Fuori gioco Maicol, in carcere Alcide

Fuori gioco Maicol, in carcere Alcide, Bellisari impegnato a cercarsi un altro posto di lavoro, la Forex è tutta alla mercé dell’inedita coppia Mantovani Antonini. Peccato che non ci sia nulla da fare e quindi nessun ordine da impartire. Come spesso accade, però, questo non impedisce ai due di atteggiarsi a comandanti supremi nei confronti delle poche maestranze rimaste in officina e negli uffici. Mettere in ordine il magazzino, lubrificare i macchinari e rispondere alle lettere di protesta dei clienti sono quindi gli unici editti che possono essere emessi dal duumvirato.
Antonini in particolare s’è fatto come ragione d’onore quella di riuscire a smantellare il picchetto di protesta o almeno a smontargli il gazebo. A parte l’odio per quelli che lui considera lavativi, non si capisce quale sia la ragione per cui Antonini si accanisca a tal punto contro la protesta. Non ha alcuna partecipazione nell’azienda e in caso di fallimento, rimarrebbe a casa anche lui.
“Se non vi togliete dai coglioni entro la mattinata, arrivo col muletto e butto giù tutto, capito? Io non sono come Alcide che sbraita tanto e poi non combina un cazzo! Io arrivo e vi butto giù tutto. Entro la mattina…”, urla Antonini attraverso il finestrino abbassato, passando dal cancello con l’auto, entrando alle otto e mezza del mattino. Ha bisogno della protezione del mezzo per lanciare minacce simili, come quando manda affanculo un altro automobilista nel traffico per un sorpasso o per una frenata azzardati.
“Coglione… sei fortunato che non ti ho ancora svitato i bulloni delle ruote…”, dice a mezza voce Musumeci, capacissimo di farlo nonostante i testi pacifisti delle sue canzoni. Antonini è arrivato riposato dopo una giusta dormita nel suo letto, Musumeci invece ha fatto il turno di notte. Il presidio infatti non può mai essere interrotto e le notti praticamente all’addiaccio cominciano a pesare, nelle facce e nei comportamenti. Persino l’arresto di Alcide alimenta i timori fra i dimostranti. Alcide era comunque una garanzia. Nonostante le sfuriate e le minacce, tutti sapevano che anche a lui faceva comodo che qualcuno si battesse per la sopravvivenza della Forex. Mantovani invece è impenetrabile per quel che riguarda i suoi obiettivi ed è sicuramente attaccato solo al denaro.
“Se Mantovani si mette d’accordo con la magistratura, qui arriva la polizia… gli agenti non sono come Antonini che gli sventoli in faccia una chiave inglese e quello se la fa subito sotto… i poliziotti arrivano con i lacrimogeni…”, dice preoccupato Denti e la pressione arteriosa di Lazzari schizza sopra i centosessanta.
“Allora procuriamoci dei passamontagna, dei bastoni, dei limoni…”, butta lì Musumeci, esperto.
“Limoni…?”, chiede Lazzari, geneticamente impreparato alla guerriglia.
“Servono per far cessar le lacrime…”, spiega Musumeci frettolosamente, accortosi dei nuovi arrivati.
“Calma ragazzi, non facciamoci prendere dal panico prima del tempo…”, esordisce Niccolai rientrando insieme alla Giusy dalla quasi quotidiana visita alla Camera di Commercio.
“Forse abbiamo trovato un possibile acquirente…”, dice la Giusy, raggiante.
“Gnutti ha presentato un’offerta alla Camera di Commercio…”, prosegue più cauto Niccolai.
“E chi sarebbe?”, chiede Lazzari, privo di memoria come sempre.
“È quello sponsorizzato dalla ‘ndrangheta, vero? Certo che ne abbiamo già sentito parlare… ma vi è andato di traverso il cervello?”, ruggisce Denti del sindacato di base, stupito che Niccolai non abbia subito posto dei paletti a quella infame candidatura. “Persino in Camera di Commercio si presentano… non hanno paura di niente, ormai fanno tutto alla luce del sole…”
Cala il silenzio sul gruppo. Quella di rifiutare un acquirente è una responsabilità talmente grossa che nessuno in pratica ha il coraggio di prendersi. Ma anche gettarsi nelle braccia delle ‘ndrine non è una cosa che si può fare a cuor leggero.
Improvvisamente si sente il clacson di un muletto a pochi metri di distanza. Lazzari butta fuori un occhio e vede Antonini alla guida della macchina, come aveva minacciato arrivando, con le forche a mezz’aria, come un toro infuriato che si prepara a caricare.
“Io se fossi in voi mi toglierei da lì… fra un minuto lo butto giù il gazebo!”
“Che si fa?”, dice rientrando Lazzari senza nemmeno dover riferire quello che ha visto.
“Restiamo qui e chiamiamo la polizia… che altro possiamo…?”, propone Niccolai.
“Sentiamo Mantovani prima… che ci pensi lui a calmare il suo braccio destro…”, lo interrompe la Giusy
“Ma state scherzando…? Esco e gli spacco la testa… ecco che si fa…”, dice Musumeci, già con la chiave inglese in mano. Si getta fuori dal gazebo e senza dire una parola corre verso il muletto. Antonini evidentemente non se lo aspettava.
“Ehi fermo con quell’arnese eh! Che cazzo vuoi fare?”
Musumeci in un attimo lo tira giù dalla macchina, dopo averlo colpito ad un ginocchio con l’utensile. Gli urla in faccia la sua rabbia, poi solleva la chiave inglese, e lì si ferma.
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