Con l’inizio di luglio

Con l’inizio di luglio l’aria nel gazebo si è fatta irrespirabile. Sotto le lamiere nessuno riesce a resistere già a partire dalle undici del mattino e quando arrivano le quattro del pomeriggio ed il termometro segna i cinquanta gradi, la gente è spossata come se avesse lavorato tutto il giorno. I turni poi si sono fatti più lunghi perché, dopo un momento di massima affluenza, coinciso più o meno con l’arresto di Alcide, adesso, probabilmente anche in seguito all’attentato, pochissimi si fanno vedere, solo i più convinti, solo il gruppetto iniziale.
Quando il caldo comincia a diventare pericoloso, i presenti escono e vanno a ripararsi sotto l’ombra di un grande faggio più o meno a venti metri dal gazebo e dal cancello d’ingresso. Si portano le sedie e lì si fermano anche un paio d’ore, a chiacchierare e a dormire.
D’altronde nel gazebo non c’è molto da fare. Le giornate trascorrono lente, noiose, inutili. I giornali sembrano aver perso interesse nelle vicende e nella sorte della Forex, Mantovani ed i suoi fedelissimi non si fanno quasi più vedere in azienda, il sindaco non si è mai degnato di presentarsi, figuriamoci di prendere in considerazione il salvataggio di un’azienda che ha dato lavoro, nel periodo di massimo splendore, ad una cinquantina di persone.
Quella che soffre di più questa situazione è sicuramente la Giusy. È capace di rimanere due giorni interi senza aprire bocca, salvo poi, improvvisamente sciogliersi in una serie di risate e sorrisini e commenti naif del tutto inappropriati alla situazione se qualcuno la coinvolge direttamente in un discorso o le fa un complimento.
“Ah, ah! Non me lo aveva mai detto nessuno che ho lo strabismo di Venere! Proprio mai… Magari il tallone d’Achille o la pelle di Apollo, ma lo strabismo di Venere mai nessuno…”
In questi casi, anche la corte tardiva e patetica che può fare un Lazzari innamorato va bene a smuovere la situazione, a risvegliare l’ambiente.
Persino i tre sindacalisti si sono defilati o, come dice Musumeci, se la sono svignata. Hanno chiesto di essere chiamati solo in caso di necessità, se il presidio dovesse rimanere scoperto. Lodevole dare la propria disponibilità per coprire un turno di notte o una domenica pomeriggio in cui proprio nessuno è disposto a rinunciare ad un tuffo in piscina, ma in queste situazioni, più del gesto di eroico sacrificio, logora la quotidiana, inutile, costante, esasperante presenza fisica.
Le ore non passano più. Hai voglia a curare la rassegna stampa alla ricerca di un articolo che parla della Forex, e poi fare una partita a carte e poi spedire un paio di e-mail e poi raccontarsi tutti i film e i programmi televisivi visti la sera prima. Fatte tutte queste cose guardi l’orologio e non è nemmeno mezzogiorno.
A questo punto partono i progetti per il futuro.
“Ragazzi, voi cosa avete intenzione di fare quando finirà la cassa integrazione straordinaria?”, chiede Lazzari un giorno sì ed uno no. Non si risponde tutti insieme a questa domanda, naturalmente. Però anche in questo duro frangente un volontario volenteroso salta sempre fuori, alla fine.
“Pota casso, dipende… quand’è che scade…?”
Due settimane fa, questa domanda avrebbe scatenato una discussione di due ore. Ora suscita un boh generale e lascia il vuoto dietro di sé.
“E perché poi dovrebbe finire?”, insinua dopo un po’ Musumeci, dubbioso.
“Si presuppone che tu abbia trovato un altro lavoro”, spiega Lazzari, in assenza dei sindacalisti.
“Non serve presupporre… se l’ho trovato, ok, ma se sono ancora disoccupato, che fa lo Stato, mi butta per strada sulla base di una supposizione?”
“Musumeci… lo spara sentenze…”, dice Lazzari, non trovando altra spiegazione per le obiezioni del giovane.
“Sì…! E Lazzari, lo spara supposte…!”
Definizione estremamente azzeccata, visto che tutti si mettono a ridere, a parte Lazzari, ovviamente.
“Ma a voi non manca un po’ Alcide?”, interviene la Giusy, non si sa se a placare gli animi o ad aizzarli. “Io senza nessuno che sbraita, che ci minaccia, che inveisce contro lo Stato e progetta una rivoluzione un po’ mi annoio. Voi no?”
Tutti la guardano come si guarderebbe un infiltrato, una spia, un traditore. Giusy capisce di aver pestato una merda e si ritira nel suo recente silenzio.
“Nemmeno Carmine si fa più vedere…, Giusy! Ci manca solo che adesso dici che ti manca pure quel pirla…”
[Evidentemente è impegnato con qualche altra azienda che dimostra maggiore riconoscenza] pensa la Giusy, ma non dice nulla.
“Ci manca visibilità! Quella sì che ci manca! Ci mancano le telecamere e i giornalisti…”, spara allora Ricolfi, come se quelle fossero prerogative solo ed esclusivamente della Giusy.
“La gente non parla più di noi … finché rimaniamo qui da soli…”, aggiunge Musumeci, abituato dalla musica ad avere un pubblico.
“Dobbiamo trovare qualcosa… nessuno conosce una personalità? Un volto noto… qualcuno che ci faccia da sponsor…”, si aggancia Lazzari, ben contento di ritrovare l’accordo con Musumeci. [Già siamo in pochi, se poi litighiamo fra noi…] è il cuore della politica conciliante di Lazzari.
“Anche un politico va bene… Ci vuole qualcuno che spinga per la nostra causa, altrimenti l’azienda verrà chiusa e nessuno se ne accorgerà!”, continua Lazzari, capacissimo adesso di andare avanti da solo su questo argomento per una buona mezzora.
[Sì, sì, tutte chiacchiere. Chi volete conoscere? Se non c’ero io a chiamare i tre sindacalisti…] rimugina la Giusy, in un angolo. Lei conosce un assessore leghista. L’ha incontrato una volta in una riunione in cui accompagnava Alcide, ma difficilmente riuscirebbe a convincerlo. A meno che non fosse Alcide stesso ad invitarlo. Alla fine si torna sempre lì: le manca Alcide.
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