COMPRO ORO

COMPRO ORO COMPRO ORO COMPRO ORO campeggia sulla prima pagina di un free press incastrato a forza insieme ad altri quattro nella cassetta delle lettere di Folco Delese del condominio numero 32 di via Milano. La donna che fa le pulizie nel condominio, uscendo vede la rivista ed immediatamente il suo pensiero corre alla fede nuziale che ancora si ostina a portare al dito dopo tanti anni. A venderla potrebbe ricavare tranquillamente una cinquantina di euro: giusti per comprare un paio di scarpe o per avere un po’ di sollievo fra rate e affitto, ma poi? Spesi quelli non resterebbe più né la fede né i soldi. Alle volte, però, Biancaneve pensa che dare in pegno l’anello nuziale potrebbe anche essere un modo per ricominciare, per rifarsi una vita. Certo vedere quella fede all’anulare sinistro ha scoraggiato più di un uomo a farsi avanti, pensa come se stesse cercando un alibi ad un interrogatorio in commissariato mentre attraversa le strisce pedonali e si dirige verso l’altro condominio a suo carico in quella via, il numero 37, quello con la piscina.
Biancaneve Cardiu è arrivata dalla Romania dieci anni fa, qualche mese dopo la morte prematura del suo giovane marito in un incidente d’auto. Non essendoci risarcimento o reversibilità al suo paese, con un diploma in lingue estere ha deciso di tentare la fortuna in Italia. Arrivata qui, ha presto scoperto che la situazione non è tanto diversa in Italia rispetto alla Romania e, dopo un paio di tentativi falliti nelle aziende di trasporti da e per l’est Europa, ha trovato lavoro in un’impresa di pulizie. Questo ha fatto sì che gli ultimi otto anni della sua vita trascorressero veloci noiosi identici. In questi anni Biancaneve è ingrassata, ha tenuto i capelli raccolti praticamente giorno e notte, ha seguito con mistica trepidazione tutte le soap opera rumene trasmesse via satellite ad orari compatibili con i suoi turni lavorativi, ha telefonato a casa prima tutti i giorni poi due volte a settimana e poi una, raccontando sempre le stesse cose senza un minimo di fantasia o immaginazione ed ha evitato con sorprendente talento di pensare al futuro.
Biancaneve Cardiu suona a caso ai campanelli del 37 finché finalmente qualcuno non le apre. Spalanca con un certo sforzo il portone a causa della molla di richiamo rotta, attraversa il cortile ed affronta le scale carica di tutti gli strumenti del mestiere. Il palazzo non è vecchissimo, ma risente già degli anni trascorsi: la pittura scrostata, la muffa negli angoli, le crepe di assestamento mai stuccate rendono l’insieme piuttosto desolante. Biancaneve è l’addetta alle pulizie, non alla manutenzione, ma se le lasciassero carta bianca…
Intorno al terzo piano, la donna incrocia il signor Tomasoni che scende i gradini sorreggendo a fatica Luca, il figlio disabile.
“Serve una mano?”, dice immediatamente, spontaneamente Biancaneve che ha già posato tutto l’armamentario su uno dei pianerottoli.
“No.”
“Sì!”
Dicono contemporaneamente, rispettivamente, Luca e suo padre. Il primo si vergogna, il secondo no e non ce la fa da solo. Nemmeno il primo ce la fa da solo, ma pretende che sia sufficiente suo padre all’impresa. O almeno che non serva una donna e soprattutto che non sia la donna delle pulizie ad aiutarlo.
Intanto Biancaneve, alta almeno una spanna più del vecchio e curvo Tomasoni, ha preso un braccio di Luca se ne è cinta le spalle ed ha sollevato il giovane con naturalezza, permettendo alle sue gambe di raddrizzarsi e facilitandone molto il movimento, un passo dopo l’altro.
“Certo che invece della piscina, potevate mettere l’ascensore al palazzo… o almeno un montascale per disabili…”, dice Biancaneve, candida come suggerisce il suo nome, con solo un lieve accento straniero.
Arrivati in fondo alle scale c’è la carrozzina ad attenderli, Biancaneve non l’aveva nemmeno notata arrivando. Da lì in poi è tutto più facile, almeno fino al momento del rientro a casa, pensa lei, apprensiva.
“Io sono qui per un paio d’ore, se tornate in tempo vi do una mano a salire…”
“Oh molte grazie, ma dovrebbe esserci mio figlio… l’altro… a darmi una mano. Grazie non si deve disturbare… doveva già essere qui… di solito…!”
Luca non ha ancora guardato in faccia una volta Biancaneve, fa sempre in modo di essere voltato dall’altra parte, quando lei si sposta. Salvo poi osservarla non appena lei si gira. È vestita malamente, le forme si intravedono appena sotto la tuta, eppure anche quel corpo femminile emana qualcosa di attraente per un giovane di venticinque anni che praticamente non frequenta nessuno a parte suo padre, l’odiato fratello e quel tale che spregiativamente chiama volontario di ferro.
“Uscite a fare una passeggiata?”, aggiunge la donna, quasi che non volesse abbandonarli. Infatti fa un giro attorno alla carrozzina, ne impugna le maniglie e comincia a spingere Luca attraverso il cortile. Luca è rigido sulla sedia a rotelle come un condannato a morte che percorre il miglio verde. Il vecchio Tomasoni li segue un po’ a distanza, sollevato. [Dovesse accadere una cosa simile… che grazia…!] pensa inconsciamente.
In quel momento si spalanca il portone e compare la figura di Marco, spogliatosi un secondo prima del casco e dei panni del suo alter ego Carmine.
“… e bravo il fratellone che si è fatto la badante! Era ora… Buonasera Biancanave… Tutto bene?”
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