“Come è andata oggi?”

“Come è andata oggi a scuola, Fatima? Hai conosciuto i tuoi nuovi compagni…? Sono simpatici…? C’era qualcuno che conoscevi già?”, papà Habib sta tartassando di domande la povera Fatima che fatica a trovare il tempo per rispondere anche solo sì o no fra una domanda e l’altra. Habib è molto emozionato perché sta accompagnando al Centro Culturale sua figlia e questa è una enorme novità: è la prima volta che dei bambini vengono fatti entrare nel centro per studiare nel pomeriggio.
“Sono simpatici…”, dice Fatima in tunisino, con aria convinta benché in pratica non sia riuscita a parlare con nessuno dei suoi nuovi compagni. Anche quest’anno, nonostante sia ripetente, è affiancata da una maestra di sostegno. Fatima fa fatica ad imparare l’italiano e fa fatica a seguire la maestra nelle lezioni.
L’intenzione del centro culturale è di radunare i bambini dopo la scuola, con la scusa di far fare loro i compiti tutti insieme, per dare il tempo ai genitori che lavorano di organizzarsi per andarli a prendere a orari diversi, a seconda delle esigenze, senza lasciare i figli soli a casa o in giro per strada. Questo almeno finché la polizia non ha arrestato i colpevoli o comunque non cessano le minacce.
Habib ha capito che si tratta di un sistema per proteggerli dal razzismo che si è manifestato a scuola ed in città proprio a seguito della malattia di sua figlia, ma la cosa più che spaventarlo, lo riempie di orgoglio. Gli sembra davvero molto bello che tutta la comunità musulmana si attivi per proteggere la sua creatura, gli sembra possa essere motivo di vanto per Fatima, ma un poco anche per sé.
“Hai risposto alla maestra? Hai detto qualcosa o sei stata zitta tutta la mattina…?”
“Ho cantato una canzone… molto bella…!”
Non disturba in classe, Fatima e non si annoia. Lei rimarrebbe volentieri tutto il tempo seduta nel banco a colorare le immagini che ci sono sul libro, ma quando si tratta di rispondere alla maestra, un po’ la scarsa dimestichezza con l’italiano, un po’ la timidezza, non una parola esce dalla sua bocca.
“Certo Habib che se tu cominciassi a parlare italiano, con Fatima… Forse a scuola farebbe meno fatica…”
Con loro c’è anche Khaled, che, del tutto inaspettatamente per Habib, ha chiesto di accompagnare anche lui sua sorella. Khaled si sta trascinando un enorme borsone contenente dell’esplosivo, un detonatore ed un ricevitore radio, ma di questo neppure Khaled è a conoscenza. Lui è convinto che la borsa sia piena di droga. Di nascosto, dopo averla ricevuta da Carmine che gli ha ordinato di non aprirla, ha aperto la cerniere lampo mettendo in luce una serie di buste di cocaina: è la prima volta nella storia del narcotraffico che i panetti di droga vengono usati per occultare qualcosa di più pericoloso e compromettente della polvere bianca.
“Ma l’italiano lo può imparare con chiunque. Se non parliamo noi in tunisino con lei, da chi lo imparerà?”
“Gli serve molto il tunisino, infatti… è utilissimo per farsi bocciare…!”, attacca di nuovo Khaled, come se lui avesse completato gli studi in scioltezza.
“Dai Khaled… Fatima è stata bocciata per via delle tante assenze, lo sai… facendo i compiti tutti insieme, quest’anno sarà più facile…”, conclude la frase in tunisino Habib, per incoraggiare la bambina.
“Oggi compiti non ne abbiamo…”, dice Fatima ridacchiando al pensiero che le vacanze dureranno almeno ancora un pomeriggio.
“Oggi è il primo giorno, è ancora una festa… per questo c’è anche Khaled ad accompagnarti! Da domani verrai con gli altri compagni e un genitore solo…”, spiega Habib. I genitori infatti faranno i turni per accompagnare i bambini da scuola al centro culturale.
“Un solo papà con tanti bambini… come mamma oca della favola…!”
“Esatto Fatima… e voi dovete seguirla in fila, senza distrarvi e senza rimanere indietro…”
Nel frattempo il terzetto è arrivato al centro culturale. Molte famiglie sono già lì e si respira davvero un’aria di festa. Nessuno si sarebbe immaginato che una situazione di pericolo potesse tradursi in un occasione di aggregazione e di incontro.
Massoud saluta tutti con ampi abbracci e poi indica ai bambini dove andare. A loro è dedicata la biblioteca in fondo al corridoio. Gli adulti restano nell’ingresso a scambiare chiacchiere e a mettere giù turni e programmi per i giorni successivi. Solo Khaled, con la scusa di cercare un bagno, si inoltra all’interno del centro, alla ricerca di un posto sicuro a cui affidare il suo carico prezioso. Quando torna infatti non ha più con sé il borsone, ma nessuno sembra farci caso.
Fatima conosce bene Yasmina, la figlia di Massoud e appena la scorge nel gruppetto di bimbi già arrivati le si attacca immediatamente. Fatima è piuttosto timida e Yasmina le dà un senso di protezione: con lei, Fatima parla volentieri persino italiano. Poi a casa Yasmina di qua, Yasmina di là, è un continuo nominarla.
“Giochiamo al gioco dei colori?”, dice Yasmina appena Fatima è sotto tiro.
“Sì dai…”, risponde Fatima, incerta, non ricordando le regole.
“Io penso ad un colore, tu mi fai delle domande, io rispondo acqua fuochino fuoco e tu lo indovini. Poi ci scambiamo… hai capito?”
“Sì… pensato!”
“No tocca a me adesso…! Ecco, pensato.”
“È rosso?”, dice subito Fatima, rivelando il colore che lei aveva pensato.
“No, devi farmi delle domande diverse. Tipo se c’è nei miei vestiti, se c’è nella camera… cose così!”
“C’è nei tuoi vestiti…?”, replica in maniera un po’ meccanica Fatima, ripetendo l’ultima frase che ha sentito.
“Fuochino!”, esclama piena di gioia Yasmina. Questo pomeriggio indossa il suo abito preferito, una tunichetta blu lunga fino alle ginocchia e tiene sopra le spalle un foulard verde con delle decorazioni rosa e ocra. Si sente molto elegante.
“Eh… è blu?”, chiede dopo qualche secondo Fatima, non riuscendo ad entrare nel meccanismo del gioco.
“No… Fatima… domande diverse… chiedimi se c’è in questa pagina del libro…”, suggerisce Yasmina, sollevando l’albo che stava colorando prima dell’arrivo dell’amichetta.
“Aspetta…! C’è nell’arcobaleno?”, chiede finalmente Fatima, azzeccando la prima domanda, benché con una certa ingenuità, essendo che l’arcobaleno comprende già tutti i colori conosciuti dai bambini.
“Fuoco! Brava Fatima, così!”, risponde comunque piena di entusiasmo Yasmina.
“C’è nei fiori?”, insiste Fatima.
“Fuoco!”, dice Yasmina saltando dalla contentezza. Avanti di questo passo, le bambine potrebbero giocare tutto il pomeriggio, senza mai arrivare alla soluzione che a loro, in fondo, non interessa affatto.
Intanto altri compagni di scuola stanno arrivando, con il risultato che la sala si sta riempiendo di vita e di baccano. Massoud è un po’ in imbarazzo nel vedere quel centro di preghiera e di riflessione invaso da piccoli barbari, ma la cosa era già stata messa in conto. La maggior parte dei frequentatori abituali del centro, infatti, oggi si è tenuta alla larga e Massoud prevede che questa diaspora durerà ancora qualche giorno. Poi finalmente la situazione dovrebbe stabilizzarsi e la convivenza fra adulti e bambini verrebbe considerata normale.
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