“Giulia racconta al papà”

Giulia, racconta al papà quello che è successo oggi a scuola…”, dice Claudia passando il telefono alla bambina.
Albino è in trasferta di lavoro da due giorni e Claudia, a casa da sola con la piccola, sta diventando matta. Suo marito, più severo, più rigido, riesce a tenerla meglio. Da sola con la madre, la piccola Giulia sembra incontenibile, un vulcano di richieste. E poi certi eventi a scuola non aiutano certo la serenità dei bambini.
“Ciao papà! Beh, ho fatto un disegno e la maestra…”, cantilena Giulia convinta che sua madre voglia farle fare bella figura agli occhi del papà.
“Ma no Giulia, quell’altra cosa, dai! Quella importante…”, la incalza subito Claudia.
“Eeeh, dopo siamo usciti da scuola a prendere il gelato…”, Giulia sa cosa vuole farle dire la madre, ma evidentemente non ha intenzione di raccontarlo.
“Lascia stare, glielo spiego io…” Claudia strappa il telefono dalle mani della figlia e riprende a parlare col marito. “…guarda te se si può essere così…”
“…”, dice Albino, dall’altro capo del telefono.
“Tu la difendi sempre in queste cose… Allora, la cosa importante di oggi è che ad un certo punto hanno fatto uscire tutti dalla classe ed i carabinieri hanno portato via uno dei compagni di Giulia. Raschid, si chiama, l’unico bambino che non era vaccinato. Sembra che l’abbiano portato alla Asl e lì gli hanno fatto la puntura. Fuori c’erano i genitori a protestare, c’erano anche altri marocchini…”
Albino evidentemente fa un appunto sulla superficialità etnica della moglie e lei scatta immediatamente.
“…extracomunitari, giargianesi, cingalesi… che ne so da dove vengono quelli! Comunque poco ci manca che non aggrediscano i carabinieri…”
“…”, commenta Albino, rassegnato.
“Il bambino era spaventato. Prima non sapeva cosa fare, poi quando ha visto fuori i genitori ha cercato di correre da loro. Ma i carabinieri l’hanno trattenuto e allora si è messo a piangere e ad urlare…”
“…”, chiede Albino, interrompendo la moglie.
“Certo che era l’ultimo giorno di scuola…”
“…”, domanda di nuovo, irritato.
“Ma che ne so del perché! Avranno deciso così, no? Forse era l’ultima occasione per prenderlo in classe, per non dover fare irruzione in casa… L’importante è che adesso la questione si sia chiusa definitivamente…”
“…”, ammette lui. È d’accordo, la cosa importante è che la profilassi sia stata completata. Poi però parte con un monologo sull’impossibilità di gestire tutti questi stranieri che arrivano in Italia e…
Giulia nel frattempo è andata a chiudersi in camera. Lì ci sono tutti i suoi giochi messi in ordine negli scaffali, ci sono i pennarelli e le matite colorate negli astucci e un sacco di fogli sui quali disegnare. Tutto bene in ordine, come piace a papà, tutto predisposto affinché lei possa tenersi occupata senza fare danni e senza dare noie ai genitori solitamente in salotto.
Peccato che a Giulia tutto questo dia enormemente fastidio. Qualunque cosa abbia voglia fare, per farla è necessario rompere quest’ordine, ricombinare gli oggetti in modo diverso, uscire dallo schema bambina bambola rosa hello kitty. Cosa se ne fa Giulia di una bambola se non può cambiarle il vestitino con qualcosa fatto da lei, se non può tagliarle i capelli o pitturarle il volto o farle un disegno sul corpo? Che senso ha disegnare su un foglio se poi non può ritagliare dei pezzi di stoffa ed incollarli e poi appendere il tutto alle pareti e disegnare anche su quelle visto che spesso il foglio è troppo piccolo e quello che lei ha in testa non ci sta tutto? Come al solito deve trovare in sé quello che le manca, inutile chiedere a sua mamma, lei non può capire.
Giulia va in bagno, si toglie i calzoncini e si siede sulla tazza del water. È da un paio di giorni che pensa a questo nuovo esperimento. La cacca non serve più per bruciare la pianta di papà, per quello evidentemente non funziona, anzi la pianta sta sempre meglio. La cacca però può servire al posto del pongo, di cui ha perso proprio il marrone, oppure può sostituire il pennarello o il pastello a cera, sempre di quel colore. Prima però deve capire come togliergli il cattivo odore, perché così com’è non può usarla, suo padre se ne accorgerebbe subito che non è pongo, che non è un normale pastello a cera.
“Quand’è che arrivi, domani?”, chiede dal salotto Claudia a suo marito.
“…”, risponde lui, incerto. Albino sa che se dà un orario preciso, poi Claudia si preoccuperà di ogni minimo ritardo per cui, pur conoscendo esattamente a che ora atterrerà l’aereo, lui preferisce stare sul vago.
“Cosa ti preparo?”
“…”, risponde Albino, indeciso. Ha appena finito di mangiare e non gli va di dover pensare ancora al cibo.
“No, dai, dimmelo. Così faccio la spesa prima di rientrare…”, insiste lei, con futili argomenti, pur di restare ancora un po’al telefono con suo marito. Terminata la telefonata, Giulia di sicuro uscirà dalla camera con nuove richieste. Solo al telefono Claudia può avere un attimo di tregua dagli attacchi della figlia.
scarica il pdf

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...