Arrivano finalmente due auto

Arrivano finalmente due auto, dalla prima scende l’assessore ed il suo segretario particolare e dalla seconda scendono due energumeni assoldati probabilmente per l’occasione visto che non si è mai sentito che i membri della giunta di Brescia abbiano la scorta.
“Alcide Foresti, amico mio!”, esordisce in maniera forse un po’ infelice Cartelli, andando incontro al grosso titolare della Forex. Il quale ricambia con un abbraccio, ma senza entusiasmo. Poi il politico passa a stringere la mano a tutti i presenti, scambiando qualche battuta, sul caldo e sulla sua fronte sudata e su quanto servono i furgoncini frigo in questa stagione.
“Vedrete che lo troviamo il modo di risolvere questa situazione. A questo serve la politica, non solo a far venire il sangue amaro ai cittadini…”, commenta Cartelli, trovando simpatica la propria autoironia.
“Assessore, a proposito! È passato a restituire il finanziamento stanziato dalla Forex due anni fa?”, gli chiede Denti del sindacato di base, venuto il suo turno, stanco di tutte quelle pacche sulle spalle.
“Non vedo perché tirare fuori questa storia… Alcide, tu cosa dici? È vecchia e oltretutto è assolutamente legale…”, risponde Cartelli, facendo spallucce e proseguendo nella sua passerella. A tre o quattro mani di distanza lo segue il suo segretario particolare, attento a cogliere e ad imitare ogni particolare del suo mentore. I guardaspalle stanno due passi indietro, in stato di massima allerta, pronti ad intervenire.
“E delle intimidazioni da parte della ‘ndrangheta…?”, domanda allora Niccolai. L’intenzione dei sindacalisti è rovinargli la festa prima ancora che possa iniziare un comizio auto celebrativo.
Nom, schersem mia…!”, esclama Cartelli in un dialetto bresciano che non si sarebbe mai permesso ai tempi della DC con Martinazzoli. “La ‘ndrangheta in provincia di Brescia non esiste…! La criminalità sì, poi con tutti questi immigrati… ci mancherebbe, non dico di no, ma la ‘ndrangheta… e poi cosa c’entra con voi? Alcide non mi sembra certo un mafioso!”, conclude Cartelli aspettandosi una battuta da parte di Alcide o almeno una reazione che invece non arriva.
“Ministro…!”, esordisce esagerando Ricolfi, rompendo il silenzio fino a questo punto tenuto dai dipendenti.
“No, no, non sono ministro… sono un semplice assessore…”, si schermisce Cartelli, sognante.
“Fino a quando durano i fondi per la cassa integrazione?”, riprende immediatamente Ricolfi, come a dire: poco importano i titoli, vale il concetto.
“Io sono sicuro che non verrà nemmeno sfiorata la fine del periodo di cassa integrazione straordinaria. La Forex ritornerà a produrre a pieno ritmo molto prima. E fra gli scopi di questa visita c’è proprio quello di parlare col vostro titolare per mettere in piedi un piano di risanamento…”
Alcide però continua ad essere distratto. Non ha mai replicato alle battute di Cartelli, perso palesemente in altri pensieri e soprattutto ritiene di non dover rendere conto delle sue decisioni né all’amministrazione comunale né ai suoi dipendenti. C’è un potere superiore, occulto, ma sempre presente, al quale Alcide adesso fa riferimento. Quel potere non fa più visite, aspetta solo che sia lui a presentarsi per pagare un vecchio conto in sospeso.
“Assessore, ci garantisce che la produzione non verrà portata all’estero?”, dice allora Bellisari, tenendo bassa la testa. Il gruppo dei commerciali, fino a quel momento compatto in disparte, si apre e si scansa, lasciando solo quel giuda traditore. Erano tutti d’accordo di non far domande che mettessero in imbarazzo i titolari, di non mischiarsi con la marmaglia dei sindacalisti e dei comunisti.
“Voi capite bene che non si sta parlando solo della Forex. Si deve prendere in considerazione l’indotto che verrebbe a patire per la sua chiusura, o dal suo trasferimento all’estero… io quindi escludo questa soluzione…”
“Noi finché la situazione non si risolve, rimaniamo nel gazebo. Questo è poco ma sicuro…! Quindi da qui non esce un solo macchinario!”, dice la Giusy, ferma ancora sulle primissime motivazioni che li avevano portati a picchettare l’ingresso. Come se non ci fossero altri modi per smantellare un’azienda.
“Però assessore, è importante che l’accordo con il signor Foresti preveda che l’uso del termaflon venga immediatamente interrotto. Si può non essere d’accordo sulle statistiche, ma quel materiale è nocivo ed è vietato!”, riprende la parola Denti, allargando per la prima volta la discussione alle ragioni dell’ambiente.
“Beh non c’è dubbio che il termaflon, se è vietato, non può essere usato. Su questo sarà d’accordo anche Alcide, ne sono sicuro. Però se continuate a fare domande…”
“E per l’infortunio di Maicol? Lo sa che la signora Pedrabissi non ha ancora ricevuto un euro dall’assicurazione? Il Sindaco non può fare qualcosa per sbloccare questi soldi?”, cambia ancora argomento Martini, facendo così il gioco del politico che può sempre rimanere sul vago e dare risposte che sembrano tweet.
“La burocrazia è il male dell’Italia. L’ho sempre pensato, io. Aveva ragione Mussolini, quando diceva che il governo deve essere insonne per non permettere ai cittadini di essere poltroni…”
Un brusio si leva fra gli astanti al nome del duce e questo spinge il politico a precisare il suo pensiero. “Beh, ma Mussolini ha fatto anche tante cose buone, siamo tutti d’accordo su questo, vero? La verità è che i comunisti oggigiorno stanno tutti negli uffici pubblici e a Roma. Non rappresentano più nemmeno la classe lavoratrice. Gli artigiani, gli impiegati, gli operai come voi, quelli che lavorano davvero già guardano e votano altri schieramenti: il mio partito, la Lega, o il Movimento 5 Stelle… Partiti di vera rivoluzione…”
E così diventa già chiaro a tutti che Cartelli sta già preparando il suo prossimo salto della quaglia. E questa uscita segna probabilmente l’inizio di una nuova campagna elettorale.
“Però così il tempo che avevo a disposizione per voi è finito. Alcide, dovremo trovarci in un altro momento per parlare, perché, scusate davvero, ma adesso mi devo spostare al centro culturale islamico, anche lì, non potete immaginare le grane… ma fa parte anche questo degli obblighi che devo assolvere nei miei tanti incarichi… Vedrete che qui si risolverà tutto per il meglio! Ve lo assicuro.”
Assessore, segretario particolare e gorilla ricominciano il giro delle strette di mano, cercando di saltare qualcuno dei presenti, per snellire la procedura di evacuazione. Le due auto blu ripartono e fra i presenti si formano dei gruppetti per discutere delle prime impressioni. Ai più, a quelli meno schierati politicamente, Cartelli è apparso a suo modo credibile e benché pochissimi riuscirebbero a riassumerne il messaggio, la sua sola presenza ha dato a tutti un po’ di speranza. Finché le istituzioni si interessano del caso della Forex, l’azienda rimarrà aperta.
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One thought on “Arrivano finalmente due auto

  1. Il problema degli italiani è che quando non sanno cosa dire, parlano lo stesso. E spesso parlano di Mussolini e di quante cose buone ha fatto. Che scoperta! Nemmeno Satana ha fatto solo il male nella sua vita. E poi è chiaro a tutti che un potere assoluto può portare fino in fondo le sue decisioni molto meglio e più in fretta di quanto sia in grado di fare la democrazia. Si dovrà poi valutare le conseguenze di queste decisioni.
    Ma la domanda è piuttosto: cosa spinge questi signori a parlare? Una smodata passione per la Storia? Improbabile, perché non si è mai sentito nessuno di loro ricordare quante cose buone ha fatto Cavour o Minghetti ed erano pur sempre uomini di destra. Se non è l’amore per la storia, potrebbe essere quello per la Verità. Ma allora, invece di dirci che cosa ha fatto di buono Mussolini, perché non ci raccontano quello che di male hanno fatto loro stessi? Questo sì potrebbe essere definito amore di verità. Il bello ed il brutto di Benito Mussolini possiamo sempre andarcelo a studiare sui libri e saremo tutti in grado di distinguere il bianco dal nero, le luci dalle ombre. Ciò che di male hanno fatto gli odierni sostenitori del Duce, invece, non è ancora stato pubblicato e sarebbe assai più interessante.

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