Facce mai viste

Facce mai viste si stanno pian piano radunando attorno al gazebo. La prima ad accorgersene è la Giusy che subito chiama Lazzari a dare un’occhiata.
“Di sicuro non sono agenti in borghese, né giornalisti…”, dice Lazzari, poi da alcuni particolari risulta ad entrambi evidente che si tratta di manifestanti, anche se non sembrano facinorosi no-global. Piuttosto rappresentanti della società civile, come si usa dire in questi giorni: giovani, mamme, pensionati.
“Secondo voi cosa vogliono? Per cosa manifestano, intendo… c’era qualche articolo sul giornale, oggi?”, chiede Lazzari agli altri del gazebo. Lui i giornali è sempre l’ultimo a leggerli.
I primi arrivati sono evidentemente incerti, non sanno quanta altra gente si farà viva e preferiscono aspettare prima di esporsi, passeggiando avanti e indietro, prendendo tempo, i cartelli girati dalla parte non scritta. Finalmente dalla curva sbuca un pulmino, ne discendono dieci o undici persone, sembrano più motivati, più sicuri, tirano fuori un paio di striscioni, li stendono, li legano e li sollevano con dei pali a pochi metri dal gazebo. Comitato di protesta Vittime del Termaflon, recita il primo striscione; Il vostro Lavoro contro la nostra Vita, dice molto più esplicitamente il secondo.
“Mi sembra evidente cosa vogliono dirci…”, conclude Niccolai, con un tono di voce molto preoccupato.
I presenti adesso sono almeno una cinquantina ed a turno si danno il cambio nella lettura al megafono di un comunicato battuto a macchina su alcuni fogli che vengono fatti girare agli altri presenti.
“La salute dei cittadini, il rispetto dell’ambiente, non sono valori negoziabili, nemmeno di fronte alla possibilità di disoccupazione e cassa integrazione…”
Di nuovo da dentro il cortile arriva Antonini a cavallo del muletto. La lezione di poche ore prima non gli è bastata, dunque.
“E voi adesso cosa cazzo volete?! Non ce n’erano a sufficienza di comunisti nei coglioni!”
Evidentemente per Antonini chiunque esprima il proprio parere in pubblico deve per forza essere un seguace di Lenin, o di Marx, non ha mai capito la differenza. Qualunque sia il parere che esprime.
“Molti di noi hanno subito una perdita in famiglia a causa delle emissioni nocive prodotte da questo stabilimento…”, continua a leggere Giorgio Favalli, l’uomo che da alcuni minuti regge il megafono. Non sembra essersi nemmeno accorto dell’arrivo di un muletto e del tipo che dalla cabina sta sbraitando nella loro direzione.
Ancora una volta è Musumeci ad uscire per primo dal gazebo, sempre con una chiave inglese in mano. Ma stavolta non si avventa contro il collega Antonini, va dritto verso il gruppo di manifestanti. Lo insegue la Giusy ed a ruota Niccolai.
“Fuori dai coglioni! Via…!”, urla Musumeci, strappando di mano il megafono all’uomo e gettandolo a terra.
“Ehi, ehi… calma neh…!” urla qualcuno da dietro, pronto a difendere l’uomo che stava parlando, il quale però non si è scomposto affatto.
“Calma…! Calma Musumeci!” gli grida Niccolai nelle orecchie, indicandogli una telecamera ed un paio di giornalisti che stanno riprendendo la scena. Evidentemente il comitato Vittime del Termaflon ha invitato la stampa all’evento.
“Calma un cazzo!”, grida Antonini, sceso alla fine dal muletto. “Questa gente deve togliersi dai coglioni!”
Anche Mantovani è arrivato, ma per il momento si è tenuto a debita distanza, timoroso.
“Abbiamo i permessi… noi siamo in regola! E voi piuttosto?”, chiede pacato Favalli.
Dietro, molti continuano a scandire gli slogan che hanno scritto sui cartelli:
For-ex not For-ever! For-ex not For-ever! For-ex not For-ever!
Stop Terma-Flop! Stop Terma-Flop! Stop Terma-Flop!

“Chiamiamo la polizia, eh! Poi li guardiamo i vostri permessi. Questa è una zona industriale, qui si lavora! Voi non potete starci qui…”, continua Antonini, sciorinando l’unico slogan che conosce.
“Ma noi siamo qui proprio perché voi continuate a lavorare… noi vogliamo che la produzione si fermi…”
“Si lavora cosa, Antonini? Che cazzo dici? Che poi questi si fanno certe idee! Se ci fosse del lavoro, non staremmo in quel gazebo da un mese…”, si volta di scatto Musumeci, agitando la chiave inglese contro il collega, più alto di lui di un paio di spanne.
“Infatti. Noi di Occupy la Forex siamo dalla vostra parte”, attacca la Giusy, ormai abituata a trattare ed a parlare proprio come un politico. “Anche noi siamo per la salute, siamo per l’ambiente. Ma a noi preme anche il posto di lavoro…”
“Occupy la Forex…? Vittime del Termaflon…? Ma vi sentite quando parlate? Mantovani, di’ qualcosa anche tu… per favore… qui sembra di stare ad un reality della De Filippi. Ma andate a lavorare… lazzaroni!”
Qualcuno dei manifestanti comincia a stancarsi di questo atteggiamento, i più urlano degli insulti, si agitano quasi alla ricerca di un contatto fisico. Un manifestante, spinto da dietro, urta Musumeci, il quale si volta e restituisce la spinta al malcapitato che rimbalza all’indietro, finendo a terra. La tensione sale improvvisamente, ma un rumore lontano gela per un attimo le scintille della rissa. Arriva dal nulla un motociclista a tutta velocità, passa proprio in mezzo ai manifestanti, col rischio di investirne un paio, sembra avere in mano qualcosa, una pistola forse, e immediatamente si sentono tre forti colpi, tre esplosioni. Tutti si gettano a terra, i manifestanti, i dipendenti della Forex, Mantovani, Antonini, persino i due sindacalisti rimasti nel gazebo. Il motociclista si allontana, accelerando fino a far impennare la motocicletta. L’urlo sempre più acuto del motore incute timore quasi quanto le esplosioni. Dopo quasi un minuto, qualcuno si rialza, poi uno alla volta si sollevano tutti da terra. Nessuno sembra essersi ferito, se si escludono le sbucciature procurate nell’impatto col suolo. All’improvviso tutti insieme si fanno delle domande.
“Ma… hanno sparato?”
“Erano colpi di pistola?”
“State tutti bene…?”
“Davvero nessuno è ferito?”
“Avete già chiamato la polizia?”
“Guardate qui, un bossolo di proiettile…!”
“E qui un altro… ci hanno sparato!”
“Ma che! Questi sono bossoli di fucile… sono per la caccia agli storni…”
“Forse li ha soltanto buttati a terra…”
“Allora voleva essere solo un avvertimento…”
“E quelle esplosioni allora cos’erano?”
“Avvertimento di cosa…?”
Quando arriva la polizia, qualcuno si è già fatto un’idea abbastanza chiara dell’accaduto ed il ritrovamento dei resti di alcuni petardi conferma quelle ipotesi e quei sospetti. Evidentemente la manifestazione per la chiusura della Forex ha dato fastidio a qualcuno, qualcuno che è abituato a usare questi metodi per esprimere il proprio parere e d’altro canto, a quanto pare, il movimento Occupy la Forex ha qualche santo in paradiso. O per meglio dire all’inferno. La cittadinanza è avvista.
scarica il pdf

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...