“Beh, credo che sappiate già tutti”

“Beh, credo che sappiate già tutti il motivo per cui vi abbiamo convocato qui questo pomeriggio…”
Il sindaco attacca il discorso con un atteggiamento davvero low profile.
[Se non aveva voglia di parlare, poteva anche starsene a casa] pensa subito l’opposizione, distribuita fra i genitori in sala in maniera conforme alle statistiche nazionali.
“Si è riscontrato un caso positivo al test della tubercolosi, la settimana scorsa… all’Istituto Calini”
“Mi scusi, ma perché non ci dice subito di che bambino si tratta? Staremmo tutti più tranquilli a saperlo, non le pare?”, interviene immediatamente una mamma molto giovane, una delle poche, fra le italiane.
[Non vedo proprio perché] pensa il sindaco. [Se non ne sapete niente, è evidente che non si tratta del vostro, brutti asini!]
“Per ragioni di privacy, naturalmente…”, interviene l’assessore allo sport e con delega alla cultura, interpretando il silenzio del sindaco come incertezza.
“Naturlamente… Stavo dicendo che la bambina è risultata positiva solo al primo test. Ancora non si ha la certezza…”
“Allora si tratta di una bambina… vada avanti così, per piccoli indizi…”, suggerisce semiserio un papà, mentre tutte le mamme grasse e rosse in viso annuiscono vistosamente alla proposta.
“Lasciamo stare, d’accordo?! Non è questo il motivo della riunione…”
Sindaco e giunta, assistente sociale, medico dell’ASL, primario del reparto malattie dell’infanzia del Civile, giornalista del quotidiano locale, maestre di scuola, catechiste, benpensanti, genitori, autisti di scuolabus, persino cartolai ed edicolanti: tutti coloro che hanno anche solo lontanamente a che fare con i bambini della città sono radunati nella sala del cinema Sociale, uno dei pochi spazi pubblici della città in questo periodo a disposizione.
“Vi abbiamo chiesto di venire perché evidentemente c’è stata una fuga di notizie e questo ha portato voi genitori a tenere i vostri figli a casa da scuola…”, continua il sindaco, evidentemente in difficoltà.
“Noi invece siamo qui per tranquillizzarvi, per dirvi che la situazione è sotto controllo”, accelera l’assessore allo sport con delega alla cultura che trova la lentezza del sindaco un sintomo di debolezza. “…e per informarvi che fra tre giorni ci sarà la vaccinazione presso tutti gli istituti. È quindi importante che i bambini siano presenti, almeno a partire da quel giorno.”
“Vi chiediamo anche di avvisare tutte le famiglie non presenti oggi in sala…”
Riprende le fila del discorso il sindaco, a cui evidentemente spettano gli argomenti più spinosi.
“Appunto! Come mai non ci sono i genitori dei bambini extracomunitari? Li avete avvisati?”
Effettivamente se n’è già accorto anche il sindaco: solo i genitori italiani si sono presentati all’assemblea. Eppure tutti erano stati avvisati. C’è da dire che solo i genitori italiani hanno tenuto a casa i propri figli, in questi giorni. I bambini stranieri erano praticamente tutti a scuola, forse perché tenerli a casa avrebbe voluto dire trovarsi una baby sitter. Però un’assenza in blocco di quel genere risulta sospetta.
“Certo, tutti sono stati avvisati. Comunque manderemo delle lettere a casa, per essere sicuri che tutti vengano informati.”
Prosegue l’assessore allo sport con delega eccetera, sempre attento a colmare le pause di silenzio del suo primo cittadino.
“E se quel giorno non dovessero presentarsi? Lo sappiamo cosa pensano delle vaccinazioni alcune culture…”
[Perché danno già per scontato che gli stranieri rifiuteranno di far vaccinare i figli?] pensa il sindaco. In mattinata ha persino controllato su internet qual è la posizione delle diverse religioni in materia. Ed effettivamente ha trovato un imam pakistano che si opponeva alla profilassi proposta dai medici delle nazioni unite. Ma si trattava di un caso sporadico, avversato da tutti i commenti presenti sul blog che riportava la notizia, anche da quelli dei mussulmani.
“Chiaro che non possiamo obbligarli, ma vedrete che si farà di tutto per convincerli a far vaccinare i bambini…”, riprende la parola il sindaco. Tutto sembra diventare uno scontro di culture, negli ultimi tempi. E tutto sembra maledettamente difficile: dalla gestione della viabilità al calcolo dell’IMU, dal patto di stabilità alla raccolta dei rifiuti. Ci mancava solo il caso di tubercolosi e la paura della pandemia.
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