Giodiesis incontra Anonymous

Giodiesis un giorno incontra Anonymous, in un non-luogo qualsiasi, in un cinema, magari proprio in una multisala; la prima volta, ignaro, alla proiezione di un film, V for Vengeance, tratto da un omonimo alquanto anonimo fumetto e poi di nuovo, anni dopo, ad un festival di giornalismo, in un lungometraggio intitolato We are legion che descrive come un discreto numero di giovani che si consideravano loro stessi, in primis, sfigatissimi nerds, riescano a portare sull’orlo di una crisi di nervi (e di soldi) colossi come Scientology, Mastercard, Pay Pal ed aiutino l’orlo di una crisi politica in Egitto a sfociare in rivoluzione.
Lo incontra ancora in internet, il non-luogo per eccellenza, su Youtube, su 4chan, su Nazione Indiana. Anonymous con la sua bella maschera beffarda e canzonatoria, Giodiesis per adesso senza faccia, con un’unica immagine pubblicata, una foto dell’appartamento dove vive, un luogo vero, uno dei più veri di tutti, per lui.
Uno pseudonimo incontra l’assenza totale del nome, la perdita all’interno della moltitudine identica e per prima cosa si domanda: perché la scelta di uno pseudonimo? Per continuare indisturbato la propria vita di impiegato, per avere più carisma e sintomatico mistero(Battiato), per semplice moda, perché writers e musicisti possono farlo e gli scrittori no?, perché usare uno pseudonimo e pubblicare il proprio lavoro su un blog con licenza Creative Commons significa essere più interessati all’opera che all’autore.
Però uno pseudonimo rimane comunque un’identità concentrata e distinta dalle altre. Essere Anonymous significa perdersi e scoprire un giorno di essere accusati per qualcosa che nemmeno si sapeva di avere fatto, qualcosa che non si condivide per nulla.
Giodiesis incontra ancora Anonymous sulla pista da skate, dopo essere caduto rovinosamente tentando un fakie ollie.Rialzandosi, lo pseudonimo si accorge di un adesivo incollato alla base del rail che ha attentato alla sua vita, a pochi centimetri dal suo cranio, un adesivo con la scritta Expect us! e la faccia ghignante di Guy Fawkes, il cattolico che nel 1605 sfidò il potere anglicano, al quale un fakie ollie evidentemente riusciva, visto che si permette di sfottere.
Giodiesis incontra Anonymous passeggiando in città, nella vetrina di un negozio di giocattoli. Fra le tante maschere appese, una lo attira immediatamente, quella di V di Vendetta, come probabilmente lo chiamano i bambini italiani. Ma ormai per Giodiesis quella maschera significa tutt’altro e fatica lo pseudonimo a figurarsi il simbolo di un movimento di massa mischiato con un bat man ed una strega bacheca di silicone. Poi però, ad un’occhiata più attenta, all’interno del negozio, lo pseudonimo vede un’intera parete ricoperta di pistole e di armi giocattolo e l’associazione gli risulta oltremodo inquietante, quasi che gli uomini di domani venissero addestrati alla guerriglia. Si immagina Giodiesis dei piccoli bambini che giocano ad occupy wall street, o a primavera araba, qualcuno travestito da manifestante dal volto coperto, qualcuno da poliziotto, armi automatiche giocattolo in mano, attaccarsi a colpi di sassate e mitragliate sul sagrato di una chiesa.
Ma Giodiesis stesso ha mille volti: oggi, appena uscito dall’ufficio, lo pseudonimo gira in giacca e cravatta fra le vie del centro ed il negoziante di certo pensa ad un papà che sta guardando la vetrina per fare un regalo a suo figlio, ieri era allo skatepark, jeans strappati e T-shirt stinta, circondato da adolescenti, nel disperato tentativo di imparare un nuovo trick, domani andrà in biblioteca a prendere un libro che studia l’infiltrazione della ‘ndrangheta in Lombardia, sabato sarà ad ascoltare un concerto di musica classica contemporanea accompagnato dalla simpatica fidanzata.
Non è la stessa persona, quindi, quella in piscina e quella che suona, quella in ufficio e quella in casa, non finché in un luogo non rivela nulla di ciò che è al di fuori di quel luogo. Chi lo incontra sulla pista da skate non sa che Giodiesis scrive, i colleghi di ufficio non sanno della musica, né dello skate, né del blog. E così via. Lo pseudonimo sembra di volta in volta racchiuso completamente dal posto che lo circonda, ma, non appena ne esce, nessuna traccia rimane di quella persona e, come un camaleonte, lo pseudonimo si adatta perfettamente al nuovo luogo in cui entra.
Allora è diritto di Anonymous essere dietro a qualsiasi volto. Anonymous è chiunque abbia una doppia vita, un doppio lavoro, un amante, un’amante, chiunque abbia un sogno segreto nascosto nel cassetto, la speranza di liberarsi un giorno da una qualsiasi schiavitù attraverso un’attività che conduce la notte, travestito, in incognito.
Soltanto un dubbio resta da sciogliere: firmarsi Anonymous equivale a fare un patto col diavolo come entrare in una società massonica?
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2 thoughts on “Giodiesis incontra Anonymous

  1. Al contrario, mentre nelle logge massoniche il conoscersi, ed il riconoscersi, è di fondamentale importanza, gli anonymus sono tali perchè attraverso l’aninomato diventano più forti e liberi.
    L’unico vincolo del movimento è quello di non scoprirsi il viso mi sembra un atteggiamento tutto tranne che settario.

    • Resta il fatto che l’opinione di un singolo Anonymous si mischia a quella di tutti gli altri ed il singolo non può far altro che conformarsi. Che senso avrebbe dissociarsi, restando Anonymous? Ed il conformismo è l’archetipo stesso del patto col diavolo…

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