicetta da collegiale. Se fossero stati ancora sposati, gliela avrebbe fatta pagare con una settimana di silenzi e pasti scongelati male. Oggi, tutta quella pantomina (sic) non serve più a nulla. Se Lorenzo le tira buca, lei può sempre chiamare un’amica, andare a trovare un parente, al limite uscire con un altro e, la prossima volta che si vedranno, farà finta di niente o al massimo gli scroccherà un fiore oppure un paio di collant a seconda della necessità. Però la cosa le dà ugualmente molto fastidio.
Giuseppina riprende in mano il cellulare gettato sul divano dopo il messaggio in risposta e apre la rubrica. Comunque può chiamare chi le pare, persino a caso, il primo della lista. TUUU TUUU
“Pronto Alcide?! Ciao sono la Giusy…”
“Giusy? Proprio tu? Ma sei matta?!”
“Stai calmo, orso! Volevo solo sentire come stavi…”
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