Dritto come un corazziere

Dritto come un corazziere quando passa il Presidente della Repubblica, Alberto il guidatore di ambulanza sta aspettando di fianco alla porta di ingresso dell’appartamento che Luca sia pronto per uscire. Venerdì è il giorno della fisioterapia, per Luca, ed Alberto è ben contento che la ONLUS dove presta servizio sia incaricata di accompagnare i disabili in ospedale. Il padre di Luca, il signor Tomasoni, è seduto al tavolo e guarda Alberto con un sorriso imbarazzato, incerto se dire qualcosa oppure no. Spera senza ammetterlo che anche Marco, il figlio sano, un giorno sia così. Per adesso però Marco sembra interessato soltanto all’alcol.
Finalmente Luca esce dalla sua camera zoppicando sulle due stampelle e raggiunge Alberto senza salutarlo, senza salutare il padre. Lui non è affatto contento di dover fare quell’inutile fisioterapia e non sopporta Alberto, di cui non ricorda quasi il nome e che chiama il volontario di ferro.
“A dopo Signor Tomasoni. Ritorniamo per le 12 e 00.”, saluta Alberto, poi, come ogni volta, solleva Luca da dietro, prendendolo sotto le ascelle e, con il massimo della delicatezza, ma praticamente di corsa, scende i tre piani di scale con quel corpo molle e ballonzolante come un burattino in braccio. Questa è una delle cose del volontario di ferro che Luca odia.
Arrivati in strada, Alberto restituisce Luca al suolo, poi gli apre la porta del Doblò, estrae il sedile passeggero, debitamente modificato, fa accomodare il giovane, riporta il sedile nella posizione originale, allaccia la cintura di sicurezza di Luca, gli chiude la portiera, fa il giro dell’auto e finalmente sale a bordo.
“Alla radio non fanno che parlare di una azienda qui delle nostre parti!”, dice Alberto mentre accende l’auto e si immette nel traffico. “Anche sui quotidiani nazionali… la Forex. L’hai mai sentita?”
Luca non risponde mai alle domande del volontario di ferro, a meno che non si tratti di qualcosa per cui un rifiuto è indispensabili: domande come ci fermiamo a mangiare qualcosa, facciamo due passi in città, hai voglia di fare un giro al centro commerciale devono avere immediatamente una riscontro negativo.
“C’è stato un incidente, un giovane si è fatto male guidando un muletto e dalle indagini è saltato fuori che in azienda viene normalmente usato un materiale altamente pericoloso…”
L’ospedale dista circa cinque minuti dal condominio in via Milano dei Tomasoni. Si tratta proprio solo di fare inversione di marcia, affrontare un paio di semafori, una curva a sinistra e una a destra ed arrivare al Civile. Alberto cerca di creare un rapporto con tutti gli utenti dei servizi dell’ONLUS e deve sfruttare al meglio quei pochi minuti per invogliare alla conversazione quel ragazzo taciturno.
“Ascoltavo la rassegna stampa stamattina… l’unico giornale in cui non se ne fa cenno è proprio quello di Brescia, guarda caso…”
Alberto si vede tagliare la strada da un camioncino dei gelati con in bella vista il marchio dell’allestitore: Forex Allestimenti. Solo a questo punto Alberto si ricorda dove ha già sentito quel nome, dove ha già visto quel logo: è l’azienda dove sono andati il mese prima a recuperare il ragazzo in coma. Ad Alberto cominciano a sudare le mani, comincia a sentire il fiato più pesante, la respirazione più faticosa: anche lui è stato nella fabbrica del termaflon, quindi, ed anche lui potrebbe essere tra le vittime della polvere assassina… Come ha fatto a non rendersene conto subito, ascoltando la rassegna stampa? Forse perché quell’intervento d’emergenza non aveva avuto nulla di speciale, a parte la difficoltà di trovare l’azienda in quella zona industriale del tutto anonima. Per questo forse solo il logo gli è rimasto così impresso.
Alberto comincia a grattarsi in testa, si passa continuamente una mano sulla bocca e sul mento, sente le gocce di sudore che colano lungo la schiena. Le domande gli si presentano da sole, senza bisogno di invito.
Quali esami potrebbe fare per accertarsi di non aver inspirato le polveri cancerogene?
Ci sarà già un protocollo per la diagnosi, una profilassi per la disintossicazione?
È il caso di parlarne con sua moglie, di accennare la cosa ai suoi genitori?
Alberto cerca di non dare la cosa a vedere a Luca, non vuole che il passeggero si preoccupi, però, inevitabilmente Luca nota qualcosa: a differenza degli altri trasporti, per la prima volta oggi il volontario di ferro è silenzioso. Così mentre Alberto sta già pensando a sua moglie vedova ed a sua figlia orfana, finalmente Luca si rilassa sul sedile e pensa a quello che gli stava raccontando il guidatore. Passa un minuto.
“Come sta il ragazzo?”, dice alla fine Luca.
“Quale ragazzo?”
“Quello dell’incidente… alla fabbrica qui di Brescia… ne parlavano alla radio?”
“No, non hanno detto niente di come sta il ragazzo…”
Luca pensa al giovane e pensa a sé. Forse anche lui adesso è paralizzato su una sedia a rotelle. Lui almeno ha avuto qualche anno di vita normale, però. Luca invece è nato così, non conosce altra condizione e nessuno ha scritto degli articoli di giornale per raccontare la sua storia. Ma forse, pensa Luca, è più facile da sopportare la disabilità, come qualcosa che non ha avuto inizio e non avrà fine.
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