“Dicono che non ci sarà alcun risarcimento…”

“Dicono che non ci sarà alcun risarcimento…”
L’avvocato Mario De Regibus sorride sempre quando parla e si riferisce sempre ad entità terze al momento assenti. L’avvocato De Regibus parla erga omnes.
“E perché poi?”, lo incalza subito Gaia Duso, amministratrice del condominio con piscina di via Milano, slacciandosi per un attimo un bottone della camicia e lasciando intravedere per un secondo un lembo di pelle bianca sul quale cade immediatamente lo sguardo dell’avvocato, cosa che costringe la stessa a ricucire immediatamente la ferita nella scollatura.
“Il comune ha pubblicato le nuove analisi effettuate dalla Federal Carburi, nelle quali risulta che non ci sono infiltrazioni né nel suolo, né nella vostra piscina”, prosegue l’avvocato che ha la legge dalla sua parte.
Lui ne è il portavoce, il bardo. La legge è muta, oltre che cieca, mentre lui ha una tonalità profonda, calda, suadente. Lo studio è il suo teatro, la scrivania il suo palco.
“E le analisi dell’ARPA? Quelle che fine hanno fatto? Non dovrebbero avere maggiore importanza, essendo di un organismo superpartes?”
Alla parola organismo, Gaia ha un fremito, quasi una visione. Si immagina un’enorme massa di muscoli e per un secondo desidera fortemente abbracciarla. È una cosa che le succede spesso, poi la realtà e le sue preoccupazioni riprendono il sopravvento e la visione si perde. Gaia nemmeno le ricorda, le visioni, dopo.
“Signora Duso, è proprio quello che le sto dicendo! Bisogna chiedere al Comune che si prenda carico della cosa. Servono nuove analisi… Se mi date l’autorizzazione posso far redigere una lettera… Con le parole non otterremo nulla…”
La legge, a quanto pare, si manifesta per iscritto e non a voce. Gaia ha come l’impressione di essere stata ingannata. Se ne dispiace, facendosi leggermente più gobba, poi si accorge che quella posizione le fa uscire la pancia e si rimette subito dritta. Dritta le escono le tette e allora si ringobbisce. Sfiancante.
“Ma è sempre stato così”, prosegue l’avvocato. “Anche le leggi della fisica prendono forma nelle formule. Unica eccezione le leggi della giungla, ma quelli sono selvaggi. Dicevano bene i romani: hic sunt leones”
L’avvocato sembra recitare una poesia a memoria, qualcosa scritto ad arte.
“Ma i miei clienti non sono leoni, né tanto meno gazzelle. Non hanno coraggio, sono lenti, mancano di iniziativa…” tentenna, nel parlare, Gaia Duso, mimando con il corpo imponente le esitazioni. Gaia è tutta carne, lei ne è consapevole e la cosa la eccita e la imbarazza ad un tempo.
“Mi faccia sapere cosa avete intenzione di fare. Il Cittadino ha tempo 30 giorni per fare richiesta al Comune, dopodiché si va dritti in prescrizione.”
L’avvocato De Regibus si alza ed accompagna Gaia alla porta. La saluta con una stretta di mano e contemporaneamente fa un cenno alla segretaria affinché faccia accomodare il cliente successivo.Si tratta di una donna già avanti negli anni, piuttosto dimessa nell’aspetto, tutto il contrario della cliente precedente, pensa con rammarico De Regibus.
“Sono la Signora Pedrabissi, la madre di Maicol…”
“A certo signora, si accomodi, prego… devo dirle subito che temo non ci sarà alcun risarcimento da parte del datore di lavoro…”, mette immediatamente le mani avanti l’avvocato, come ad evitare noie e lungaggini.
“Perché mi dice questo?”
La signora Pedrabissi appare se possibile ancora più vecchia, dopo quella premessa. Come se la ricrescita dei capelli fosse ulteriormente cresciuta e le guance caduche ulteriormente cadute.
“Perché suo figlio non doveva essere su quella macchina operatrice. Dicono di aver controllato le carte, non è nella sua job description… non era fra le sue mansioni, insomma!”, dice l’avvocato spazientito da tanta presunta ignoranza, già pronto per alzarsi di nuovo.
“Beh, ma se stava lì sopra, qualcuno gliel’avrà pur chiesto. Non credo lo facesse per divertimento… no?”
“Non c’entra. Ognuno in azienda deve sapere quello che può e soprattutto quello che non può fare”, prosegue l’avvocato che di muletti in vita sua non ne ha mai dovuti guidare.
“E quindi?”, prosegue la signora, anche lei senza aver mai guidato una macchina operatrice in vita sua.
“E quindi gliel’ho detto, niente risarcimento… A parte quello dell’assicurazione.”
“Ma quello basta appena per le spese mediche… incredibile… voi non vi rendete conto… di cosa voglia dire… avete le vostre carte, le regole, i cavilli. Avete sempre la scusa pronta… io avevo mio figlio e adesso non lo so nemmeno se ce l’ho ancora…”, piange, la signora Pedrabissi, mentre sfoga frettolosamente la sua rabbia. Poi esce dall’ufficio senza salutare, poi dal palazzo e infine dal portone che dà sulla strada.
Fuori c’è un sole infernale, nonostante non siano ancora nemmeno la undici.
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