Comitato VdT: dall’ultimatum alla bandiera bianca

Dal blog di Loredana Lollo

“Allora avete visto il ricatto occupazionale che fine ha fatto? Se ne sono sbattuti le balle e quando è stato il momento di chiudere, i trentacinque disoccupati non valevano più nulla!”
“Sì. Ma adesso che la Forex è definitivamente fallita, chi si occuperà della bonifica?”
“E poi chi ti dice che non arriva qualche altro imprenditore e ricomincia a produrre scarti e polveri tossiche?”
A discutere sono tre fra gli esponenti più importanti del Comitato Vittime del Termaflon: Giorgio Favalli, Umberto Ambrosini e Marco Morelli, rispettivamente leader e portavoce del movimento, segretario della sezione locale del partito dei Verdi e Caporedattore del quotidiano on-line La Voce. La riunione in corso è una delle più agitate. Tutti sentono che in poche ore potrebbe essere messa la parola fine alla loro legittima richiesta di risarcimento e di risanamento ambientale. Ma è anche una delle più rassegnate, perché è assai probabile che chi è demandato a decidere non si prenderà nemmeno la briga di ascoltare il loro parere. Molto rumore per nulla? È più corretto dire poco rumore per nulla. Le iniziative del Comitato infatti sono risultate troppo poche e poco incisive per accendere l’interesse dell’opinione pubblica. Anche l’ultimo bliz, il lancio di fumogeni nel cortile dell’azienda, si è concluso con un nulla di fatto, anticipato di poche ore dall’intervento della guardia di finanza che ha messo i sigilli ai cancelli della Forex.
Qualcuno nel gruppo ritiene che la coesione è venuta a mancare nel momento dell’attentato intimidatorio portato avanti, si pensa, dalla ‘ndrangheta, per proteggere il suo traffico illecito di materiale nocivo.
“Abbiamo avuto paura delle minacce! Dopo l’attentato e fino ad oggi, non si è più fatto sentire nessuno, nessuno ha più chiamato per chiedere se c’era qualche nuova iniziativa in ballo!”
“È bastato poco… una moto ed un paio di petardi… poi facciamo le riunioni in cui discutiamo dell’omertà dei siciliani… non siamo affatto diversi, mi pare…”
L’incontro si prefigura lungo e difficile. Ai dubbi della strategia si sommano presto quelli della rappresentatività.
“In fin dei conti, che forza contrattuale abbiamo? Finché siamo quattro gatti, come facciamo a far valere i nostri diritti?”
“Siamo in quattro oggi, ma Sant’Eufemia è un grosso quartiere e noi difendiamo i diritti di quel quartiere e di tutta la città…”
“Sì, ma nessuno sembra accorgersene…”
A prima vista non c’è una vittima fra le Vittime del Termaflon, ma, a ben guardare, nel gruppo si trovano i figli e le figlie di alcuni ex dipendenti della Forex morti di cancro e ci sono anche le mogli ed i mariti di chi, avendo vissuto tanti anni in Sant’Eufemia, ha contratto patologie che potrebbero essere state causate dalle polveri sottili emesse dalla fabbrica stessa. Questi uomini e queste donne non stanno però in prima fila, restano nelle retrovie, a formare la base del movimento. La prima fila è lasciata ai professionisti dell’attivismo, gente che lo fa da anni, praticamente di mestiere, con alterni risultati. Per svariate ragioni, le vittime vere non se la sentono di esporsi nella lotta e ritengono più vantaggioso farsi rappresentare da chi conosce di più e meglio la materia. La stessa ragione per cui si eleggono dei rappresentanti in Parlamento.
I professionisti dell’impegno ambientale hanno lanciato una settimana fa l’ultimatum alla giunta comunale: costituzione parte civile del Comune di Brescia nel processo alla Forex oppure sciopero fiscale di tutti gli abitanti del quartiere Sant’Eufemia. Il Comune non ha dato risposta ed oggi, dopo soli sette giorni, il Comitato Vittime del Termaflon sembra già voler issare la bandiera bianca.
Qual è la ragione di un cambio così repentino di strategia ce lo spiega Giorgio Favalli stesso.
“Non ci sono più i presupposti per un’azione diretta di questo tipo da parte nostra…”
“Beh, ma non lo sapevate, la settimana scorsa?”
“L’iniziativa nasceva da un’ipotesi di accordo con la Lega, ipotesi sventurata, famigerata, ma che ci avrebbe chiaramente dato la visibilità necessaria. Saltato l’accordo, non ha più avuto senso proseguire sulla strada della protesta fiscale che, con il rispetto ambientale, non ha nulla a che vedere… Ma a quel punto è venuto meno l’interesse generale…”
Chiunque abbia fatto anche solo pochi studi di marketing, conoscerà l’esistenza di strategie cosiddette win-win, nelle quali entrambi i protagonisti di una trattativa escono vincenti. Questa battaglia tra i lavoratori della Forex e gli abitanti del quartiere Sant’Eufemia può essere presa come caso studio di una strategia lose-lose. Entrambe le parti infatti, nella battaglia fra occupazione e rispetto ambientale, possono dichiararsi sconfitte. Amaramente.
“E adesso di cosa vi occuperete…?”
“Probabilmente seguiremo le bonifiche dei terreni nei diversi punti della città: dall’ex distributore di via Milano, all’area industriale dove oggi sorge il centro commerciale Freccia Rossa, fino al risanamento del naviglio che taglia in due la città. Speriamo di avere più fortuna…”, dice un invitto Giorgio Favalli, già pronto per una nuova battaglia ambientalista.
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